Emergenza plastica

L’inquinamento da plastica è uno dei principali problemi ambientali che il nostro martoriato pianeta si trova a dover affrontare. E’ stato calcolato che nel 2025, ovvero tra meno di 5 anni, ben 11 miliardi di tonnellate di plastica si saranno accumulate nell’ambiente.

Già oggi sono ben note le grandi isole di plastica che intossicano parti consistenti dei nostri oceani e mari. Sei sono quelle con maggiore concentrazione di materiali plastici, la più grande di tutte è la Great Pacific Garbage Patch.

Composta prevalentemente da plastica, metalli leggeri e residui organici in degradazione, è situata nell’Oceano Pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Le sue dimensioni sono immense: le stime parlano di un minimo di 700.000 km² di estensione fino a più di 10 milioni di km², per un totale di circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti accumulati (c’è chi parla perfino di 100 milioni). Per avere un termine di paragone la stima più favorevole vuole questo enorme agglomerato di spazzatura grande quanto la penisola iberica, quella più drammatica la vorrebbe grande quanto gli Stati Uniti.

Gli studiosi hanno accertato ultimamente che esiste un vero e proprio “ciclo della plastica” che non interessa soltanto l’ambiente marino ma anche quello terrestre. Il passaggio delle microplastiche da un luogo all’altro anche distante moltissimi chilometri è favorito dall’atmosfera.

Un recente studio americano ha analizzato il trasporto in aria e la deposizione a terra di tipo “umido” (dovuto alla precipitazioni e di tipo “secco” dovuto alla semplice interazione gravitazionale. Questo studio ha evidenziato il ruolo essenziale dell’atmosfera per il trasporto della micro plastica anche in aree molto remote.

Le microplastiche a grana grossa in genere originano dai centri urbani durante i temporali o comunque in condizioni convettive, mentre quelle a grana fine sono deposte durante la bella stagione e possono raggiungere distanze molto più considerevoli delle altre.

Il modello con cui si studia il trasporto delle microplastiche è lo stesso di quello utilizzato per il trasporto delle polveri. La porzione fine delle microplastiche, la più pericolosa perché più facilmente inalabile in profondità dai nostri polmoni, rappresenta anche la maggior parte della massa delle microplastiche trasportate.

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