Analogie e differenze delle principali epidemie del XXI secolo

I primi venti anni del Ventunesimo secolo sono stati contrassegnati da decine di focolai epidemici in tutto il mondo. Provocati da virus e batteri gran parte di essi, fortunatamente, hanno agito in aree circoscritte. Tre di esse però hanno fortemente preoccupato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le autorità sanitarie nazionali, le epidemie della SARS, di H1N1 e quella attualmente in corso di Covid19.

In questo articolo tracceremo brevemente e senza alcuna pretesa di esaustività le principali analogie e differenze di queste malattie.

I virus

L’agente patogeno che ha provocato l’epidemia di SARS che si sviluppò nell’arco temporale che andò dal novembre 2002 al luglio 2003 è il SARS-COV. Appartiene alla famiglia dei coronavirus ed è un virus a RNA potenzialmente fortemente mutageni.
La pandemia dell’influenza H1N1, detta volgarmente suina, appartiene invece ad un un sottotipo di virus di Influenzavirus A della famiglia Orthomyxoviridae. Ne esistono numerose varianti che causano forme influenzali pandemiche negli animali, come la febbre suina da cui ha ereditato il nome.

Infine l’attuale pandemia Covid19 è provocata dal virus SARS-Cov-2 anch’esso appartiene alla famiglia dei coronavirus, una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico.

Tutti e tre questi virus hanno una sintomatologia simile alla comune influenza e possono colpire in modo anche molto grave le basse vie respiratorie.

Origine delle epidemie

Tutte e tre le epidemie considerate in questo articolo sono zoonosi, ovvero provengono da un salto di specie con un animale. La SARS come Covid19 sono originarie della Cina, la prima della provincia del Guandong, la seconda da quella di Hubei. La cosiddetta “febbre suina” è invece originata nel Messico.

Durata ed estensione delle tre epidemie

In premessa occorre segnalare che l’OMS ha dichiarato l’influenza H1N1 e Covid19 come pandemie, mentre la SARS come un’epidemia globale.

La SARS durò circa nove mesi ed ufficialmente venne considerata conclusa il 31 agosto 2003. Dalla provincia cinese del Guangdong, il virus della SARS ha viaggiato attraverso gli esseri umani in 30 paesi e zone del mondo, ma si è profondamente annidato solo in sei.

La pandemia influenzale del 2009 (chiamata anche influenza A/H1N1) è durata dal gennaio 2009 all’agosto del 2010 ed ha interessato circa ottanta paesi nel mondo.

Per quanto riguarda COVID19 attualmente in corso non è possibile prevederne la durata ed è certamente tra le tre malattie di questo secolo quella più diffusa avendo colpito quasi tutti i paesi del mondo.

Contagi e mortalità

Quando ci riferiamo a questi due valori siamo costretti a rapportarli esclusivamente (come per altro fanno le autorità sanitarie) ai dati ufficiali . Premesso questo ecco le differenze tra le tre epidemie:

SARS

I contagi furono 8437 con 813 decessi. Il tasso di mortalità fu dunque del 9,6% circa. Il numero maggiore di decessi si è avuto in Cina (348), seguita da Hong Kong (298), Taiwan (84), Canada (38) e Singapore (32).

Influenza H1N1 (suina)

Il numero dei contagiati al termine della pandemia fu di 491.382 ed i decessi accertati 18.449. Il tasso di mortalità del 3,75%.

Covid19

In questo caso essendo la pandemia tutt’ora in corso, i dati si riferiscono al 24 marzo 2020.

I casi di contagio accertati ufficialmente sono al momento 428.405 ed i morti 19.120. Il tasso di mortalità su scala mondiale è pertanto del 4,46% ad oggi.

Da un analisi rozza e sommaria di quanto sovra esposto appare evidente che Covid19 è altamente contagiosa, nel corso della sua evoluzione supererà ampiamente anche la pandemia dell’influenza H1N1 e pur presentando una minore letalità della cugina SARS farà un numero elevatissimo di morti, di gran lunga superiore alla somma delle altre due epidemia.

Inoltre dobbiamo ancora capire meglio come e perché il tasso di mortalità vari anche significativamente tra paese e paese. A titolo di esempio, per rimanere soltanto alle prime cinque nazioni per numero di contagi si hanno i seguenti risultati:

Cina 4,02%

Italia 9,85%

Stati Uniti 1,45%

Spagna 7,11%

Germania 0,50%

A rendere ancora più complessa l’analisi della mortalità sono anche le sue differenze su base regionale. Per rimanere al nostro paese che ha il triste primato dei morti su scala planetaria si va dalla Lombardia con il 13,6% di mortalità, al 4,77% della Toscana, al 2,36% della Sicilia. Uno dei fattori ovviamente può essere l’intensità dei focolai epidemici con il relativo stress sui sistemi sanitari ed in particolare sui reparti di terapia intensiva e sub intensiva, ma comunque ci vorrà ancora tempo per comprende pienamente le diverse variabili sia nazionali che regionali del tasso di mortalità. Un’altro fattore che può solo parzialmente spiegare le differenze del tasso di mortalità tra i diversi paesi è l’età media della popolazione, visto che Covid19 è particolarmente aggressiva con gli over 65.

In conclusione di questo sommario raffronto possiamo affermare che la pandemia in corso è senza dubbio la più estesa, pericolosa ed imprevedibile di tutte le innumerevoli epidemie che hanno colpito il nostro pianeta dai tempi della famigerata “spagnola”.

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