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Il Giglio Nero

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Non avrei voluto parlare di politica su questo blog, anche perché confesso che da tempo mi sento lontano da un paesaggio istituzionale, politico e culturale desolante.

Ma gli avvenimenti degli ultimi mesi, delle ultime settimane sono talmente avvilenti e preoccupanti che meritano un surplus di riflessione in ciascuno di noi.

La questione morale

Il Giglio Nero cosi L’Espresso in edicola il prossimo 5 marzo, intitola una sua inchiesta sul sistema di potere che sta emergendo in questi giorni e che coinvolge un ministro della Repubblica, Denis Verdini stampella del precedente governo Renzi e di quello attuale ed il padre dell’ex premier. Una cricca politico-affaristica che ha pilotato la sontuosa torta degli appalti pubblici.

Ma questa vicende dai contorni ancora da decifrare non è che uno spicchio del sistema corruttivo che strangola il nostro paese. Un sistema che l’inchiesta Mani Pulite ha soltanto scalfito e che si estende oltre gli atti criminosi e criminogeni.

In realtà sembra che al nostro Paese manchi ormai qualunque dimensione etica della gestione della cosa pubblica e sempre di più la politica è utilizzata come lo strumento di arricchimenti personali, di clan, di conglomerati affaristici.

Emblematico il caso delle compravendite di tessere del PD campano o le regole che presiedono alle primarie di quel partito: quello che conta è come facilitare l’OPA della consorteria di turno, per consentirle di usare lo strumento-partito per i loro affari.

La questione morale è ancora una volta consegnata alle mani della Magistratura, che con tutti i distinguo che vogliamo e nei limiti di un sistema di norme e leggi che sembrano fatte apposta per garantire l’impunità, è l’unico baluardo al dilagare della corruzione e dell’illegalità.

La politica ha ormai scientemente rinunciato ad un dibattito serio sulla questione morale forse perché ormai il grado di compromissione è tale che un dibattito del genere significherebbe aprire all’eutanasia di un’intera classe politica.

La Sinistra

Le responsabilità della sinistra, o di quello che rimane di quest’area politica, sono enormi. Dall’aver rinunciato ad una netta alternativa di programma e di visione del futuro rispetto alla destra, all’aver rincorso il potere ad ogni costo e con ogni compromesso, ad aver ideato quell’oscenità concettuale che si chiama Partito Democratico.

Sento già le obiezioni dei soliti soloni: questi sono ragionamenti che andavano bene prima della caduta del Muro di Berlino, le ideologie sono morte, la sinistra deve rinnovarsi e modernizzarsi. Una volta tanto non ho neppure bisogno di confutare con le argomentazioni questa sfilza di luoghi comuni: basta guardare le macerie che ci circondano e avere un pizzico di memoria breve per capire quanto fuorvianti e fasulle siano queste obiezioni.

Il vero problema che ho di fronte, e penso con me tanti altri, è come mi comporterò quando, che sia quest’anno o nel 2018, saremo chiamati alle urne?

Francamente a questa domanda ancora non so rispondere.

 

 

 

 

 

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