Il maccartismo

Sono passati appena cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed il mondo è precipitato in quella che sarà definita la “guerra fredda” tra gli ex alleati, Stati Uniti ed Unione Sovietica. In un clima sempre più teso e con un anti comunismo ormai dilagante in America, un senatore statunitense che non vive un periodo brillante della sua carriera politica  il 9 febbraio 1950, al Club delle Donne Repubblicane di Wheeling, in Virginia Occidentale pronuncia un discorso che costituirà l’inizio di uno dei periodi più bui della democrazia americana.

Il suo nome è Joseph R. McCarthy ed ha 42 anni. Quello che dice in quell’occasione con l’enfasi del suo viscerale anti comunismo è ancora non del tutto chiaro. Generalmente si concorda che mostrò un pezzo di carta, su cui, a quanto disse, era riportata una lista di comunisti notori che lavoravano al Dipartimento di Stato.

Si ritiene abbia detto «Ho qui una lista di 205 persone, che sono note al Segretario di Stato per essere membri del Partito comunista e che, nonostante questo, ancora lavorano al Dipartimento, formandone la politica». 

Sul numero effettivo si innescherà successivamente un balletto da 205 si abbassarono drasticamente a 51, per risalire poi ad 81. Secondo McCarthy, senatore del Wisconsin, nato a Grand Chute il 14 novembre del 1908 l’intera amministrazione democratica del Presidente Truman era un “covo di rossi”.

Sfruttando l’enorme attenzione che i media americani gli regalano il senatore repubblicano rianima una carriera politica grigia che lo aveva confinato in un mediocre anonimato. Di fatto McCarthy non aveva nomi; le sue prove per questa lista di proscrizione provenivano dagli elenchi dei fascicoli riguardanti il grado di lealtà del Dipartimento di Stato, dai quali questi nomi erano stati cancellati.

Infine McCarthy si spostò dalla lista originale e usò i dati raccolti durante le udienze per accusare altre dieci persone: Dorothy Kenyon, Esther e Stephen Brunauer, Haldore Hanson, Gustavo Duran, Owen Lattimore, Harlow Shapley, Frederick Schuman, John S. Service e Philip Jessup. Alcuni di questi non lavoravano più, o non avevano mai lavorato, per il Dipartimento di Stato ed erano stati tutti oggetto di vari processi per accuse di fondatezza non sempre certa.

Grazie alla grande esposizione mediatica McCarthy viene rieletto al Senato nel 1952 per il Wisconsin, dal 1953 al 1955 McCarthy presiedette il sottocomitato investigativo del Senate Committee on Government Operations.

Inizia a compilare vere e proprie liste di proscrizione con i nomi di presunti comunisti e simpatizzanti, favorisce il boicottaggio di chiunque possa essere considerato sospetto, propone di bruciare i libri “comunisti” e scatena una vera e propria ossessione per la “paura rossa”. Scienziati come Albert Einstein e Linus Pauling finiscono sotto sorveglianza. Charlie Chaplin è accusato di attività anti americane e, quando si trasferisce in Europa per una vacanza, gli viene cancellato il visto di rientro, troncando così la sua carriera cinematografica in America.

Arriva ad accusare il capo di gabinetto, il generale Geroge C. Marshall ed anche il Segretario di Stato bollandoli come “amici di Stalin”. Il suo furore ideologico e la psicosi della “quinta colonna rossa” saranno uno dei fattori che contribuiranno al successo del repubblicano Eisenhower nella corsa presidenziale del 1953.

Il gioco, però, sfugge di mano a McCharty quando i suoi “processi” iniziano a essere trasmessi in televisione e si vedono le tecniche intimidatorie ed aggressive nei confronti dei “sospettati” comunisti. Il passo falso decisivo però McCarthy lo compie quando nel suo delirio di onnipotenza avvia un’ìnchiesta sull’esercito degli Stati Uniti.

Nel febbraio 1954 il generale Ralph Zwicker, eroe di guerra pluridecorato, rifiutò di rispondere ad alcune domande del senatore, che lo insultò dicendogli che “aveva l’intelligenza di un bambino di cinque anni” e che “non era adatto ad indossare quell’uniforme”; ciò provocò vibrate reazioni negative da parte dei vertici dell’esercito ed anche del presidente Dwight Eisenhower.

Il comportamento volgare, sprezzante ed in taluni casi delirante del senatore repubblicano inizia ad incrinare il favore con il quale i media lo avevano fin li seguito ed appoggiato. Nel marzo 1954 il programma televisivo See it Now della CBS trasmise un servizio del giornalista Edward Murrow, che criticava pesantemente l’operato di McCarthy. Tre settimane dopo, il senatore accettò l’invito a partecipare alla trasmissione e accusò Murrow di simpatie comuniste.  La sua popolarità iniziò a declinare vistosamente.

Ormai McCarthy aveva gran parte del Senato contro. Il 2 dicembre 1954 il Senato approvò una mozione di censura a McCarthy con un voto di 67 a 22, facendo di lui uno dei pochi senatori mai stigmatizzati in questo modo, per cui nel gennaio 1955 si dovette dimettere dalla presidenza del comitato.

La sua carriera politica è rovinata per sempre. McCarthy che era un forte bevitore non resse psicologicamente all’oblio politico e mediatico in cui era precipitato e si rifugiò ancora di più nell’alcool. Cinque mesi dopo un epatite fulminante lo uccise a 48 anni al Bethesda Naval Hospital di Bethesda, nel Maryland, il 2 maggio 1957.

Di lui è rimasto un orribile neologismo il “maccartismo” indicando con esso un clima di sospetto generalizzato che conduce direttamente alla caccia alle streghe.

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