• 10 Aprile 2021 23:56

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Ecco l’app che ci insegnerà a mangiare meglio. Per riuscire a migliorare la dieta e la salute delle persone, negli Usa è stato proposto un sistema di monitoraggio della glicemia attraverso una app. Gli esperti ritengono che questo metodo potrebbe divenire utile anche per diagnosi precoci di diabete.

L’app che aiuta ad imparare a mangiare bene

L’app può essere scaricata sul telefono e va utilizzata insieme ad un sensore apposto sul braccio. Questo metodo è la promessa di alcune aziende sanitarie americane, che hanno progettato dei dispositivi tecnologici. Questi strumenti, che risultano molto simili a quelli usati dai diabetici per il monitoraggio continuo della glicemia, possono essere utilizzati dalle persone sane. In questo modo potrà essere verificato in che modo l’organismo reagisce ai pasti.

I sensori saranno in grado di registrare i livelli di glicemia nel sangue 24 ore al giorno. I dati verranno trasmessi al cellulare collegato, consentendo così alle persone di conoscere, in tempo reale, in quale modo i cibi assunti influiscono sui livelli ematici di zucchero. Questo permetterà al soggetto, attraverso vari tentativi, di poter scegliere un’alimentazione più corretta e sana.

I “continuous glucose monitor” o CGM

L’idea di controllare la glicemia con dei CGM, i “continuous glucose monitor” non è nuova, ma che lo facciano persone sane è del tutto innovativa. Questa idea è del tutto in linea con la crescente attenzione al tema sulla nutrizione personalizzata.

Pier Luigi Rossi, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università degli Studi di Bologna e ideatore del metodo molecolare, una dieta basata proprio sul controllo glicemico per migliorare la propria salute, ha spiegato che: “Ormai non si può più ragionare solo in termini di calorie e schemi dietetici standardizzati, perché sappiamo che ogni volta che mangiamo la composizione del nostro sangue si modifica. Ognuno di noi poi reagisce in modo diverso al cibo”.

Il docente, continua spiegando che: “Il sorpasso delle calorie non si è ancora completato, ma la ricerca scientifica internazionale studia sempre più le reazioni del corpo ai nutrienti. Noi esperti sappiamo che fattori individuali come genetica, flora intestinale e stile di vita influenzano il modo in cui rispondiamo agli alimenti. Quindi un dispositivo che monitora la glicemia e aiuta a identificare i cibi, che la incrementano eccessivamente, può di certo aumentare la consapevolezza e la conoscenza sul proprio stato di salute”.

L’app per mangiare bene e la glicemia

La glicemia, ossia la concentrazione ematica di glucosio, e quindi zucchero, è il parametro che cambia maggiormente dopo aver mangiato. Questo valore è in grado di determinare un incremento dell’insulina.

Pier Luigi Rossi, spiega che: “Più la glicemia sale, più l’insulina aumenta per riportare il sangue ai livelli normali. Anche se la dieta va personalizzata, esiste un consiglio universale per tenere la glicemia post-prandiale sotto controllo. Ogni piatto principale dovrebbe essere preceduto da verdura cruda e seguito da verdura cotta. La prima agevola la digestione perché ricca di fibra che fa barriera sulla parete dell’intestino limitando l’assorbimento del glucosio, la seconda è essenziale per il metabolismo delle cellule adipose”.

L’app per mangiare meglio e i picchi glicemici

Lo studio effettuato nel 2018, che è stato pubblicato su Plos Biology, effettuato con CGM su un campione di 57 adulti, ha messo in evidenza dei picchi glicemici frequenti, e poco salutari in molti dei partecipanti sani. I soggetti esaminati, che presentavano dei picchi glicemici, secondo la ricerca potrebbero sviluppare il diabete di tipo 2 e altre malattie infiammatorie croniche.

Simona Frontoni, esperta della Società Italiana di Diabetologia e direttore dell’Unità Endocrinologia e Diabetologia ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina Roma, ha confermato che: “Sappiamo con certezza che i picchi glicemici sono dannosi. Qualche anno fa abbiamo pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism un lavoro sulla reattività cerebrovascolare, ossia sulla capacità del nostro cervello di rispondere ad alcuni stimoli. Una buona reattività cerebrovascolare è sintomo di un endotelio cerebrale sano, quindi di vasi sanguigni puliti e in buona salute”.

Simona Frontoni, continua spiegando che: “Inducendo sperimentalmente un picco glicemico in soggetti non diabetici, abbiamo visto che anche una singola variazione della glicemia può alterare negativamente la reattività cerebrovascolare in un paziente sano, rendendolo uguale a quella di un diabetico”.

Il monitoraggio nella popolazione sana

L’esperta ritiene che l’utilizzo di dispositivi di monitoraggio nella popolazione sana, potrebbe modificare il loro stile di vita, agevolando così i medici nel poter fare diagnosi precoci.

Il diabete di tipo 2 viene riscontrato spesso in una fase avanzata. Questo dipende in parte dal fatto che la glicemia viene analizzata a digiuno come unico parametro per la diagnosi, quando invece non è cosi. Infatti, nonostante la glicemia a digiuno possa risultare normale, comunque potrebbero esserci delle alterazioni glicemiche dopo i pasti ad esempio.

L’impiego di sensori che rilevano la glicemia in soggetti sani, quindi, potrebbe riscontrare le fluttuazioni giornaliere, che non sono evidenti in soggetti magari già pre-diabetici. I CGM, inoltre, potrebbero agevolare la perdita di peso.

Più difficile è riuscire a calcolare i livelli glicemici che definiscano uno stile di vita sano. Per riuscire a comprendere se un diabetico sta controllando bene la malattia, viene considerato il parametro time-in-range, cioè quante volte in un giorno, confrontando tutti i dati, la sua glicemia è considerata corretta. Se si diffondesse l’utilizzo dei CGM tra i sani, si potrebbero definire parametri di questo tipo anche per loro.

In un soggetto diabetico una glicemia sotto controllo ha un valore che non supera le 160 mg/100 ml dopo due ore dal pasto. Se rigiriamo i dati su una persona sana, invece, un valore accettabile potrebbe essere al di sotto di 160 mg/100 ml o ancora più basso.

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Fonte:

https://www.repubblica.it/salute/2021/03/29/news/un_sensore_e_un_app_ci_insegneranno_a_mangiare_meglio_-294081602/?fbclid=IwAR0B31hNpzNNBUWVBI4H7PB4lBJ0vyAGyAds4jrNqBDRnw060dcXOPUcnhg

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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