• 10 Aprile 2021 23:02

SCIENZA & DINTORNI

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Virginia Woolf, la “madre spirituale” delle scrittrici moderne

Virginia Woolf nasce a Londra il 25 gennaio 1882. Resta, e resterà per qualche secolo di là del “confine” del ventunesimo secolo, la più grande scrittrice d’avanguardia del Novecento europeo.

Un’attività critica intensa e ininterrotta, iniziata fin da giovanissima, la condusse a meditare sui problemi della letteratura e a chiarire a se stessa le ragioni della propria poetica, commisurandola sul solido blocco della tradizione letteraria inglese, e la portò ben presto alla convinzione che il romanzo tradizionale di fattura ottocentesca non corrispondesse più né alla realtà mutata del Novecento né all’essere umano mutato.

I primi romanzi

Nel 1922 Virginia Woolf scrisse, dedicato a Thoby, il fratello morto e molto amato, “La camera di Giacobbe“. Aveva già dato alle stampe “La Crociera” e, poco dopo, nel 1919, “Notte e Giorno“.

“La Crociera” e “Notte e Giorno”, molto entusiasmanti nella lettura, sono considerati dai critici letterari come due fasi del processo di autorealizzazione di Virginia Woolf come scrittrice fra una crisi e l’altra con tendenza al suicidio.

Nel 1920 la Woolf aveva ormai elaborato una propria visione della vita e dell’io, che completarono la scelta formale del monologo interiore, atto a rendere fluide le forme rigide scandite dal romanzo realistico e a rendere umani e toccanti i personaggi, permettendo così allo scrittore di penetrare l’interiorità altrimenti impossibile da cogliere appieno dietro l’aspetto esteriore del loro io proteso interamente sul mondo fisico e sociale.

La rottura con il romanzo tradizionale

Tutti i personaggi di Virginia Woolf, infatti, non sono mai rinchiusi o circoscritti in contorni netti e precisi. Intorno a loro sembra quasi aleggiare un senso profondo di inesplicabilità e di mistero. Nel 1924 la Woolf si può dire che giunse al culmine della sua ribellione contro il romanzo tradizionale, monopolio di una stirpe maschile quasi ininterrotta nei secoli e, allo stesso tempo, prese coscienza, in modo orgoglioso, che il suo talento letterario, il suo stile di scrittura e il suo modo di esprimersi erano prettamente femminili con una spiccata vena lirica e poetica.

Nel 1925 esce il romanzo “La signora Dalloway” il quale è stato per l’autrice una tappa di scrittura davvero importante: fu il suo primo romanzo nel quale, senza più problemi o complessi di inferiorità “femminili”, ella attinse alla riserva delle sue esperienze femminili e si abbandonò alla propria vena elegiaca.

Il capolavoro

Nel 1927 completa il già iniziato, fin dal 1925, “Gita al faro” romanzo considerato all’unanimità dalla critica mondiale il suo capolavoro letterario assoluto. Virginia Woolf è vista anche quale pioniera nel frantumare letterariamente, con una satira fantastica tutta sua, la rigida connessione sociale fra identità sessuale e ruolo sociale.

Lo fece brillantemente con il romanzo “Orlando“, uscito nel 1928, il cui protagonista è talvolta uomo e talvolta donna e si districa fra mille peripezie attraverso diversi secoli della storia inglese che vanno dal tempo di Elisabetta I, XVI secolo, fino al secolo XIX. A questo punto del suo percorso letterario l’opera di rottura con il tradizionale romanzo ottocentesco può dirsi compiuta.

L’antesignana del femminismo

Virginia Woolf, in questo romanzo, sembra voler difendere l’androginia dell’essere umano, l’ambiguità sessuale di ciascuno di noi che convive, in fondo, nel nostro spirito, in primis, per tutto il tempo della nostra vita. In “Una camera tutta per sé“, uscito nel 1929, la Woolf descrive i limiti imposti alla creatività femminile dalla dipendenza economica e morale dell’uomo e dalla mancanza di cultura.

E’ un romanzo, questo, antesignano del femminismo e propugnatore del femminismo, se per femminismo si intende parità di diritti fra uomo e donna soprattutto economici e sociali prima che di natura psicologica e di costume. Nel 1933 scrive “Flush” in cui rimarca, ancora di più, il mondo dell’oppressione patriarcale esprimendo un certo anelito personale alla fuga senza condizioni da esso.

Le “onde” della vita

Nel 1936 – 37 la Woolf da alle stampe un altro romanzo, “Le Onde“, vicenda di sei personaggi ben distinti nella loro individualità, seguiti dalla sua penna attraverso i vari stadi della loro vita per individuare e far conoscere gli elementi contigui nello scorrere delle loro esistenze.

Forse il senso di questo grande romanzo è da ricercare nella metafora, profonda quanto intensa, dell’onda la quale, così come essa è inseparabile dal mare che la contiene, in tal modo ciascuno di noi è inseparabile dal resto dell’intera umanità: è quasi o del tutto un’onda nello scorrere lento ma inesorabile della vita e dell’eternità.

Nel suo romanzo successivo “Gli Anni“, pubblicato nel 1937, Virginia Woolf tenta di descrivere una dimensione storica molto realistica e un poco cruda. In questo romanzo vengono descritte le vicende dei figli del colonnello e della signora Pargiter dal 1880 fino al 1936, e mostra come la prima guerra mondiale e l’emancipazione femminile in Inghilterra abbiano impresso alla vita quotidiana delle persone una evoluzione epocale.

Nel successivo romanzo “Tre ghinee” sono fondamentali due idee: la millenaria esclusione sociale delle donne e la positività di questa esclusione, che ha preservato un mondo tutto femminile da prendere ad esempio nei tempi mutati e futuri.

Il suicidio

L’ultimo romanzo che Virginia Woolf scrisse fu “Fra gli atti“. Il libro si ispira ad una storia di nostalgia, e cioè al desiderio che possa perdurare, dinnanzi alla barbarie avanzante (regimi dittatoriali in Germania, Italia, Russia etc.), la grande e splendida civiltà rurale dell’Inghilterra legata alla fioritura della civiltà borghese, con una certa, forse celata, preoccupazione per il futuro dei popoli alla fine della seconda guerra mondiale.

Il 28 marzo 1941, completato questo romanzo, Virginia Woolf uscì di mattina da casa, a Rodmell dove viveva, e andò ad annegarsi, riempendosi le tasche della giacca di pietre, nel fiume Ouse. Alla sorella Vanessa lasciò scritte le celebri parole: << Non faccio che udire voci, e so che questa volta non ne uscirò. Ho lottato, ma non ce la faccio più >>. La scrittrice inglese Virginia Woolf è considerata, a livello mondiale, “la madre spirituale” della nascita e della riscossa della donna colta che ama scrivere e che vuole scrivere.

Il capolavoro della Woolf “Gita al faro”

“La Crociera” un romanzo di formazione femminile

Francesca Rombola

Francesca Rita Rombolà è poetessa e scrittrice. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie fra le quali "Echi lontani" (NeP Edizioni); "Tra le rocce di Ryoan - Ji" (Edizioni Thoth); "Lesbos" (Calibano Editore) e diversi romanzi fra i quali "La notte della luna nuova" (Edizioni Thoth); "Sul treno" (Editrice GDS) ; "Su i tuoi passi di bruma" (Editrice GDS). Scrive sul blog http://www.poesiaeletteratura.it Canto le parole nell'era dei sentimenti estinti...

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