• Sab. Gen 16th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Nel mese di maggio del 1249 il Doge Jacopo Tiepolo, in età ormai avanzata, abdica seguendo l’esempio del suo predecessore. Pochi mesi dopo, a luglio muore e viene sepolto  nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, in un’arca ancora esistente.

Anche il suo dogato, il 43° di Venezia si era giocato in una contrapposizione sotterranea ma non meno reale, tra le ambizioni dinastiche del Doge ed il potere del Comune, espresso attraverso i vari consigli della città. Il suo successore Marino Morosini, già ambasciatore di Candia (Creta) viene eletto con una maggioranza risicata, 21 voti contro 20 dei grandi elettori. Per arginare eventuali pretese dinastiche sotto il dogato di Morosini viene promulgata la promissione che prende il suo nome.

Questa legge vietava ai figli del doge di accettare e richiedere cariche di governo fuori del territorio veneziano o in Istria, e al doge era vietato fare richieste del genere a favore dei propri figli. Inoltre il doge si impegnava a eleggere, assieme al proprio consiglio, uomini probi, saggi e cattolici che indagassero sugli eretici; e a far bruciare, sempre previo il voto del consiglio, coloro che eretici fossero stati dichiarati dal patriarca di Grado o dai vescovi del ducato veneziano.

Questo atto concludeva un lungo pressing papale per l’introduzione anche a Venezia dell’Inquisizione, ma questo apparente cedimento veniva mitigato dai limiti imposti dalla promissione che riservava al Doge ed al suo Consiglio la scelta degli inquisitori e la decisione sull’applicazione della pena. Ed anche quando quaranta anni dopo Venezia accetterà gli inquisitori di nomina papale, ne limiterà i poteri con una quantità di restrizioni.

I tre anni del dogato di Marino Morosini che morirà nella notte del 1 gennaio 1253 rappresentano l’inizio dell’età d’oro di Venezia. E’ un periodo di pace, prosperità e ricchezza che prosegue con il suo successore, Ranieri Zen, un uomo dalla ricchezza smisurata che in precedenza aveva ricoperto l’incarico di capitano generale da mar (il titolo che Venezia dava ai comandanti in capo della flotta in mare) durante la riconquista di Zara.

Dal punto di vista costituzionale i poteri del Doge e quelli del popolo confluivano ormai nel Maggior Consiglio, organo centrale dell’assetto istituzionale della Repubblica del Leone. Per celebrare la potenza e la ricchezza di Venezia, dominatrice del Mediterraneo, Zen organizza un torneo cavalleresco che ha la funzione di mostrare al mondo l’opulenza e lo splendore della città lagunare.

Sulla loggia della chiesa, il doge circondato dai nobili e dal popolo, assiste al grande torneo al quale partecipano cavalieri veneziani e friulani, tedeschi e istriani, trevisani e lombardi. Anche in questa occasione Venezia mostra ad un variegato pubblico di forestieri (invitati, mercanti, marinai) il proprio gusto per lo sfarzo e le cerimonie rituali, alcune delle qulai diverranno tradizioni inossidabili della città.

Come per le feste di Pasqua, quando il Doge va a messa nella Basilica di San Marco, in corteo preceduto da otto stendardi di panno d’oro, dai paggi con la scranna e il cuscino dorato, dalle trombe e dai cembali d’argento e dal clero marciano in pompa magna; lui, vestito d’oro sotto l’ombrello di samis d’oro, porta in capo la corona dogale d’oro (il corno) tempestata di pietre preziose, e, in chiesa, gli vengono cantate le laudi all’uso bizantino.

Questa fastosa cerimonia durerà fino al 1797! Quest’epoca di prosperità e pace però fu contrassegnata dalla crisi che sfocerà in guerra con la rivale Genova. Le due potenze marinare, accanite rivali sul fronte economico – politico, si trovarono a discutere sull’appartenenza del monastero di S. Saba nella città di Tiro: nel 1255 i genovesi ne presero possesso saccheggiando il quartiere veneziano.

L’episodio costituirà il casus belli di un conflitto di cui tratteremo in un prossimo articolo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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