• 10 Aprile 2021 22:32

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

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L’estate del 1943 è l’ultima del regime prima del collasso militare e politico causato dall’andamento della guerra. In questo articolo però tratteremo soprattutto della situazione e degli avvenimenti del cosiddetto “fronte interno” e soltanto molto marginalmente accenneremo ai fatti militari dell’ultima estate dell’Italia fascista.

La guerra è ormai prossima a lambire direttamente il territorio italiano. I bombardamenti contro le città, se possibile, si fanno sempre più devastanti. L’11 giugno la piazzaforte di Pantellaria, da giorni sottoposta a durissimi bombardamenti, si arrende alle forze alleate. La resa dell’ammiraglio Pavesi che comanda la difesa, dopo pochi giorni di incursioni, stride terribilmente se paragonata alla lunga ed invitta resistenza di Malta.

Gli italiani ormai si aspettano di giorno in giorno l’invasione del nemico. I giornali di fatto preparano l’opinione pubblica con titoli roboanti che non riescono a nascondere la gravità del momento. L’ondata del consenso generale ed entusiasta verso il regime si è ormai conclusa sotto i colpi dei bombardamenti, delle privazioni, della fame e delle sconfitte militari.

Verso la fine di giugno avvengono due distribuzioni straordinarie di patate: un chilo a testa. Dal 22 al 28 giugno potrà essere ritirato un uovo a persona facendo uso del tagliando 46. Nei pochi cinema aperti della penisola spopola “Campo dei Fiori” diretto da Mario Bonnard, con Aldo Fabrizi, Caterina Boratto, Peppino De Filippo e Anna Magnani.

Le Ferrovie dello Stato comunicano che dall’inizio della guerra hanno registrato 182 ferrovieri morti, 341 feriti e 9 dispersi, tutti per cause belliche. A dimostrazione che il consenso verso la dittatura fascista si è sbriciolato, nel Nord Italia scoppiano alcuni scioperi dopo più di venti anni di “pace sociale“. I giornali ovviamente li ignorano.

Anche il mese di luglio si apre con furiosi bombardamenti che mietono migliaia di vittime e di feriti. A Roma, 45.000 ragazzi partono per le colonie estive. I giornali pubblicano i nuovi regolamenti per la produzione dei surrogati del caffè.

La prima categoria deve contenere almeno il 90 per cento di cicoria e deve essere messa in vendita a 30 lire al chilo. La seconda, a base di malto e riso, a 29 lire. La terza, gruppo A, con almeno il 95 per cento di melassa di fichi, a 38 lire. Il gruppo B, con almeno il 95 per cento di barbabietole, a 29 lire. La quarta, a base di orzo mondo e fichi, a 26 lire. La quinta, confezionata con orzo vestito, fave, ceci e ghiande a 24 lire. La sesta, infine, a base di miscele di prodotti vari, a 31 lire. Sono tutti surrogati imbevibili.

L’invasione della Sicilia

Un popolo sgomento l’11 luglio, ascolta alla radio il bollettino n, 1141: «Il nemico ha iniziato questa notte, con l’appoggio di poderose formazioni navali e aeree e con il lancio di reparti paracadutisti, l’attacco contro la Sicilia». Quattro giorno dopo Napoli viene bombardata per l’ottantaduesima volta dall’inizio della guerra.

I giornali di regime battono titoli assurdi ed irreali come questo: “Ardente spirito combattivo degli italiani. Cittadini di ogni ceto chiedono di partire subito per la zona di operazioni.” Niente di più lontano dalla realtà. La situazione in Sicilia appare subito disperata. Il 19 luglio per la prima volta dall’inizio della guerra, Roma subisce un duro bombardamento, particolarmente cruento intorno alla stazione ferroviaria del quartiere di San Lorenzo. In Sicilia intanto i combattimenti sembrano intensificarsi nella piana di Catania, mentre il 25 luglio una colonna alleata entra a Palermo.

