L’uomo non sa più chi è, né cosa vuole. L’importanza del Decadentismo in Europa

Tutti i movimenti di pensiero, alle soglie del ventesimo secolo, hanno più o meno un marcato carattere irrazionale, e i paralleli movimenti artistici e letterari vi aggiungono un senso individualista intenso della vita e dell’uomo.

Ritorna, dunque, il bisogno di abbandonare l’osservazione della realtà esterna per calarsi all’interno dell’animo umano scavando nei sentimenti, nei dubbi, nelle passioni, nelle ansie ed anche negli ideali e nelle aspirazioni che li sorreggono.

Il poeta si piega su se stesso indagando nel profondo alla ricerca della propria e più autentica verità/realtà interiore. Questo bisogno di ripiegamento e di scavo cade, però, in un periodo di profonda crisi spirituale: l’uomo non sa più chi è né che cosa vuole.

La letteratura sembra esprimere un velato senso di stanchezza e la necessità impellente di scandagliare gli angoli più remoti e oscuri della psiche umana dove spesso vi si sono sedimentati il vizio, l’apatia, la noia, la lussuria, la voluttà, in una parola il male.

Di sicuro non a caso uno degli avvenimenti più eclatanti e più sconcertanti della cultura europea di quegli anni è la nascita della psicanalisi ad opera di un medico austriaco di Vienna, tale Sigmund Freud, che diventerà famoso a livello mondiale soltanto più tardi, la quale scopre al di sotto dello strato puramente razionale dell’individuo un mondo del tutto segreto, sconosciuto e, per molti aspetti, piuttosto affascinante che condiziona e determina la personalità.

Su un altro piano, ma non molto dissimile, andando alla ricerca di sensazioni che nascono al di sotto della coscienza morale, cioè della coscienza diretta dalla presenza della ragione, gli scrittori del periodo indagarono quella verità più segreta che il clima fiacco di un’era dalla volontà spezzata e dagli ideali sempre più piattamente borghesi relegava in zone grigie e molto labili; da ciò una poesia che tentò di riprodurre il paesaggio irripetibile di un’interiorità fatta di luce e ombra e di sentieri non facilmente districabili.

La corrente (o movimento) letteraria che rappresenta ed esprime questa condizione spirituale fu detta Decadentismo; forse non a caso rifacendosi ad un’espressione dell’inglese Gibbon che aveva descritto nella sua opera più celebre la “Storia della decadenza e caduta dell’impero romano” con una certa simpatia per i vinti “rappresentanti di tutti i valori della cultura” e i vincitori, da lui disprezzati in quanto “uomini della barbarie”.

Il Decadentismo corrisponde alla crisi della cultura ottocentesca, ed ha come centro di diffusione la Francia e come epicentro la sua capitale Parigi. L’Italia, sia pure in modo meno vistoso e profondo, ne subì l’influenza. Il poeta, soprattutto, ma anche il romanziere, decadente si affida ad un nuovo valore evocativo della parola, del verso e crea nuove strutture espressive, per cui lo sperimentalismo diverrà uno degli aspetti più consueti del Decadentismo in letteratura.

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