Islam e Cristianesimo: le origini di un aspro confronto

Il Cristianesimo originario era una religione fortemente pacifista che ripudiava qualsiasi tipo di guerra. Le cose iniziarono a cambiare con il famoso Editto di Milano (313) attribuito all’imperatore Costantino che di fatto eleggeva la religione cristiana a religione di Stato.

L’anno dopo nel 314 il Concilio di Arles stabiliva che per i fedeli era un obbligo prestare il servizio militare nell’esercito imperiale. Uccidere però anche in guerra rimaneva un grave peccato. Sarà Sant’Agostino (354-430), dottore della Chiesa a sdoganare definitivamente la guerra per i cristiani affermando che potevano esserci “guerre giuste” e che in quel caso Dio si aspettava che i fedeli si comportassero da buoni soldati. L’evoluzione successiva si ebbe con i regni romano-barbarici e la loro adesione al cristianesimo. Uccidere in guerra non era più considerato un tabù.

Quando in Francia si convertirono i Merovingi diventando i difensori dell’ortodossia contro l’eresia ariana per la Chiesa il problema della guerra e delle morti provocate fu definitivamente superato. D’altra parte quando i Papi estesero il loro potere temporale nelle regioni centrali dell’Italia furono direttamente coinvolti in frequenti scontri militari.

La novità principale era che la guerra dei Papi non era più condotta esclusivamente per la difesa della fede ma anche per assecondare pretese territoriali afferenti al potere temporale. Era quindi scontata l’adesione alle guerre che si prefiggevano lo scopo di difendere i territori cristiani dai nuovi invasori, Vichinghi e Magiari in primis.

La guerra non era più considerata un male assoluto ma come un male necessario per proteggere la Chiesa ed i cristiani da un male ancora peggiore. Probabilmente l’idea di una guerra santa contro i mussulmani nasce in Spagna. Qui dopo alcuni decenni di sconfitte i mussulmani avevano riconquistato alcuni territori arrivando nell’anno 1000 a mettere a sacco il santuario di Compostela, uno dei luoghi più venerati della cristianità. Per la prima volta nella storia del cristianesimo dei monaci imbracciarono le armi per opporsi ai mussulmani, furono tutti massacrati ma nacque un mito che avrà conseguenze importantissime negli anni a venire.

Dal punto di vista dottrinale si sviluppo il concetto di “guerra santa” che estendeva l’utilizzo delle armi anche agli ecclesiastici. La guerra santa sarà alla base del fenomeno delle Crociate. La prima delle quali diventa un obiettivo realizzabile nel 1095 con Papa Urbano II che lanciò l’idea dal pulpito di una chiesa nella cittadina francese di Clermont. I crociati che sarebbero partiti alla volta della Terra Santa per liberarla avrebbero ricevuto l’indulgenza plenaria per i peccati commessi ed in caso di morte sarebbero stati accolti in Paradiso.

Urbano II riusciva quindi a realizzare un’idea, quella della crociata contro i pagani mussulmani, che circolava da oltre venti anni e che aveva accarezzato, senza per altro approdare a niente di concreto, la volontà di Papa Gregorio VII.

La guerra santa dei cristiani era però molto differente dalla jihad mussulmana. Fin dai tempi di Maometto le guerre mussulmane avevano per obiettivo la conquista di territori e non la conversione dei pagani. Solo in una fase successiva l’obiettivo della conquista si associò a quello di convertire il maggior numero possibile di vinti.

Fino a quel momento i sovrani mussulmani furono famosi per la tolleranza verso i sudditi che professavano altre religioni, fossero cristiani o ebrei, purché obbedissero alle leggi dello Stato e non cercassero di fare nuovi proseliti. Lo scopo di Urbano II era diverso, si doveva “liberare” la Terra Santa per poi convertire la popolazione che ci viveva.

L’intenzione del Papa era che questo processo di liberazione fosse affidato essenzialmente alla classe dei cavalieri, ma una volta lanciata la propaganda non fu più possibile contenere ai nobili ed ai soldati di professione questa impresa. Predicatori popolari come Pietro l’Eremita, infiammarono le piazze e le chiese di città e villaggi intimando che era dovere di ogni cristiano, ricco o povero, partecipare alla crociata per riguadagnare la Terra Santa alla cristianità.

Questa violenta predicazione contro i “nemici di Cristo” non si limiterà ad individuare nei mussulmani il nemico pubblico numero uno, ma sarà rivolto anche ai nemici interni, le sette eretiche e soprattutto gli ebrei che saranno colpiti da una serie di violentissimi pogrom in Renania, Worms, Colonia, Magonza con centinaia di vittime.

Per evitare il battesimo forzato non pochi genitori uccisero i propri figli prima di togliersi a loro volta la vita. Nel frattempo una moltitudine di diseredati iniziò ad attraversare l’Europa come un fiume in piena dirigendosi verso Costantinopoli con l’obiettivo poi di attraversare la Turchia e dirigersi verso la Palestina.

Il loro percorso era contrassegnato da violenze e saccheggi inauditi. Con grande costernazione del Papa e dei sovrani la “crociate dei pezzenti” anticipò “la crociata dei cavalieri”. Ma i pezzenti non raggiunsero mai le mura di Gerusalemme la maggior parte di loro trovò la morte in Asia Minore. Come scrisse la colta Anna Comnena, figlia dell’imperatore bizantino, questa enorme massa di pellegrini straccioni fu massacrata dalle spade turche.

L’esito drammatico della crociata dei pezzenti però ebbe il merito di associare alla crociata non soltanto l’elemento guerresco ma anche quello del pellegrinaggio. Un’altra chimera che attrasse verso Oriente, soprattutto cavalieri e piccola nobiltà spiantati era l’aspettativa di cospicui bottini che potessero risollevare la loro condizione economica. Tuttavia se per alcuni questo obiettivo si trasformò in realtà, per la maggioranza di essi questa aspettativa andò completamente delusa.

L’idea delle crociate fallì non soltanto per opera delle sconfitte militari subite dai mussulmani ma anche per i laceranti conflitti interni che dilaniavano la cristianità, ad iniziare dalla frattura insanabile che si acuì tra i cristiani d’Oriente e quelli d’Occidente soprattutto dopo la quarta crociata e la presa di Costantinopoli.

Le Crociate nate per liberare la Terra Santa si tradussero nel primo esempio concreto di colonialismo occidentale. Dal punto di vista economico le crociate arricchirono le repubbliche marinare italiane, ad iniziare da Genova e Venezia. Al netto di queste considerazioni la spinta principale che indusse nobili, cavalieri, pellegrini e diseredati a partecipare per diversi secoli alle crociate fu senza ombra di dubbio la motivazione religiosa.

3 commenti

  1. Un colonialismo occidentale che andava a reagire e ad opporsi al vecchio colonialismo arabo-mussulmano. Una sorta di nemesi storica, in base al principio “chi di spada ferisce di spada perisce”. Purtroppo le nemesi storiche vanno e vengono, così come vanno e vengono i Cavalieri dell’Apocalisse nel corso delle epoche.

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