L’Operazione Tifone

Il 30 settembre 1941, in grave ritardo rispetto alle raccomandazioni di Guderian, Adolf Hitler da il via all’Operazione Tifone, ovvero l’attacco decisivo verso Mosca. Il Furher si era finalmente convinto che presa la capitale sovietica la partita con la Russia di Stalin sarebbe stata vinta.

La scommessa era occupare Mosca prima che un precoce inverno russo trasformasse dapprima il terreno in un mare di fango e successivamente in una distesa gelida e bianca. Guderian anche se consapevole di aver perso settimane preziose, si mosse velocemente verso nord da Kiev dove solo poco tempo prima aveva inflitto una spaventosa sconfitta ai sovietici.

La direzione era Orel ed il 2 ottobre Franz Halder ricevette un rapporto da Guderian che lo informava che le linee nemiche erano state frantumate. Quando i carri armati di Guderian entrarono il giorno successivo in città, le autorità locali vennero colte del tutto alla sprovvista, al punto che i tram funzionavano come se si trattasse di un giorno qualunque.

Tre giorni dopo la conquista di Orel però le forze corazzate di Guderian ebbero una prima, amarissima sorpresa. Attaccate dai carri armati T-34 sovietici subirono pesanti perdite. Fu la prima volta in cui si constatò la superiorità dei carri sovietici rispetto ai Panzer IV. Per essere efficaci contro i nuovi carri armati russi, il conducente del Panzer IV doveva manovrare per disporsi dietro il T-34 e colpire in modo estremamente preciso la grata al di sopra del motore, in modo da metterlo fuori uso; da altre angolazioni i tedeschi potevano soltanto danneggiare il carro armato ma non renderlo inutilizzabile.

Una seconda amara sorpresa la ebbero i piloti degli Stukas mandati a bombardare la vicina Mosca. Essi furono accolti non soltanto da un intenso e micidiale fuoco di sbarramento della contraerea ma dovettero fare i conti con gli aerei da combattimento russi di nuova costruzione, come lo Yakovlev Yak-7.

Come se non bastasse, le avvisaglie di un inverno precoce anche per gli standard russi mise in luce tutte le carenze logistiche della Werhmacht. I soldati non avevano adeguato abbigliamento invernale, l’antigelo per i motori di mezzi corazzati e dei veicoli era scarso, persino il rifornimento del cibo procedeva a rilento.

Guderian assaggiò nel momento peggiore le conseguenze del profondo allungamento delle linee di rifornimento. Per le truppe tedesche che avanzavano da ovest invece che da sud il primo obiettivo importante era Vyazma, che si trovava direttamente sulla strada di Mosca, a 230 chilometri di distanza.

Ancora una volta le truppe naziste chiusero in un cerchio di fuoco i difensori sovietici infliggendo centinaia di migliaia di perdite, tra morti, feriti e prigionieri. Il 7 ottobre 1941, prima ancora che la battaglia a Vyazma fosse del tutto finita, il generale Halder descrisse l’operazione come «un brillante successo». IL destino della capitale russa sembrava segnato.

I problemi logistici però continuarono a minare l’efficienza tedesca, anche le munizioni iniziavano a scarseggiare. La Wehrmacht aveva calcolato che per le truppe in marcia verso Mosca ogni giorno servivano trenta treni merci carichi di rifornimenti, in particolare munizioni e carburante. Tuttavia a quel punto ne arrivavano all’incirca venti.

Stalin corse ai ripari e il 6 ottobre convocò Zukov che aveva difeso Leningrado ordinandogli di difendere la capitale ad ogni costo. Subito dopo il colloquio con Stalin avvenuto il 6 ottobre, Žukov si era recato nel quartier generale del fronte occidentale da lì chiamò Stalin alle due e mezzo del mattino. «Il pericolo principale è che la strada per Mosca è quasi del tutto sguarnita»,

Decise quindi decise di concentrare tutte le forze disponibili sulla linea difensiva Možajsk, che correva per 200 chilometri da nord a sud, a una distanza di soli 100 chilometri dalla capitale. Zukov raschiò il fondo del barile inviando sulla linea difensiva persino i 4000 cadetti di dell’accademia militare di Podolsk. Solo il 20% di essi sopravvisse alla battaglia per la difesa di Mosca.

Žukov calcolò che gli restavano circa 90.000 uomini per impedire ai tedeschi di prendere Mosca. Li mandò a difendere posizioni chiave mentre i moscoviti scavarono in fretta delle trincee e alzarono barriere anticarro sulle vie di accesso alla città. Nel frattempo il 13 ottobre Stalin faceva evacuare le più alte cariche del governo e del partito da Mosca, trasferendole a Kujbyšev, la cittadina sul Volga. 1000 chilometri a est, nominata capitale provvisoria dell’URSS.

Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre la situazione sembrava volgere al peggio. I diplomatici e i corrispondenti dei paesi esteri furono invitati ad abbandonare immediatamente Mosca e si accalcarono il 16 ottobre nella stazione di Kazan mentre i primi fiocchi di una nevicata imbiancavano la città. Il loro treno era composto da 33 carrozze ed una locomotiva. Impiegheranno cinque giorni a giungere a Kujbyšev. Il 16 a Mosca il panico serpeggiava per le strade di una città che si andava spopolando, in un mese la capitale sovietica aveva perso un milione di abitanti.

Le strade erano intasate da vetture e carretti di gente che cercava di abbandonare la città, terrorizzata dall’imminente arrivo dei tedeschi. L’Nkvd registrò pericolosi sfaldamenti nella disciplina degli operai in numerose fabbriche cittadine con non irrilevanti casi di violenza. Di notte criminali ed ubriachi scorazzavano per le strade, in assenza della polizia che sembrava essere scomparsa.

L’evacuazione di Stalin era stata già preparata e si attendeva soltanto la volontà del dittatore georgiano per sapere se sarebbe avvenuta sul treno speciale pronto per lui o con il suo aereo Douglas DC3. Le prime avanguardie tedesche erano state avvistate ad una quarantina di chilometri dalla città e Stalin sembrava incerto sul che fare, ad iniziare dalla sua evacuazione da quella che rischiava di trasformarsi in una trappola mortale.

Il 18 ottobre Stalin si recò alla stazione dove lo aspettava il suo treno speciale. Esitò a lungo sulle banchine della stazione e poi decise di rimanere a Mosca. Il 19 ottobre decretò la legge marziale ed ordinò al NKVD di ripristinare l’ordine in città, sparando a vista su ogni trasgressore. Il saccheggio e gli atti di violenza cessarono di colpo.

La decisione di Stalin di rimanere a Mosca ebbe una grande influenza sul morale della popolazione moscovita e dei difensori del cuore del potere comunista. La battaglia per Mosca sarebbe proseguita fino all’aprile del 1942, con un numero di perdite eccezionale. La somma di entrambi gli schieramenti – che comprendeva i morti, i prigionieri e i feriti gravi – ammontò a 2,5 milioni, quasi 2 dei quali sovietici.

I tedeschi conobbero un bruciante insuccesso e persero l’ultima occasione per poter vincere la guerra.

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