• Gio. Feb 25th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

La storia della pirateria ha origini antichissime, fin dall’Età del Bronzo si hanno notizie di pirati che infestavano il Mediterraneo. “Pirata” deriva dal latino piratapiratæ, che ha un suo corrispettivo nel greco πειρατής (peiratès), da πειράω (peiráo) che significa “tentare” e “attaccare”.

La storia della pirateria si è sviluppata senza soluzione di continuità nei secoli fino ad arrivare in quella che per l’Occidente è considerata la sua Età d’Oro tra le fine del XVI secolo e l’intero XVII e per la storiografia la nascita della pirateria moderna.

E di questo periodo ci occuperemo sinteticamente in questo articolo. L’Inghilterra giocherà un ruolo fondamentale nella nascita di questo fenomeno che inizialmente fu, allo stesso tempo, una modalità di condurre la guerra tra paesi nemici ed una forma di “concorrenza sleale” nell’ambito del commercio internazionale.

In principio ci furono i corsari. Si trattava di privati cittadini che armavano una nave e muniti dai loro sovrani di una speciale “lettera di marca o di corsa” erano autorizzati ad attaccare il naviglio nemico, depredandolo. In altri termini era una forma di pirateria legalizzata. Questo avveniva in tempo di guerra, in tempo di pace questo strano incrocio tra mercante e pirata veniva munito di una speciale “lettera di rappresaglia” che lo autorizzava ad attaccare chiunque gli avesse recato danni nel commercio.

Su queste fragili basi giuridiche in Inghilterra, soprattutto sotto il regno di Elisabetta I ma anche in Spagna e Francia, le navi corsare rappresentarono buona parte della forza navale di combattimento, non essendosi ancora diffuso sufficientemente il concetto di una Marina Militare nazionale. I proventi del bottino erano divisi percentualmente tra il sovrano che aveva emesso la lettera di corsa, armatori, capitani ed equipaggio della nave corsara.

Un termine che a volte viene usato come sinonimo di pirati è bucaniere. In origine i bucanieri erano coloro che, nell’area dei Caraibi, cacciavano di frodo ed affumicavano la carne su una graticola di legno. Boucaner in francese significa appunto affumicare la carne, per estensione con il termine bucanieri si iniziò ad indicare i pirati delle Antille.

Il termine “filibustiere” (altro sostantivo che definisce il pirata) è invece legato ad un’eterogenea massa di avventurieri provenienti da mezzo mondo che fecero base sull’isola di Tortuga, dando vita ad una comunità anarco-libertaria denominata “Fratelli della Costa” che alimentò una serie di imprese, per lo più leggendarie, sui cui si costruirà la saga moderna della pirateria, così come ci viene proposta da film e romanzi.

Il corsaro più celebre senza ombra di dubbio fu Sir Francis Drake, nato a Tavistock il 13 luglio 1540. Di famiglia contadina, quando il padre, un tipo irrequieto e dal coltello facile, abbandona moglie e figli, Francis è costretto ad alloggiare con funzioni di paggio, presso dei parenti, i ricchissimi Hawkins, anch’essi dediti alla guerra di corsa.

Drake diventa uomo quando lo sfruttamento delle nuove colonie americane, chiamate allora Indie Occidentali, soprattutto da parte della Spagna, raggiunge livelli impressionanti. Fiumi di oro, argento ed altre materie prime si riversano nella casse spagnole attraverso convogli che attraversavano l’Atlantico scortati da qualche galeone armato.

Corsari e pirati inglesi in quella fase trovavano più conveniente depredare le navi spagnole durante la navigazione piuttosto che cercare di aprire proprie rotte commerciali. E’ stato calcolato che nel quinquennio 1587-1592 i pirati inglesi riuscirono ad appropriarsi del 15% dell’argento trasportato dalle navi spagnole.

