Il Grande Uno Rosso sbarca in Inghilterra

E’ una gelida e nebbiosa mattina di novembre del 1943 quando alcune navi americane attraccano al porto di Liverpool. Migliaia di soldati appartenenti alla 1 Divisione di Fanteria dell’Esercito americano, meglio conosciuta come il Grande Uno Rosso, dal distintivo da braccio raffigurante per l’appunto un grande uno colorato di rosso in uno scudetto pentagonale, scendono dalle passerelle di legno e toccano finalmente il suolo inglese.

Gran parte di loro sono tutt’altro che contenti ed ascoltano distrattamente la banda militare che li accoglie suonando Dixie e The Sidewalks of New York. Dopo le campagne militari che avevano visto la 1 Divisione Fanteria impegnata nel Nord Africa con l’operazione Torch e la successiva invasione della Sicilia i veterani speravano che fosse arrivato il momento di tornare a casa.

Invece la nuova destinazione in Inghilterra non poteva che significare che il Grande Uno Rosso avrebbe partecipato alla prossima ed ancora misteriosa invasione dell’Europa per la definitiva spallata alla Germania nazista. Molti all’idea di dover tornare a combattere si sentivano amareggiati e perfino traditi. I veterani sapevano bene, sulla base della loro esperienza, che le statistiche di sopravvivenza non si potevano sfidare impunemente ed un’altra invasione avrebbe comportato un pesante tributo di sangue.

D’altra parte il tenente generale Omar Bradley, comandante dell’esercito, americano pur essendone consapevole, scrisse però in merito: “Anche se non amavo l’idea di sottoporre la 1a all’ennesimo sbarco come comandante non avevo altra scelta. Il mio lavoro era arrivare a riva, mettere su un deposito e distruggere i tedeschi. Per svolgere quella missione, non c’era molto spazio da concedere alla giustizia. Mi sentivo obbligato a usare le migliori truppe che avessi a disposizione. E come risultato, la divisione più meritoria di compassione, come ricompensa per ciò che aveva già fatto, divenne l’unica scelta possibile per il nostro lavoro più difficile». In sintesi, non potevano essere risparmiati. Perché davanti a loro avevano un compito troppo importante e troppo impegnativo.”

Come se non bastasse il Grande Uno Rosso stava ancora metabolizzando il traumatico cambio del comandante di divisione, il popolarissimo generale maggiore Terry de la Mesa Allen sostituito da Bradley con il maggior generale Clarence Huebner. Il motivo di questo cambio al vertice lo spiegò lo stesso Bradley: “Sotto il comando di Allen, la 1a Divisione era diventata man mano più nervosa, sprezzante dei regolamenti e degli ordini dei superiori, e si credeva esente dagli obblighi della disciplina per via dei mesi che aveva passato al fronte. Credeva anche di essere la sola divisione a combattere quella guerra. Allen era diventato troppo individualista per riuscire ad abbassare la testa senza creare attrito nel grande impegno comune richiesto da una guerra”.

In altre parole l’indisciplina del Grande Uno Rosso era vista da Bradley come un elemento di freno e di limite della sua efficacia in combattimento nonostante gli ottimi risultati che il Grande Uno Rosso aveva conseguito sui campi di battaglia in Nord Africa ed in Sicilia.

Huebner, uomo schivo e modesto, era un fanatico della disciplina senza per altro configurarsi come un generale ottuso e legato soltanto ad aspetti formali. Ottimo tiratore una delle suoi primi obiettivi che attuò anche in Inghilterra fu quello di migliorare la prestazione nel tiro dei soldati, giudicata non adeguata.

Huebner era entrato nell’esercito nel 1910 esattamente come cuoco nel 18mo Reggimento di Fanteria che nel 1917 sarebbe confluito nella 1 Divisione di Fanteria. Pluridecorato nella Prima Guerra Mondiale, nel 1943, a 53 anni era già un generale a due stelle. Assunse il comando del Grande Uno Rosso nell’agosto di quell’anno, verso la fine della campagna di Sicilia.

I primi mesi furono particolarmente duri per lui, prendere il posto di un comandante molto amato e rispettato come Allen e recuperare una maggior disciplina ed efficienza della Divisione si rivelò impresa tutt’altro che semplice. Huebner pretendeva la massima attenzione ai dettagli ed una ferrea e pronta disciplina. Sotto la sua scorza dura però il neo comandante era una persona gentile e dotata di una buona dose di auto ironia.

Una volta in Inghilterra il Grande Uno Rosso si stabilì nei minuscoli paeselli del Dorsetshire, nei pressi della costa meridionale. Le truppe alloggiavano in capanne Nissen, baracche e anche in abitazioni private che erano state requisite. Huebner scoprì grazie a Bradley che alla sua divisione era assegnato il compito di assaltare la spiaggia di Omaha.

Approntò quindi un rigoroso e duro programma di addestramento per simulare lo sbarco. Sotto ogni condizione meteo, a partire dal mese di febbraio del 1944 la 1 Divisione di Fanteria si esercitò senza sosta sull’assalto anfibio. Gli uomini venivano condotti in camion dalle loro basi nel Dorsetshire allo U.S. Assault Center di Braunton sulla costa sudoccidentale, e al centro di Slapton Sands sulla costa meridionale, per esercitarsi nell’invasione. «Venivano messi in opera veri e propri sbarchi con lo stesso tipo di imbarcazioni che sarebbero state usate nel D-Day. I vascelli sbarcavano sotto il fuoco nemico simulato, gli uomini entravano in acqua e raggiungevano la spiaggia, oltrepassando ostruzioni simili a quelle che ci si aspettava di trovare in Francia, e cercavano di addentrarsi nell’entroterra». Le unità di assalto fecero tante di quelle simulazioni che gli uomini divennero avvezzi a tutti quei passaggi.

Dopo aver portato a termine ogni attacco simulato, i soldati si dirigevano a piedi all’accampamento, dove erano state già montate delle tende coperte di fango, e si riscaldavano con un pasto bollente.

Il Grande Uno Rosso sbarcò in Normandia il 6 giugno 1944 sulla spiaggia di Omaha Beach, subendo gravi perdite. Rimase in linea durante tutta la campagna di Normandia; alla fine del dicembre 1944 combatté nelle Ardenne e quindi partecipò alla successiva avanzata in Germania attraverso la testa di ponte di Remagen.

Alla fine della guerra la divisione era rimasta in linea per un totale di 292 giorni subendo 29.005 perdite con un avvicendamento del 206%. La fine della guerra trovò la gloriosa 1 Divisione di Fanteria in territorio cecoslovacco.

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