L’avvento del feudalesimo

Per comprendere bene questo sistema politico, economico e sociale che si affermò nell’Europa occidentale con l’Impero carolingio (IX secolo) e con la morte di Carlo Magno dobbiamo avere ben presente un concetto tipico della mentalità germanica, ovvero quello del Re come primo tra pari.

Il Re non era un sovrano assoluto come nella più classica tradizione europea dell’assolutismo che si affermò in Francia a partire dal XVII secolo, bensì il primo tra uomini di pari dignità: un personaggio di forte carisma le cui capacità straordinarie lo legittimavano a guidare l’intero popolo nelle fasi più delicate della loro storia, prima di tutto in guerra.

L’avvento del feudalesimo è il frutto di antiche tradizioni che affondano le loro origini nell’epoca tardo antica: i comitatus di origine per l’appunto germanica ed il piccolo esercito che seguiva gli imperatori romani durante i loro spostamenti. Queste strutture del passato, insieme alla clientela sempre di origine romana, si incontrano e fondono durante l’esperienza dei regno romano-barbarici evolvendosi ulteriormente, soprattutto in ambito franco, nella cosiddetta trustis. Si trattava di un gruppo di guerrieri scelti che prestavano la loro opera militare ad un nobile signore in cambio della sua protezione.

Questo rapporto si evolse nel tempo quando il signore iniziò a donare a questi guerrieri delle terre come ricompensa per la loro fedeltà. Queste pratiche furono estese in modo sistematico dai Franchi durante l’VIII secolo. I capisaldi del sistema erano l’immunità e il vassallaggio. Per la verità non si trattava di istituti completamente nuovi, entrambi erano conosciuti fin dal basso impero romano.

L’immunità era l’esenzione dal compiere un certo dovere verso il sovrano o un nobile di alto rango, come ad esempio non pagare i tributi. Il vassallaggio nel mondo tardoantico si chiamava commendatio ed era l’atto con cui un uomo si affidava alla protezione di un altro. La novità principale introdotta da Carlo Magno stava nel fatto della sistemazione in un quadro giuridico, economico e politico omogeneo e codificato di queste istituzioni con qualche innovazione.

Ed è in questa fase storica che il termine celtico vassus (“vassallo”), che in origine indicava il semplice garzone, passò a designare un uomo di lignaggio medio-alto che si legava a un signore (dominus) giurandogli fedeltà.

Carlo Magno riorganizzò il suo Sacro Romano Impero con una rete capillare basata sull’immunità (per lo più rivolta ai vescovi ed ai grandi prelati cattolici) e sul vassallaggio. L’ossatura era costituita da grandi assemblee annuali (placiti) in cui venivano emanate le leggi (capitolari), un palatium centrale ad Aquisgrana che ospitava solo per poco tempo una corte per altro itinerante e una rete di vassalli (conti, marchesi e duchi) che amministravano la giustizia e convocavano l’esercito quando serviva. Infine, una rete di funzionari (missi) che raccordavano il potere centrale con le realtà locali e periferiche dell’impero.

Al centro la corona di Carlo Magno che usciva rafforzata da questo sistema che gli consentiva di governare un impero di oltre 1.100.000 km quadrati e con una popolazione stimata tra i 10 ed i 20 milioni di abitanti.

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