• 10 Aprile 2021 21:46

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Dopo l’anno Mille con la definitiva affermazione delle signorie feudali ed un primo, significativo miglioramento delle tecniche agricole, si assiste ad un netto incremento della produttività alimentare. Fino a pochi decenni prima l’attrezzatura di base necessaria per lavorare i campi era così composta: due scuri, una marra, due succhielli, un’ascia, un sarchio, una pialla, un coltello a doppio manico, due falci, due falcetti, due badili ferrati.

Nuove tecnologie agricole

Inoltre i contadini che potevano permetterselo avevano uno o più buoi da “lavoro”. Con questa strumentazione e questa forza “motrice” però la coltivazione era impresa tutt’altro che semplice. Dopo l’anno Mille vengono, progressivamente, introdotti numerosi miglioramenti. Il cavallo prende il posto del bue, con grande vantaggio sia per la terra che per il contadino.

E’ stato calcolato che, a parità di carico, un cavallo percorre 65 metri al minuto, mentre il bue a stento giunge ai 45. A completare l’opera, interviene poi il cambiamento della trazione: dal sistema iugulare che prevede la concentrazione dello sforzo sul collo dell’animale, si passa a quello pettorale, allorché il complesso di cinghie è trasferito sul petto della bestia da lavoro.

Questo diverso imbrigliamento dell’animale permette di trasportare carichi più pesanti senza rischiare di soffocare la bestia da soma. Si passa poi dall’aratro semplice a vomere simmetrico di legno temperato e raramente rivestito in ferro che si limitava a scalfire superficialmente le zolle a quello a “versoio”.

Gli aratri a versoio erano in grado di capovolgere il terreno in un passaggio per seppellire le erbacce e i resti della precedente coltura e portare in superficie i nutrienti percolati in profondità a causa delle piogge. Questo tipo di aratro poteva funzionare anche sui terreni bagnati, poiché l’acqua veniva drenata dal solco prodotto. Questa importante invenzione permise la lavorazione dei terreni del Nord Europa.

L’aumento delle terre coltivate

L’utilizzo dei mulini ad acqua o a vento poi permette di superare la macina a mano, liberando da questa durissima attività molta manodopera. L’aumento della produzione però non è legata esclusivamente ai miglioramenti tecnologici. Il fattore propulsivo principale è l’aumento del terreno coltivato. Dal XI secolo si incrementano esponenzialmente il recupero delle terre incolte, il prosciugamento delle paludi, una più efficace opera di argine dei fiumi.

Si ampliano le radure attraverso un disboscamento selvaggio mentre i pascoli vengono trasferiti in terre più lontane dal villaggio, soprattutto da quando le autorità comunali e i signori locali imporranno alla collettività di estendere l’ambito delle colture. Questo ampliamento delle superficie coltivate si riscontra anche nei toponimi dei nuovi villaggi che venivano edificati (Villanova, Rovereto, Roviano, Carpineto, Saliceto, Roseto, Frassineto, Querciano etc.).

A metà del Trecento inizia a praticarsi il riposo dei campi, ovvero una corretta rotazione delle colture. L’aumento della produzione agricola va a vantaggio soprattutto dei signori locali ma, anche i contadini conoscono un miglioramento delle loro condizioni di vita e soprattutto la “fame” sparisce quasi dappertutto.

Incremento demografico e danni ambientali

La popolazione aumenta, ed innesca un circolo perverso. La produzione agricola viene sollecitata; e ciò richiede a sua volta maggiori superfici arative, nonché destinate a pascolo e a coltura, mentre comporta problemi di sovrappopolamento, improvvise deficienze alimentari e deterioramento dell’ambiente violentato e mal sfruttato.

L’equilibrio delle foreste si disgrega sotto l’opera distruttiva dell’uomo e nel Trecento assistiamo ad una delle prime crisi dell’ecosistema causata dall’uomo.

Per saperne di più su Scienza & Dintorni

Le foreste nel Medioevo

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Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Il Medioevo giorno per giorno

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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