• Dom. Gen 17th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Quali sono le origini del popolo giapponese? E’ del tutto fondata la ricostruzione storica che gli studiosi nipponici fanno del loro popolo come espressione originale e non contaminata da altre etnie? Proviamo a capirlo anche attraverso un confronto con la Gran Bretagna, un paese che dal punto di vista della collocazione geografica, apparentemente, presenta delle analogie.

Il paese del Sol Levante è un grande arcipelago non molto distante dalla massa continentale. La superficie complessiva del Giappone è circa una volta e mezzo il Regno Unito e la sua distanza minima dalla costa coreana è di 176 chilometri (dalla Russia i chilometri sono 288 e dalla Cina ben 736), contro i soli 35 che separano la Francia dall’Inghilterra.

Le analogie con la Gran Bretagna sono quindi più apparenti che sostanziali, il Giappone è più lontano ed isolato dalla massa continentale, lo testimoniano fra le altre cose, le quattro invasioni subite dal Regno Unito nel corso della sua storia contro zero del Giappone. Anche dal punto di vista contrario ci sono profonde differenze, a partire dal 1066, i britannici hanno combattuto sul suolo europeo almeno una guerra al secolo, mentre i nipponici hanno combattuto in Asia per la prima volta nel XIX secolo, se si eccettuano due invasioni della Corea in epoca preistorica e nel XVI secolo. La sua posizione geografica ha tenuto isolato il Giappone e ha contribuito alla sua unicità culturale.

Il Giappone è il paese più piovoso al mondo tra quelli collocati nella zona temperata e pur avendo appena il 14% del suo territorio coltivato la resa agricola è altissima, al punto da sostenere una popolazione di più di 126 milioni di persone. Se si considera il solo terreno coltivabile, la densità abitativa del Giappone è la piú elevata al mondo, tra i paesi di una certa dimensione.

Il Giappone conserva ancora un’ampia superficie boscosa, circa il 70% del proprio territorio contro il 10% della Gran Bretagna. L’unico allevamento adeguato al rango di un grande paese industriale è quello del maiale. Laghi, fiumi e mari sono ricchissimi di pesce e molluschi. Oggi il Giappone è il primo paese al mondo per pesca, esportazione e consumo di prodotti ittici.

Le principali isole giapponesi sono Kyushu, Shikoku, Honshu (la maggiore) e Hokkaido. Solo le prime tre sono state popolate esclusivamente da giapponesi. Hokkaido è stata fino alla fine del XIX secolo la patria degli ainu, un popolo ben distinto che viveva di caccia, raccolta e poca agricoltura. Dal punto di vista genetico e di fenotipo i giapponesi sono molto simili ad altre popolazioni asiatiche: i cinesi meridionali, i siberiani e soprattutto i coreani.

Gli ainu, che in base ad una legge dell’aprile 2019 sono riconosciuti come popolo indigeno del Giappone, sono stati ritenuti, in passato, come i discendenti degli abitanti originari delle isole e i secondi invasori arrivati piú di recente dalla terraferma. Questa interpretazione contrasta però con l’analisi linguistica degli abitanti dell’arcipelago nipponico.

La lingua giapponese sembra non avere al mondo alcun “parente” stretto. Quella che presenta il maggior numero di somiglianza, il coreano, riscontra minimali similitudini nella grammatica e non più del 15% di analogie nel lessico. Per avere un’idea le analogie grammaticali e lessicali tra spagnolo e francese sono enormemente superiori.

Anche se si accettasse un collegamento tra coreano e giapponese le due lingue iniziarono a differenziarsi almeno 5000 anni fa, contro i 2000 di francese e spagnolo. Le origini della lingua ainu sono tutt’ora poco chiare e sembra che non abbia alcun collegamento con quella giapponese. I giapponesi iniziarono a colonizzare l’isola di Hokkaido nel 1615 comportandosi nei confronti degli Ainu come i coloni europei prima ed americani poi si comportarono con i nativi del Nord America.

