11 dicembre 1941: il giorno in cui Hitler perse la guerra

Il 7 dicembre 1941 l’ambasciatore americano in Gran Bretagna Winant e l’inviato di Roosevelt, Averell Harrimann erano ospiti di Winston Churchill a Chequers. Secondo i due americani il Primo Ministro inglese era di umore tetro ed insolitamente taciturno.

Churchill era preoccupato per la sempre più probabile entrata in guerra del Giappone che avrebbe aperto un altro, pericoloso fronte per l’impero coloniale britannico. Nonostante questo, quel giorno stesso assicurò l’ambasciatore americano che se il Giappone avesse attaccato gli Stati Uniti la Gran Bretagna gli avrebbe dichiarato guerra.

Poi chiese se gli Stati Uniti avrebbero fatto altrettanto nel caso che il Giappone si fosse limitato ad attaccare le colonie inglesi in Asia. Winant se la cavò con una risposta ambigua dicendo che soltanto il Congresso USA aveva il potere di dichiarare lo stato di guerra.

Henry Hopkins, il principale consigliere di Roosevelt, aveva regalato un piccolo apparecchio radiofonico da 15 dollari al Primo Ministro inglese e Churchill ordinò al suo cameriere personale, Frank Sawyers, di portarlo nella sala da pranzo prima del notiziario delle nove. Stando al racconto di Harriman, Churchill fu un «po’ lento» nell’accenderlo, perdendo la notizia di apertura sull’attacco giapponese a Pearl Harbor quel mattino.

Quando l’annunciatore ripeté la notizia nella sala ci fu un momento di grande confusione. L’ammiragliato britannico da li a poco confermò la notizia. Churchill si trasformò di colpo in un altro uomo, e balzò in piedi proclamando: «Dobbiamo dichiarare guerra al Giappone!», mentre si dirigeva verso la porta. Winant lo seguì. «Santo cielo», gli disse, «non si può dichiarare guerra sulla base di una notizia alla radio».

Ricondotto momentaneamente alla ragione Churchill si mise in contatto con Roosevelt e gli chiese senza fronzoli se l’attacco giapponese corrispondesse alla verità. «È tutto vero», rispose Roosevelt. «Ci hanno attaccati a Pearl Harbor. Adesso siamo tutti nella stessa barca».

Churchill promise che non appena gli Stati Uniti avessero dichiarato guerra al Giappone, la Gran Bretagna avrebbe fatto lo stesso. La decisione era facilitata dal fatto che le truppe nipponiche avevano contestualmente attaccato anche la Malesia britannica.

Il giorno dopo Roosevelt chiese al Congresso di dichiarare guerra al Giappone. Sull’onda emotiva dell’aggressione subita la dichiarazione di guerra fu approvata dal Senato per 82 voti a 0 e la Camera con un margine di 382 a 0. Il movimento anti interventista si era sciolto come neve al sole, persino Charles Lindbergh ammise che la sua battaglia per tenere gli Stati Uniti fuori dalla guerra era terminata. In una dichiarazione preparata per il comitato di America First l’8 dicembre il celebre aviatore, con simpatie filo tedesche, invitò ad unirsi nella battaglia comune contro il Giappone.

Lo stesso giorno Churchill otteneva dal Parlamento inglese l’appoggio unanime nel dichiarare lo stato di guerra contro il Giappone dopo un discorso grave e senza l’esultanza che ci si sarebbe aspettato da colui che si era speso per mesi per coinvolgere gli Stati Uniti nello sforzo bellico.

L’attenzione a quel punto si focalizzò sulla Germania di Hitler: cosa avrebbe fatto? Sarebbe entrata in guerra contro gli Stati Uniti a fianco del Giappone o si sarebbe limitata ad una “neutrale ostilità”?

Dopo quattro giorni di assordante silenzio, giovedi 11 dicembre 1988, Adolf Hitler tenne un discorso di 88 minuti, scritto interamente di suo pugno al Reichstag di Berlino. In un farneticante discorso che attaccava duramente il Presidente americano e la «diabolica meschinità della comunità ebraica che circonda quell’uomo» e sostenendo che gli Stati Uniti avevano rifiutato tutte le presunte offerte di pace tedesche, Hitler dichiarò guerra agli Stati Uniti affermando la propria «incrollabile fermezza nel condurre una guerra, una volta cominciata, alla sua vittoriosa conclusione».

Anche se la guerra proseguirà ancora quasi quattro anni, quattro anni di morte, distruzione e sofferenza, quel giorno, quel freddo giovedì di dicembre del 1941, Adolf Hitler e la Germania persero irrimediabilmente la guerra.

fonte:

L’anno che i nazisti persero la guerra, di A. Nagorski

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