• Sab. Gen 23rd, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

Da dove veniamo?  Prima della scrittura e dell’arte gli umani vivevano come cacciatori-raccoglitori. Il nostro passato si innerva in una storia lunga milioni di anni che ha visto sorgere l’Homo Sapiens solo 200.000 anni fa ma prima di noi altri umani hanno abitato la Terra e ancora prima le tracce della nostra umanità scolorano confondendosi nelle tinte differenti degli antenati scimmieschi dai quali discendiamo.

In questo processo che semplicisticamente abbiamo imparato a considerare una scala qualitativa -cosa che in realtà non è – che cosa nell’evoluzione da scimmie a Homo ci ha resi “umani”?

L’antropologo Richar Wrangham

L’antropologo Richard Wrangham si è interrogato sulla questione e ha sviluppato una teoria del tutto convincente su come e perché l’uomo è diventato quello che è oggi. La teoria di Wrangham si basa sull’idea che il passaggio fondamentale che ci ha resi umani sia stato il controllo del fuoco.

I nostri antenati preumani, le scimmie del genere Australopithecus, anche se erano in grado di camminare in modo eretto avevano ancora caratteristiche morfologiche molto simili alle grandi scimmie antropomorfe. Esse presentavano un elevato prognatismo ed avevano una cassa toracica svasata verso il basso per la presenza di un grande intestino. Erano brave ad arrampicarsi ed il loro cervello era di poco più grande di quello degli scimpanzé.

Australopithecus

Le prime tracce di un passaggio evolutivo risalgono a 2,6 milioni di anni fa con il ritrovamento in una grotta in Etiopia di schegge affilate prodotte in modo intenzionale probabilmente per staccare la carne da alcune ossa che presentavano segni di macellazione.

La Gola di Olduvai in Tanzania

Il nostro antenato più antico è rappresentato da Homo Habilis comparso circa 2,3 milioni di anni fa. L’olotipo di questo ominide è il fossile OH 7, trovato da Jonathan Leakey il 4 novembre 1960 nella Gola di Olduvai in Tanzania. Questo nostro antenato aveva una capacità cranica notevolmente aumentata rispetto alle scimmie che lo avevano preceduto infatti il suo volume encefalico medio era di 612 cm³ rispetto ai 440 cm³ delle australopitecine. Che cosa aveva provocato un incremento della massa celebrale di quasi il 40%?

Homo Habilis

Questo ominide, l’Habilis, sembra sia stato il primo in grado di produrre volontaristicamente utensili (a lui si attribuiscono le schegge etiopi) anche se manteneva contemporaneamente alcune caratteristiche scimmiesche come lunghe braccia. Habilis sembra essere l’anello mancante fra le scimmie e gli esseri umani.

Ci vollero circa mezzo milione di anni perché la selezione evolutiva trasformasse Homo Habilis in Homo Erectus. Anche se non disponiamo di dati certi riguardo alle sue capacità cognitive, morfologicamente Erectus ci assomigliava molto. Correva e camminava come noi e aveva una massa cerebrale di 1200 cm³ poco inferiore alla nostra (1400 cm³).

Homo Erectus

Secondo la teoria scientifica più accreditata, il motore evolutivo principale che ha permesso il passaggio dalle australopitecine all’Homo Erectus è stato il consumo di carne: è la cosiddetta “Teoria dell’uomo cacciatore” che però non spiega come si sia sviluppata la tecnica di raccolta dei cibi.

I primi ominidi carnivori provenivano da una storia di consumo misto. Le grandi scimmie antropomorfe di oggi mangiano foglie e frutti e hanno una notevole difficoltà nel mangiare carne cruda che deve essere da loro masticata per ore prima di essere digerita. I primi ominidi con ogni probabilità erano afferenti ad una simile storia biologica rintracciabile nelle notevoli dimensioni della dentatura e nella forma del torace che svasandosi verso il basso doveva contenere un apparato digerente di notevoli dimensioni. Questa condizione morfologica era il segno che la fase digestiva di quegli esseri doveva essere piuttosto lunga, caratteristica rintracciabile nelle creature che si cibano di carne cruda o di alimenti con alte concentrazioni di fibre.