E Drake fece la sua parte. All’età di 23 anni compì i suoi primi viaggi nel Nuovo Mondo sotto le vele della famiglia Hawkins di Plymouth, in compagnia di suo cugino, Sir John Hawkins. Famosa anche la spedizione da lui guidata con la nave Paffal in America del Sud. In seguito all’attacco di Cadice e alle sue imprese nel Mar dei Caraibi spagnolo, Drake si guadagnò il soprannome di El Draque (“Il dragone”), che è la diretta traduzione del suo cognome. Il suo motto era “Sic parvis magna” (“come ciò che è minuto, così ciò che è grande”).

Fu il primo inglese a circumnavigare il globo, dal 1577 al 1580, e fu insignito del titolo di cavaliere al suo ritorno dalla regina Elisabetta I. Importante il suo apporto nella battaglia navale dell’Inghilterra contro l’Invincibile Armata spagnola che nel 1588 tentò, invano, di invadere l’Inghilterra. La sua leggendaria abilità e fortuna iniziò ad incrinarsi quando intraprese, sempre con il cugino Hawkins, una lunga e disastrosa campagna contro le colonie spagnole in America subendo numerose e continue sconfitte, ultima delle quali l’attacco a Porto Rico.

Sir Francis Drake morirà lontano da casa, per una forma acuta di dissenteria causata probabilmente dalla febbre gialla, il 28 gennaio 1596, a Portobello, una cittadina portuale panamense. Sulla vita avventurosa e mitizzata di pirati e corsari si tuffa a piene mani la letteratura, che nel Diciannovesimo secolo finirà per costruire intorno a questi avventurieri, un alone romantico. L’immaginario collettivo sui “fratelli dei Sette Mari” viene creato da romanzi quali “L’isola del tesoro” di Stevenson, “Il pirata” di Walter Scott, “Lo scarabeo d’oro” di Edgar Allan Poe, “Storie di Pirati” di Sir Arthur Conan Doyle e “Le tigri di Mompracem” di Emilio Salgari.

Depurata dalla confortevole leggenda, la vita del pirata era molto dura, chi l’abbracciava sapeva che come minimo aveva due o tre anni davanti a se, irti di stenti e pericoli e che la probabilità di morire lontano da casa era molto alta. Tutti coloro che si imbarcavano su una nave pirata o corsara accettavano il patto “niente preda, niente paga”.

A bordo di una nave pirata vigevano una serie di norme che ne regolavano la vita e persino il comando. Il comandante della nave pirata di norma era eletto dall’intero equipaggio, mozzi compresi e la sua posizione era sempre soggetta al “ritiro della fiducia” degli altri. Le regole da rispettare erano poche ma estremamente dure, ecco le principali:

  • ogni pirata ha il diritto di voto e sia a provviste fresche che a una razione di liquore;
  • nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro;
  • le candele devono essere spente alle otto di sera;
  • ogni pirata deve tenere sempre le proprie armi pronte e pulite;
  • ognuno deve lavare la propria biancheria;
  • donne e fanciulle non possono salire a bordo; se un uomo viene colto a copulare con una donna, o la porta sulla nave travestita da uomo, sarà ucciso;
  • chi diserta in battaglia viene punito con la morte o con l’abbandono in luogo deserto.

Proprio l’intransigenza sulla presenza delle donne a bordo da un lato favoriva una certa accettazione verso l’omosessualità, dall’altra alimenterà il mito del pirata che va a caccia di donne quando sbarca nei pochi porti sicuri.

Disobbedienza ed ammutinamento vengono puniti con cella di rigore, fustigazioni corporali (anche con il terribile gatto a nove code) o con il famigerato giro di chiglia. Quest’ultima era una punizione che consisteva nel legare il colpevole ad una cima che dal parapetto su un lato della nave raggiungeva l’altro lato passando appunto sotto la chiglia. Il punito doveva quindi resistere in apnea all’immersione forzata, tirato dagli altri marinai, strisciando lungo la carena, eventualmente ricoperta di denti di cane ed altre concrezioni. La velocità di trascinamento era influente sul tipo di sofferenza, in quanto con un tiraggio troppo veloce il condannato si sarebbe strofinato violentemente contro le taglienti concrezioni della chiglia, mentre con un tiraggio troppo lento rischiava l’annegamento. Il rischio di morte era assai alto.

