Bukowski realismo sporco

Charles Bukowski, padre del realismo sporco

Sei romanzi, migliaia di poesie e centinaia di racconti. Charles Bukowski si distingue per la sua attività letteraria incessante e per la sua schiettezza: la realtà che vive, il mondo contemporaneo e l’America, sono ‘’uno schifo’’, e Bukowski ce lo dice senza troppi giri di parole.

I suoi contenuti sono strettamente legati alla vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol, frequenti esperienze sessuali e rapporti tempestosi o violenti con le persone. Ogni cosa viene narrata senza troppi eufemismi. Un realismo così onesto, immediato e brutale che arriva come uno schiaffo in faccia.

Non è un caso che la corrente letteraria a cui spesso viene associato è quella del realismo sporco. Sobrietà, precisione, stringatezza estrema nell’uso delle parole: tutte caratteristiche anche e profondamente bukowskiane. I personaggi tipici sono quasi sempre volgari; o altrimenti – meglio ancora – conformisti che conducono vite convenzionali, ordinarie, occupati in lavori insignificanti e che versano in cattive condizioni economiche.

«Tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! Non fosse che per questo dovremmo amarci tutti quanti e invece no, siamo schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla

La scrittura di Bukowski è sincera al punto da risultare violenta. Ma questa non è altro che la conseguenza diretta della realtà che lui vive: una realtà insoddisfacente, dalla quale non si può scappare se non per qualche minuto con l’alcol o il sesso. Bukowski è infelice, è arrabbiato, e non ha la minima intenzione di nasconderlo dietro a belle ed eleganti parole come fa il mondo intorno; e come vorrebbe, probabilmente, la facciata dell’America.

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