Religione e peste del Trecento

Lo scatenarsi della pandemia di peste nel 1346-48 con la sua altissima virulenza, che in Europa ebbe il suo epicentro in Germania ed in Italia, sconvolse la vita economica, sociale e persino quella interiore delle popolazioni. Si fece strada quindi la convinzione, alimentata da una Chiesa sbigottita ed impotente, che la pandemia fosse un segno profetico della collera divina contro gli innumerevoli peccati umani, un ammonimento giunto dal cielo per redimere, attraverso il calvario della sofferenza, i popoli della terra.

L’incapacità di dare una risposta razionale ad una malattia orribile e altamente letale alimentò questa convinzione che per prosperare però aveva la necessità di individuare un “responsabile” della collera divina.

Ebrei, streghe, vagabondi, zingari e prostitute divennero ben presto i candidati dell’ira popolare. Le prime accuse di avvelenare le acque furono registrate ad Avignone nei confronti di alcuni non meglio identificati homines miseri. Ben presto fu la volta degli Ebrei, particolarmente nelle regioni centrali d’Europa, a costoro non si rimproverava uno specifico crimine, ma l’appartenenza stessa al popolo ebraico, secondo i crismi di un antisemitismo già molto diffuso.

Gli ebrei furono rastrellati in recinti di legno e bruciati vivi a Soletta, Zofingen, Stoccarda, Landsberg, Burren, Memmingen, Lindau, Friburgo, Ulm, Spira, Gotha, Eisenbach, Dresda, Worms, Baden ed Erfurt. La Chiesa da un lato contribuì ad alimentare la collera popolare contro gli ebrei, dall’altro si prodigò per assistere gli ammalti presso i monasteri o gli ospedali gestiti da religiosi.

Questo comportò un’altissima mortalità del clero, in Inghilterra, il tasso di mortalità si attestò al 45% tra i parroci ed al 44% tra i monaci, in Germania il tasso di mortalità tra i religiosi toccò il 35%. La perdita di fiducia nella Chiesa, causata dall’incapacità di quest’ultima di dare una risposta convincente alle cause di una pandemia così feroce, favorì la nascita di un gruppo di fanatici religiosi: i flagellanti.

I primi flagellanti sorsero nell’Italia settentrionale e centrale nel 1260, dopodiché il movimento si diffuse nel resto dell’Europa. Ebbero il proprio apice verso la metà del XIV secolo, proprio in seguito all’esplosione della Peste nera.

I seguaci di questo movimento predicavano che la causa della terribile epidemia che stava falciando l’intera Europa era la collera divina dovuta al decadimento morale ed alla corruzione riscontrate nella Chiesa e nella società. La pratica cruenta alla quale si sottoponevano era auto inflitta con una sorta di frustino. «[…]Ogni flagello era una specie di bastone dal quale sul davanti pendevano tre corde con grossi nodi. Questi nodi erano attraversati da spine di ferro incrociate, molto appuntite, che li passavano da parte a parte sporgendo dal nodo stesso per la lunghezza di un chicco di grano o anche più. Con questi flagelli si battevano il busto nudo, così che questo si gonfiava assumendo una colorazione bluastra deformandosi, mentre il sangue scorreva verso il basso imbrattando le pareti della chiesa all’interno della quale si flagellavano. A volte si conficcavano le spine di ferro così in profondità nella carne che riuscivano a toglierle soltanto dopo ripetuti tentativi.»

I flagellanti si spostavano in piccoli gruppi di villaggio in villaggio, dove solitamente si fermavano per tre giorni, esibendo questo rito cruento nelle chiese e/o nelle strade del villaggio.

La Chiesa comprese ben presto che stava perdendo il controllo sul movimento, cosicché, nel 1349, papa Clemente VI emanò una bolla che lo vietava, dichiarandolo eretico. Ciononostante i flagellanti non cessarono la loro attività, che talvolta assunse i connotati di un’autentica rivolta millenaristica.

«[…] cominciarono a dimenticare il servizio e gli uffizi della Santa Chiesa, e restavano nelle loro follia e presunzione che i loro uffizzi e i loro canti fossero più belli e più degni di quelli dei preti e dei chierici, e così si sospettava che […] questa gente avrebbe finito per distruggere la Santa Chiesa e uccidere preti, canonici e chierici, desiderando avere i loro beni e i loro benefici.»

In seguito alla scomunica alcuni leader del movimento dei flagellanti furono imprigionati o uccisi, come accadde ad esempio a Konrad Schmid, maestro del movimento dei flagellanti in Turingia. Egli riteneva di essere la reincarnazione di Federico II o del profeta Enoch, e chiedeva l’abolizione di ogni autorità ecclesiastica. Fu messo al rogo nel 1369.

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