La caduta del fascismo

L’imminente caduta dell’isola passa però in secondo piano. Il giorno prima, 24 luglio, Benito Mussolini ha convocato il Gran Consiglio del Fascismo alle 17 in punto. Si tratta della riunione più lunga e drammatica del regime che si conclude all’alba con un voto dei gerarchi che sfiducia Mussolini.

La notizia al popolo viene annunciata la sera del 25 luglio dal giornale radio. Lo speaker Titta Arista con voce impassibile annuncia:

«Attenzione, attenzione… Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro e segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini e ha nominato capo del governo, primo ministro e segretario di Stato il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio».

Gli italiani in quelle ore e in quei giorni non seppero niente dell’arresto del Duce, operato da un gruppo di Carabinieri al comando del capitano Paolo Vigneri, avvenuto subito dopo il colloquio con il Re. Con una rapidità impressionante il regime si sfarina in poche ore. In tutta Italia gran parte dei fascisti dismettono le divise. Nessuna voce si alza in difesa di Mussolini destituito.

La gente comune esulta, non ci sono grandi violenze ma solo gioia e illusoria speranza che la guerra stia per terminare. Il 29 luglio la prima riunione del Consiglio dei Ministri del governo Badoglio decreta lo scioglimento del Partito Fascista, la soppressione del Gran Consiglio, l’annullamento dei tribunali speciali.

Per sminare il pericolo della milizia fascista armata, Badoglio la dichiara parte integrante dell’esercito, mentre dimissiona gran parte degli ufficiali del braccio armato del regime. I giornali compiono l’ennesima giravolta, allineandosi al nuovo assetto istituzionale in poche ore. Una speciale commissione d’inchiesta viene nominata per indagare sui sospetti arricchimenti dei gerarchi.

A metà del mese di agosto viene concessa un’altra distribuzione straordinaria di patate. Due chili a testa. Il 19 agosto l’intera Sicilia è occupata dagli Alleati. Roma viene dichiarata “Città Aperta” il 14 agosto. La dichiarazione unilaterale non venne riconosciuta dagli Alleati nonostante la presenza del Vaticano, che poteva conferire alla capitale italiana il privilegio di “città santa”, perché i tedeschi opposero resistenza fino all’ultimo all’ingresso di truppe nemiche nella città stessa. Di conseguenza gli Alleati bombardarono Roma altre 51 volte dopo il 14 agosto, fino al 4 giugno 1944.

L’ultimo mese di questa tragica estate si apre ancora sotto una tempesta di bombardamenti. Il 5 settembre, i giornali annunciano: «Teste di sbarco nemiche sull’estremità meridionale della Calabria».

L’8 settembre e la fuga del Re e di Badoglio

L’erogazione del gas già soggetta a turni prestabiliti, si interrompe frequentemente rendendo se possibile ancora più difficile la vita grama degli italiani delle città. Poi la svolta improvvisa, la gente l’8 settembre dalla viva voce del maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo, alle 19:42 al microfono dell’EIAR, ascolta l’annuncio della resa italiana:

“Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.”

Il giorno dopo i quotidiani in edicola reciteranno, “Il Messaggero”:Epilogo. Il “Corriere della Sera”: Risalire; “Il Mattino”: Triste annuncio; la “Gazzetta del Popolo”: Ora di dolore; “La Stampa”: Resa all’ineluttabile.

Il Re, Badoglio, il governo e gran parte degli alti ufficiali del nostro disgraziato esercito fuggono alla chetichella in direzione di Brindisi, abbandonando il popolo al suo destino. Divisioni corazzate tedesche passano il Brennero e Kesserling si prepara a trasformare l’Italia non occupata dagli alleati nell’ultima ridotta del fronte meridionale.

Finisce così tra farsa, tragedia e viltà, l’ultima estate del regime fascista.

Per saperne di più:

Badoglio, un gattopardo per tutte le stagioni

L’armistizio di Cassibile

Otto Settembre

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Come eravamo di A. Petacco

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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