La liberazione di Parigi

Lo sfondamento in Normandia delle forze Alleate aveva mandato in fibrillazione la Resistenza francese, in particolare a Parigi già il 17 agosto 1944 la Direzione militare del Comitato di Liberazione Nazionale, incoraggiata da un sorprendente sciopero della gendarmeria, decise di proclamare l’insurrezione generale, nonostante i dubbi del presidente, il socialista Leon Hamon.

Il comandante tedesco della piazza di Parigi, il generale Von Choltitz aveva avvisato il sindaco della città Taittinger che gli ordini di Hitler erano durissimi. Il Furher voleva la distruzione dei ponti e monumenti di Parigi, la feroce soppressione di qualsiasi resistenza da parte della popolazione, fino all’ultimo uomo. L’obiettivo era quello di creare una seconda “Stalingrado” sul fronte occidentale e immobilizzare così diverse divisioni alleate.

Il quadro esposto da Von Choltitz al Sindaco era terrificante, Taittinger sapeva benissimo che sarebbe bastato un ordine del generale per trasformare Parigi in un cumulo di rovine visto che la città era già stata largamente minata.

Nel corso di quel colloquio drammatico Taittinger si avvicinò alla finestra ed indicò con un dito il Louvre al comandante tedesco: “Non vorrà mica passare alla storia come l’uomo che ha distrutto tante opere d’arte?”. Von Choltitz rispose: “Certo che no, ma si ricordi che siamo in guerra e che io sono un generale tedesco.”

Il colloquio volse alla fine, al Sindaco di Parigi che aveva sempre mantenuto dei rapporti tutto sommato buoni con il Comando delle truppe d’occupazione, parve di intravedere il tormento interiore che attanagliava il generale Von Choltitz e quando i due si strinsero la mano, il tedesco sussurrò: “Dovremo arrangiarci per superare nel migliore dei modi queste ultime poche giornate che ci restano da superare ad entrambi”.

Il 18 agosto, l’indomani le Forces Francaises de l’Interieur fanno affiggere il manifesto che proclama l’insurrezione e che inizia con l’esortazione: “Tutti ai posti di combattimento!” Viene occupato il palazzo delle Poste Centrali, i mercati generali ed alcuni edifici delle municipalità. Queste prime occupazioni avvengono senza alcun confronto con le forze di occupazione tedesche.

A Neully un reparto tedesco però intercetta i partigiani e scoppia un violentissimo conflitto a fuoco che provoca una ventina di morti per parte. I disordini più preoccupanti avvengono nei quartieri di Pigalle, Montmatre e nelle stradine del Quartiere Latino.

Il Sindaco di Parigi e le altre personalità politiche e della resistenza che lui aveva informato sugli esiti del colloquio del giorno prima si aspettavano una reazione durissima delle forze di occupazione, anche perché sapevano benissimo delle sollecitazioni in tal senso delle SS e della Gestapo. Von Choltitz però continuò a far evacuare la città come se niente stesse accadendo.

Questo atteggiamento indusse altre formazioni clandestine a scendere in campo allargando i perimetri dell’insurrezione generale. I gollisti occuparono la Prefettura ed arrestarono il prefetto collaborazionista Bussiere. A questo punto il generale Von Choltitz ordina di circondare la Prefettura e minaccia gli insorti che farà bombardare dalla Luftwaffe il palazzo che sorge proprio nel cuore di Parigi, nella Ile de la Citè.

Gli scontri intorno alla Prefettura intanto provocano decine di morti tra entrambe le parti. A questo punto interviene il console di Svezia Raoul Nordling che fingendosi buon amico dei tedeschi e facendo leva sulla neutralità della Svezia aveva salvato centinaia di francesi della deportazione. Nordling cerca di convincere Von Choltitz di non procedere con il bombardamento aereo, il generale ribatte che fino a quel momento aveva evitato di applicare le forme più dure di repressione cercando di nascondere la situazione al Fuhrer ma che ormai Berlino è perfettamente a conoscenza dell’insurrezione. L’ordine è di far saltare i ponti e gli stabilimenti industriali.