Gli odierni cacciatori-raccoglitori

La “Teoria dell’uomo cacciatore” se in qualche modo spiega con il passaggio da una dieta erbivoro-fruttifera ad una dieta fatta anche di carne cruda il passaggio dalle australopitecine ad Homo habilis (con il conseguente aumento di massa celebrale) non può però spiegare con la stessa causa (il consumo di carne cruda) lo sviluppo straordinario del volume encefalico avvenuto centinaia di migliaia di anni dopo che è rintracciabile nel passaggio da Habilis ad Homo Erectus (un incremento di quasi il 100%) e l’affermarsi di mandibole piccole e di un corto sistema digerente (rispetto ad Habilis).

Vayomer Elohim yehi-or vayehi-or”. Dio disse sia fatta la luce e la luce fu. Questa citazione della Genesi 1,3 è interpretabile alla luce evoluzionistica della scoperta e addomesticazione del fuoco. Quella del fuoco è una luce che rischiara le tenebre del nostro passato, una luce che da calore, nutrimento e protezione.

L’antropologo Claude Lévi-Strauss

E’ stato il fuoco che ci ha permesso di proteggerci e sperimentare la cottura dei cibi. L’antropologo Claude Lévi-Strauss nel suo saggio “Il crudo e il cotto” afferma che la cucina non segna soltanto il passaggio dalla natura alla cultura… per merito suo la condizione umana si definisce in tutti i suoi attributi.

In effetti se ci pensiamo bene siamo l’unica specie che cucina il proprio cibo e questo è davvero quello che ci differenzia da tutti gli altri organismi presenti sul pianeta.

Il gastronomo
Jean Anthelme Brillat-Savarin
1755-1826

Lévi-Strauss però non dava una importanza biologica alla cottura dei cibi ma ne considerava solo la valenza simbolico-culturale. Per altri, come per il celebre gastronomo Jean Anthelme Brillat-Savarin, le cose stavano diversamente. La sua esperienza culinaria gli fece comprendere come la cottura dei cibi li rendesse più digeribili e gradevoli.

La cottura dei cibi li rende masticabili in minor tempo e consente anche di trarne più energia. Il 35% dell’amido cotto, ad esempio, può essere assimilato rispetto al 12% di quello crudo. Le proteine cotte vengono assimilate per il 78% contro il 45% di quelle crude (i beveroni di uova di Rocky Balboa, quindi, non erano -in proporzione- molto efficaci rispetto ad una buona frittata). Soprattutto grazie alla cottura il nostro sistema digestivo riesce a svolgere le sue funzioni consumando appena il 10% del nostro metabolismo basale.

La quantità di energia liberata dalla cottura dei cibi, nell’ambito dell’equilibrio metabolico dell’organismo, ci ha consentito di diminuire la lunghezza dei nostri intestini e la grandezza delle nostre mandibole dirottando il surplus di energia al nostro cervello che ha potuto crescere in maniera straordinaria.

E’ stata dunque non la carne cruda quanto la cottura del cibo a liberare il potenziale energetico che ha reso possibile lo straordinario sviluppo cognitivo della nostra specie.

Nel 1998 lo storico Micheal Symons affermò con radicalità che

la cucina è l’anello mancante che definisce l’essenza umana,

io vedo nei cuochi i fautori della nostra umanità

Antonino Cannavacciulo è, quindi, ciò che davvero ci rende umani.

Lo chef Antonino Cannavacciuolo

Per saperne di più:

R. Wrangham – L’intelligenza del fuoco / Bollati Boringhieri 2011

C. Lévi-Strauss – Il cotto e il crudo / Il saggiatore 2008

Riccardo Menichetti

Sono uno dei 7,7 miliardi di anime di questo mondo e mi considero una persona molto curiosa: sono laureato in storia ma mi interesso anche di biologia, archeologia, fotografia, genetica delle popolazioni, politica, arte. Il mondo è troppo interessante per occuparsi di una cosa sola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.