Quando Hokkaido divenne formalmente parte del Giappone nel 1869, si diede inizio a un sistematico programma di annullamento linguistico e culturale degli ainu. Oggi la lingua è praticamente scomparsa ed è probabile che nessuno dei superstiti sia di pura discendenza ainu.

Torniamo dopo questa apparente digressione alle origini dei giapponesi. Le prime testimonianze certe su di loro le abbiamo dai cinesi che dal I al IV secolo dell’era volgare avevano un forte insediamento in Corea. Le cronache cinesi pervenuteci parlano della terra di Wa, abitata da barbari, divisi in piccoli staterelli in cronico conflitto tra loro.

Le prime fonti scritte non cinesi risalgono al 712 e al 720 in Giappone e a qualche anno dopo in Corea. Esse sono però intrise di leggende e miti e non ci aiutano molto a gettare luce sull’origine del popolo nipponico, se non per confermare che il Giappone subì un profondo influsso dal continente asiatico ed in particolare dalla Corea, “importando” il buddismo, la scrittura, la metallurgia e varie altre tecniche, oltre a molti assetti istituzionali di governo.

Durante le glaciazioni, il livello dei mari era molto più basso di quello attuale e le principali isole dell’arcipelago erano collegate tra loro, Hokkaido era attaccata con un istmo all’attuale isola di Sakhalin e al continente, Kyushu era unita alla Corea e gran parte del Mar Giallo e del Mar Cinese Orientale erano all’asciutto.

E’ quindi naturale che oltre ad una variegata fauna anche molti esseri umani attraversarono gli istmi arrivando in Giappone. Il ritrovamento di alcuni utensili fa risalire questa prima “colonizzazione” a circa mezzo milione di anni fa. I reperti archeologici del Giappone settentrionale presentano forti analogie con quelli siberiani e manciuriani, quelli del Giappone meridionale sono simili a quelli coreani o della Cina meridionale.

All’epoca il Giappone era un luogo profondamente inospitale, freddissimo ed interamente ricoperto di foreste di conifere che offrivano ben poco cibo agli esseri umani. Nonostante questo quelle primitive popolazioni già 30.000 anni fa, fabbricavano utensili di pietra con i bordi affilati e non semplicemente scheggiati. In Gran Bretagna per ritrovare gli stessi manufatti occorrerà attendere lo sviluppo dell’agricoltura, circa 7.000 anni fa.

Intorno a 13.000 anni fa il clima iniziò a cambiare in senso favorevole, il freddo diminuì, le acque si alzarono ed il Giappone divenne l’arcipelago che conosciamo. La scoperta della ceramica (i primi resti dei quali datati ben 12.700 anni fa) migliorò la preparazione e la conservazione degli alimenti contribuendo ad un’impetuosa crescita demografica che portò la popolazione da alcune migliaia di individui a circa 250.000 persone.

I recipienti di terracotta permisero ai giapponesi primitivi di sfruttare al meglio le abbondanti riserve di cibo e di diventare sedentari ben 10 000 anni prima della comparsa dell’agricoltura. Il periodo tra il 10.000 e il 300 a.e.v. va sotto la definizione di era “Jōmon”. Con questo termine ci si riferisce al popolo e alla cultura giapponese di quell’epoca; occorre comunque tener ben presente che, data la vastità del periodo temporale coperto, non sono esistiti un popolo e una cultura “Jōmon” monolitici, quanto piuttosto più popoli e culture accomunati dall’uso di certe tecniche (in particolare dalla tecnica di produzione di vasellame).

I popoli della cultura “Jōmon” erano cacciatori, raccoglitori e pescatori. Avevano una dieta molto varia ed equilibrata dove noci, castagne e ghiande costituivano alimenti centrali. Nei cumuli di rifiuti jomon gli archeologi hanno identificato i resti di 64 specie di piante commestibili. Il pesce era dal punto di vista proteico l’alimento più importante della loro alimentazione.