Nordling chiede allora un po’ di tempo in modo da poter trattare con gli insorti. Il comandante tedesco della piazza di Parigi accetta ma ribadisce che il console non è autorizzato a trattare per suo nome, lui non può avviare trattative con terroristi e ribelli. Il console svedese sa bene che in base alla legge Sippenhaft entrata in vigore dopo l’attentato ad Hitler del 20 luglio, moglie e figli dei generali tedeschi possono essere considerati come ostaggi per assicurare la lealtà degli ufficiali verso il Reich ed il suo Furher.

Nel pomeriggio del 19 agosto, un soffocante ed afoso pomeriggio d’estate parigino, Nordling fa sapere ai capi della resistenza che von Choltitz non inasprirà la repressione, passando alla distruzione di Parigi, se scatterà una tregua. Chaban Delmas e Parodi (quest’ultimo ha guidato la presa della Prefettura) accettano.

Per qualche ora la tregua sembra tenere, ma la resistenza che fa capo ai comunisti non intende accettare la sospensione delle ostilità e il 22 agosto la tregua può essere considerata fallita. Gli attacchi contro le forze di occupazione ed i collaborazionisti riprendono in tutta la città. Nel frattempo anche la posizione di Von Choltitz si sta facendo sempre più complicata, molti iniziano a diffidare di lui, ad iniziare dalle SS. Il generale riesce a guadagnare tempo grazie all’indiscusso carisma ed al fatto che fa circolare la notizia di aver chiesto due divisioni di rinforzo a Jodl.

Nel frattempo nonostante che la Gestapo stia smobilitando in vista della completa evacuazione della città riesce a fare un colpo sensazionale catturando Alexandre Parodi, il rappresentante personale di De Gaulle a Parigi, a cui perfino il generale Chaban Delmas deve obbedienza.

Parodi viene portato al cospetto di Von Choltitz. L’incontro è inizialmente rovente, il generale tedesco è furioso e chiede conto del perché la resistenza non abbia rispettato la tregua. Parodi convinto di essere ormai spacciato, replicherà: “Generale, lei si trova alla testa di un esercito che obbedisce agli ordini. La resistenza invece è un insieme di movimenti ed io non li controllo tutti.”

Con grande stupore dei suoi subordinati e soprattutto delle SS il comandante tedesco ordina la liberazione di Parodi. La sera del 23 agosto dopo incessanti pressioni di De Gaulle, nascosto in un rifugio segreto in Francia, il generale americano Bradley convoca il generale francese Leclerc a capo della seconda divisione blindata di circa 16.000 uomini raccolti quasi tutti in Africa.

Nel frattempo Von Choltitz rigira tra le mani un fonogramma proveniente da Berlino con in calce la firma di Hitler. Ecco il testo integrale di questi ordini farneticanti:

“Arrecare le distruzioni più vaste possibili e soprattutto demolire tutti i ponti della città. Esercitare le rappresaglie più energiche e sanguinose se qualcuno spara sulle truppe tedesche. Evacuare Parigi soltanto dopo aver effettuato queste distruzioni e se le nostre perdite superano il 30% degli effettivi.”

Von Choltitz cerca di prendere tempo, chiama il comandante supremo del fronte occidentale Von Model gli fa presente che se farà saltare i ponti sarà complicato far evacuare la guarnigione di 20.000 uomini che presidia Parigi e che inoltre le truppe in ritirata dalla Normandia si troverebbero in un cul di sac. Ribadisce poi che non ha uomini a sufficienza per rispettare gli ordini nei tempi richiesti. Insomma il generale cerca di guadagnare tempo, Von Model gli risponde che deve arrangiarsi e che non riceverà alcun rinforzo.

Il generale tedesco a questo punto convoca il console di Svezia e senza mezzi termini gli dice che deve contattare gli Alleati ed esigere da loro un’avanzata rapidissima verso la città, l’unico modo per salvare Parigi. Nordling stremato da giorni di intollerabile tensione ebbe un collasso ed incaricò il fratello di trasmettere quest’appello urgentissimo.

Finalmente Bradley ordina a Leclerc di “volare” e completare le ultime decine di chilometri che separavano la raccogliticcia divisione francese da Parigi. All’alba del 25 agosto Von Choltitz è ancora nel suo ufficio in Rue de Rivoli mentre tutt’intorno infuriano i combattimenti. Alla fine di quella mattina dopo un breve negoziato un ufficiale francese sale armato di pistola nell’ufficio del generale e lo cattura.

Pochi minuti dopo Von Choltitz firma il documento di resa. E’ il 25 agosto 1944, finalmente Parigi è libera.

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