• 17 Aprile 2021 0:37

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Nel mese di maggio del 1942 sul giornale britannico Daily Mirror, a firma di Colin Bednall, esce un pezzo intitolato “Why not bomb Rome?“. L’articolo si chiede provocatoriamente perché la capitale italiana è finora stata risparmiata dai bombardamenti alleati.

La stampa italiana che per settimane ha esultato sulle “ardite incursioni su Londra” reagisce indignata, con commenti feroci e scomposti, dimostrando una singolare dicotomia nel valutare i bombardamenti sulle due capitali.

Nonostante l’articolo in questione e la crescente pressione per non risparmiare la Città Eterna, il primo bombardamento di Roma avverrà soltanto il 19 luglio 1943 ad opera di bombardieri statunitensi guidati dal generale James Doolittle.

Il primo bombardamento di Roma

Doolittle era diventato famoso dopo la spettacolare incursione aerea su Tokyo dell’aprile 1942. Gli alleati hanno hanno invaso la Sicilia il 10 luglio e nove giorni dopo, 270 bombardieri pesanti quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress e Consolidated B-24 Liberator seguiti nel pomeriggio da altri duecento bombardieri medi piombano sulla Città Eterna.

Prima il sordo rombo degli aerei in avvicinamento e poi le prime formazioni non sembrano scomporre più di tanto i romani. E come se nessuno credesse alla possibilità che la città più celebre e raccontata del mondo potesse essere colpita.

Quando la cruda realtà si farà finalmente strada, sarà troppo tardi. I romani sorpresi furono oggetto di oltre 4.000 bombe (circa 1060 tonnellate di esplosivo).  San Lorenzo fu il quartiere più colpito dal primo bombardamento degli Alleati mai effettuato su Roma, insieme al Tiburtino, al Prenestino, al Casilino, al Labicano, al Tuscolano e al Nomentano.

San Lorenzo

I morti furono circa 3.000 e 11.000 i feriti, di cui 1.500 morti e 4.000 nel solo quartiere di San Lorenzo. L’accanimento sul quel quartiere aveva l’unica ragione militare valida di tutta l’incursione. In San Lorenzo, infatti, si trovava anche allora una fra le stazioni ferroviarie più importanti. Era un’arteria di comunicazione e scalo di smistamento dei rifornimenti che i nazifascisti spedivano all’esercito italo-tedesco appostato lungo la Linea Gustav, che si allungava dalla foce del Garigliano fino a Chieti. La stazione fu completamente distrutta.

Al termine della devastazione, Papa PioXII si recò a visitare le zone maggiormente colpite mentre la limousine del Re, oggetto di sassaiola ed insulti, fu costretta a fare marcia indietro precipitosamente.

La crisi del regime

Mussolini apprese del primo bombardamento della capitale mentre era impegnato in un summit con Hitler a Feltre. Lo shock della prima durissima incursione aerea su Roma accelerò la fine di un regime ormai privo di consenso. Il giorno dopo il bombardamento iniziano ad apparire scritte esplicite di disprezzo verso Mussolini e il fascismo, una delle più icastiche, appare su un edificio di via Casilina e recita: «Meio l’americani su la capoccia che Mussolini tra li cojoni!»

Pochi giorni dopo, il 25 luglio, il Duce verrà arrestato e   Vittorio Emanuele III nominerà capo del governo il maresciallo Pietro Badoglio.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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