Nel tardo periodo “Jōmon” compaiono le prime tracce di domesticazione dei maiali. Soltanto verso la fine di questo periodo si riscontrano le prime forme rudimentali di agricoltura. Una caratteristica di questi cacciatori, raccoglitori e pescatori era la loro stanzialità anche in assenza dello sviluppo dell’agricoltura, contrariamente a quanto accadeva in Medio Oriente ed in Europa.

Questo fu possibile grazie alla ricchezza ed alla grande biodiversità degli habitat naturali. I limiti dei popoli jomon erano non soltanto l’assenza di un’agricoltura sviluppata e di specie animali domesticate (con eccezione di cani e maiali), ma anche la mancanza di una scrittura e l’incapacità di tessere e di lavorare i metalli. La società era costituita da piccole unità, scarsamente stratificate dal punto di vista sociale.

Insomma una profonda differenza rispetto a quello che accadeva nello stesso periodo, a qualche centinaio di chilometri di distanza, in Corea o Cina. La società jomon era un universo in miniatura, conservatore e isolato, quasi immutato nel corso di 10 000 anni mentre il resto del mondo mutava vorticosamente.

Per avere un’idea della profonda differenza sociale, verso la fine del periodo Jomon, la Cina era divisa in vari regni, con un’organizzazione sociale complessa e stratificata, città protette da possenti mura, un’agricoltura molto sviluppata e la padronanza di una scrittura che si conosceva da almeno 900 anni. La Corea aveva mutuato gran parte delle conquiste tecnologiche, agricole e sociali dalla Cina.

Fino al 400 a.e.v. niente di tutto questo aveva attraversato il Mar Cinese Orientale arrivando a contaminare un popolo che viveva ancora all’Età della Pietra, senza scrittura e senza agricoltura. Intorno al 400 a.e.v. dalla Corea arriva una nuova cultura e probabilmente una nuova popolazione. Non sappiamo se si trattò di un’invasione in piena regola con conseguente sostituzione dei popoli jomon o “soltanto” di una forma di egemonia culturale importata. E’ in questa fase che si cela il mistero dell’identità giapponese.

Due sono gli elementi che caratterizzano questa rivoluzione: la metallurgia, con il ritrovamento dei primi attrezzi in ferro, e le prime tracce inequivocabili di agricoltura intensiva. La cultura Yayoi, il nome deriva da un quartiere di Tokyo dove furono per la prima volta trovati i resti archeologici di quell’era, è un’epoca nella storia del Giappone che va dal 400-300 a.e.v. al 250-300 e.v., attraversando il Neolitico, l’età del bronzo e l’età del ferro.

Le prime genti appartenenti alla cultura Yayoi si pensa siano apparse nella parte settentrionale di Kyūshū e successivamente si sparsero nell’isola principale. Gli influssi coreani sono particolarmente numerosi e riguardano la lavorazione del bronzo, la tessitura, le collane di perle di vetro, l’uso di immagazzinare il riso in fosse sotterranee e di seppellire i morti in grandi urne, oltre a nuovi stili costruttivi e di lavorazione degli utensili.

La popolazione Yayoi crebbe velocemente e la loro società divennero sempre più complesse. Indossavano vestiti, vivevano in insediamenti stabili, costruivano abitazioni in legna e pietra, accumulavano ricchezza attraverso il possesso della terra e la conservazione del grano e svilupparono una sofisticata stratificazione sociale. In soli due secoli la cultura Yayoi raggiunse l’area di Tokyo e in altri cento anni la punta settentrionale di Honshu, a piú di 1500 chilometri dal punto di origine.

Il dibattito sull’identità etnica dei giapponesi è ancora aperto. In Giappone si preferisce la teoria secondo la quale il ruolo del continente asiatico e della Corea sia stato limitato all’importazione di alcune tecniche e scoperte, teoria che sosterrebbe l’idea di un popolo originario e non ibridato geneticamente da altre etnie.

La maggior parte degli studiosi preferisce optare invece per una migrazione significativa o addirittura un’invasione di coreani che hanno estromesso le popolazioni jomon, costruendo nei secoli l’identità genetica e culturale del Giappone.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Armi, Acciaio e Malattie di J. Diamond

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Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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