• Dom. Gen 17th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Il 30 gennaio dell’anno scorso due satelliti, uno spia americano USA 245 ed uno ispettore russo COSMOS 2542 si sono inseguiti e “marcati” nello spazio a lungo. Eventi del genere sono sempre più frequenti e potranno in un futuro diventare il pretesto per la prima guerra spaziale dell’umanità.

La guerra nello spazio, in una prima fase, sarà la guerra dei satelliti ed un incidente come quello del 30 gennaio potrà scivolare nella distruzione del satellite spia americano da parte del COSMOS russo con conseguente ritorsione statunitense.

E proprio gli Stati Uniti hanno più da perdere in caso di una guerra spaziale. Il paese infatti dipende fortemente dalle trasmissioni satellitari per i segnali GPS, per le transazioni delle carte di credito, per i sistemi ospedalieri, per le emittenti televisive, le previsioni meteo e numerosi altri servizi che attraversano trasversalmente l’intero assetto socioeconomico statunitense.

Gli Stati Uniti dipendono inoltre più di ogni altro paese al mondo dai satelliti militari sia per la difesa che l’offesa. Ed i satelliti oltre ad essere luminosi, si muovono su orbite prevedibili e conosciute da tutti e quindi facilmente soggetti ad un possibile attacco. Per ovviare a questa vulnerabilità con decreto presidenziale nel dicembre del 2019 gli Stati Uniti hanno creato la Space Force, accusando Russia e Cina di aver militarizzato lo spazio e conferendo il compito alla nuova forza armata spaziale di proteggere gli interessi americani nello spazio, in primis i satelliti.

Per molti (comunità scientifica, diplomazia, ONG) l’unico modo per prevenire una guerra spaziale è la firma di un apposito trattato. Purtroppo le iniziative diplomatiche in questo ambito sembrano al momento molto fiacche e contrastano con la crescente aggressività dei militari che sempre di più stanno spostando il confronto tra le superpotenze dalla superficie terrestre allo spazio.

Da quando i satelliti hanno iniziato ad invadere lo spazio si sono sviluppati i sistemi d’arma progettati per distruggerli. La prima arma anti-satellite è stata l’ High Virgo , noto anche come Weapons System 199C ( WS-199C ), un prototipo di missile balistico lanciato dall’aria (ALBM) sviluppato congiuntamente dalla Lockheed e dalla divisione Convair della General Dynamics lanciato per la prima volta dagli Stati Uniti il 22 settembre 1959.

Nel 1963 la risposta sovietica con un test con il suo primo “cacciatore di satelliti“. Oggi chiunque attacchi un satellite può scegliere tra una nutrita serie di sistemi d’arma. Il più classico di questi sistemi, in possesso sia degli USA che della Russia, è l’arma anti satellite ad ascesa diretta (DA-ASAT), sostanzialmente un missile lanciato dalla superficie terrestre per far esplodere un veicolo spaziale.

Un’altra opzione è utilizzare un satellite manovrabile in orbita per attaccare un satellite nemico sia attraverso una rudimentale collisione che attraverso sistemi d’arma integrati. Molti satelliti sono infatti dotati di piccoli motori che permettono loro di manovrare per ragioni di sicurezza, come ad esempio evitare detriti spaziali.

Un altra opzione d’attacco è la radiazione elettromagnetica. I satelliti possono trasportare sistemi che interferiscono con le comunicazioni di satelliti “nemici” con le loro basi a terra o addirittura effettuare attacchi di spoofing in modo che inviino comunicazioni sbagliate. Difendere i satelliti diventa quindi la priorità numero uno.

Alcune opzioni come renderli “invisibili” sono molto costose: è possibile nascondere un veicolo spaziale al radar o al telescopio ma non ad entrambi contemporaneamente. Pertanto la strategia attualmente adottata risale alla “guerra fredda” ovvero la deterrenza. Tu mi attacchi, io scateno una rappresaglia in grado di provocarti danni ancora maggiori.

Il guaio di questa dottrina è da una parte l’inevitabile escalation che essa comporta e dall’altro la maggiore dipendenza degli Stati Uniti dalla rete satellitare civile e militare rispetto ai principali competitor Russia e Cina. Per avere un’idea dei 3200 satelliti funzionanti in orbita ben 1327 sono americani, di questi 935 sono satelliti commerciali che permettono trasmissioni radiotelevisive e comunicazioni sicure a livello globale.

Circa 200 dei satelliti statunitensi sono governativi o di natura scientifica (previsioni meteo, telescopi spaziali, monitoraggio etc.). Quelli che rimangono sono satelliti militari e di intelligence. In realtà nessuno sa bene come assicurare una reale e concreta protezione a questa rete satellitare. I piani operativi dello Space Command sono ovviamente top secret. Una possibile efficace contromisura è rendere questa rete ridondante e resiliente in modo da diminuire i benefici in caso di attacco nemico.

Il sistema privato e commerciale statunitense di fatto opera in questo senso già da tempo. Le cosiddette aziende New Space (Space X, Blu Origin, Virgin Galactic) utilizzano vettori riusabili e producono satelliti grandi come un cocomero a costi che possono arrivare fino ad un decimo di quelli tradizionali.

Questo risparmio permette di lanciare molti più satelliti ed in un lasso di tempo minore. La Space Force sta intessendo stretti rapporti con queste aziende improntati ad acquisire tecnologia non in base alle specifiche ma alla funzione. Il vuoto giuridico sullo spazio non costituisce un viatico tranquillizzante per regolare la possibilità di conflitti. Recentemente il Comitato delle Nazioni unite ha elaborato 21 linee guida non vincolanti per un uso pacifico dello spazio extra-atmosferico. La vaghezza e la non obbligatorietà di queste linee guida sono state accolte tiepidamente da coloro che si battono per un vero trattato internazionale sullo spazio.

Un punto fondamentale della dottrina di sicurezza della Space Force è quello di sapere in ogni istante posizione e compiti di ogni satellite orbitante, compresi i 24.000 satelliti guasti o detriti che circondano il nostro pianeta e rischiano di collidere, prima o poi, con uno dei 3200 satelliti funzionanti.

Le informazioni vengono raccolte dal 18° Space Control Squadron, depurate dei dati sensibili di quelli militari e poi riversati in un catalogo online pubblico e gratuito, chiamato Space-Track, che emette degli alert quando due satelliti sembrano avvicinarsi troppo.

In conclusione il confronto tra le superpotenze nello spazio è ancora alle battute iniziali ma progredisce ad un ritmo serrato, facendo aumentare i rischi, che anche per un errore, possa deflagrare la prima guerra spaziale dell’umanità.

Fonte:

Le Scienze, ed. cartacea, gennaio 2021

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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