Su una nave pirata non esistono uniformi, ognuno si veste con quello che ha e gli indumenti con il passare del tempo, a causa delle intemperie e dei frequenti lavaggi, si deteriorano, di conseguenza quando i pirati mettono le mani su qualche carico di vestiti trasportato da un mercantile, li riadattano in modo fantasioso, colorato ed improbabile alle loro esigenze.

All’inizio di una scorribanda, sulla nave vengono caricati un certo numero di animali vivi capre, galline, maiali per avere carne fresca e derivati. Le deiezioni di questi animali infestano la stiva contribuendo a causare numerose malattie. Quando le scorte di cibo fresco finiscono il rancio si riduce a carne salata essiccata, gallette ammuffite e poco altro. A questo punto durante la navigazione, anche la cattura di topi, che da sempre infestano le navi, diventa una vera e propria ghiottoneria.

Vaiolo, dissenteria, tifo e scorbuto (quest’ultimo causato dalla mancanza di vitamina C) sono le malattie più frequenti. Le armi maggiormente usate dai pirati durante gli abbordaggi sono mazze ferrate, coltellacci, scimitarre e pistole. I combattimenti si riducono a selvaggi corpo a corpo con il sangue che scorre copioso e rende viscido il tavolaccio delle navi. I cadaveri vengono gettati in mare e talvolta anche i prigionieri se non impiccati.

Raramente si assisteva a qualche atto di “generosità” come abbandonare i superstiti nella prima isola sufficientemente sperduta e vicina. La maggior parte delle navi corsare o pirate dispone da otto a trenta cannoni montati su affusti di legno fissi, che ne impediscono la manovrabilità. In genere si manovra la nave pirata per permettere un fuoco da ogni fiancata nel tentativo di disalberare il vascello attaccato prima dell’abbordaggio.

I pirati più famosi che hanno segnato la storia della pirateria nella sua golden age sono oltre al già citato Drake, Edward Teach “Barbanera”, Francois l’Olonnais, Henry Morgan, Jack Rackam detto Calico Jack, William Kidd. Una puntualizzazione maggiore spetta all’unica donna assunta ad indiscutibile fama come pirata, Anne Bonny (1700-1782)  figlia illegittima di un avvocato irlandese. Pare che abbia avuto una giovinezza molto movimentata prima di scegliere la via della pirateria insieme a Calico Jack, sulla cui nave si conquistò la fama di essere spietata e coraggiosa. Presto incontrò Mary Read, che a quel tempo si fingeva uomo, e l’aiutò a mantenere il suo segreto, finché il capitano non le scoprì. Quando la ciurma fu catturata si salvò insieme a Mary Read dichiarandosi incinta, ma, mentre si sa che quest’ultima morì in prigione poco dopo, di lei non si sa più nulla di certo.

Le sue vicende come quelle di Calico Jack, di Barbanera ed altri sono state narrate, ovviamente largamente romanzate, dalla serie televisiva statunitense “Black Sails” trasmessa dal 25 gennaio 2014 al 2 aprile 2017 per un totale di quattro stagioni. Impossibile citare tutti i film dedicati a pirati e corsari, ci limitiamo qui a segnalare soltanto la saga “Pirati dei Caraibi” costituita da cinque pellicole, che coprono l’arco temporale dal 2003 al 2017. Protagonista indiscusso della saga che ci fa precipitare all’interno del mito dei pirati è Jack Sparrow, interpretato in tutte le pellicole dall’attore Johnny Depp.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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