Un diritto negato, una legge dello Stato sabotata

Dopo molti, troppi anni di mimose, cene con le amiche e dichiarazioni formali quanto rituali, l’8 marzo torna ad essere un giorno di lotta e mobilitazione in circa 50 paesi del mondo.

Le ragioni ci sono tutte, anche se differenziate ed articolate a seconda delle aree geografiche del pianeta: dalla violenza sulle donne, alle sperequazioni nel mondo del lavoro e della politica, dalla mercificazione del corpo delle donne a molti diritti elementari ancora negati.

Uno di questi diritti negati sta tornando ad essere l’aborto, grazie ad un’obiezione di coscienza capziosa, strumentale e fuori controllo.

Secondo dati del Ministero della Sanità, l’obiezione di coscienza è aumentata nel corso dell’ultimo anno del 12% e su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia solo 62 effettuano interruzioni volontarie della gravidanza, vale a dire il 65% del totale.

Nel Molise è obiettore di coscienza il 93,3% dei ginecologi, il 92,9% nella PA di Bolzano, il 90,2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia, l’81,8% in Campania, l’80,7% nel Lazio e in Abruzzo. In Toscana il 56,2%.


I dati sono chiari e sconfortanti, la legge 194 non garantisce più il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza.

Per molte donne, nel mezzogiorno d’Italia ma non soltanto, la scelta è quella di migrazioni verso le poche realtà che nel centro-nord riescono con tempi spesso lunghissimi a garantire questo diritto o il ripiego verso una piaga che sembrava estirpata: l’aborto clandestino.

Secondo Silvana Agatone, presidente della LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi), l’aborto clandestino in Italia esiste eccome: «Anzi, ne esistono due tipi. Quello “d’oro”, che riguarda donne italiane di alto livello sociale che, per evitare attese e per motivi di riservatezza, vanno in cliniche private dove le ivg sono fatte passare per aborti spontanei. E quello, ben più drammatico, che riguarda le donne che non hanno soldi né vie alternative ».

Certamente non è più l’aborto clandestino delle mammane, spesso si effettua ingerendo farmaci come il Cytotec, un anti ulcera che a dosi massicce compromette la gravidanza. La situazione è particolarmente drammatica sul fronte delle donne immigrate che ricorrono all’aborto clandestino in modo sempre più massiccio.

Il ruolo negativo della Chiesa Cattolica nello svuotamento della 194 è sotto gli occhi di tutti, dopo le numerose sconfitte subite nel tentativo di abrogare o riformare la legge, si è deciso di svuotarla dall’interno, trasformando il diritto all’obiezione di coscienza in una pratica strumentale e disonesta con il concorso di medici opportunisti che magari nell’ospedale pubblico fanno gli obiettori e nelle cliniche private praticano aborti mascherati da interruzioni spontanee.

La reazione della CEI (la Conferenza Episcopale Italiana) sul concorso indetto dall’Ospedale San Camillo di Roma per l’assunzione di medici non obiettori è solo uno degli esempi dell’ingerenza e della prevaricazione della Chiesa nei diritti universali e laici dei cittadini.
Subito si è invocata l’anticostituzionalità dell’iniziativa dell’ospedale romano corroborata anche da prese di posizioni di costituzionalisti come Cesare Mirabelli.

Naturalmente questa deriva non è cosa dell’ultimo anno, si tratta di un processo che parte ormai da oltre dieci anni e che però adesso ha assunto proporzioni inaccettabili.

Eppure la soluzione, per un governo che si dichiari di centro sinistra e laico, sarebbe piuttosto semplice.
Anche il diritto di sciopero, come l’obiezione di coscienza è un diritto costituzionalmente tutelato, questo non ha impedito, con il concorso delle più alte magistrature, che il Parlamento legiferasse rigide regolamentazioni sul diritto di sciopero nei cosiddetti servizi pubblici essenziali. Al punto tale che nella sostanza spesso il diritto di sciopero è fortemente pregiudicato.

Ebbene basterebbe introdurre una regolamentazione simile per obbligare una quota minima di medici, obiettori e non, a garantire l’aborto in ogni struttura pubblica ed evitare che una legge dello Stato laico sia di fatto indirettamente abrogata da oscurantisti clericali e profittatori.

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