Quanto consuma il nostro cervello

Il nostro cervello rappresenta mediamente, con i suoi 1,4 kg, circa il 2% della massa corporea di un individuo. Eppure consuma tra il 20 ed il 24% del metabolismo basale. Ricordiamo che il metabolismo basale è il dispendio energetico di un organismo vivente a riposo, comprendente dunque l’energia necessaria per le funzioni metaboliche vitali (respirazione, circolazione sanguigna, digestione, attività del sistema nervoso, ecc.). Rappresenta circa il 45-75% del dispendio energetico totale nella giornata.

Ora se prendiamo ad esempio un metabolismo basale che necessiti di 1300 calorie, nell’arco della giornata fanno poco più di 56 calorie all’ora, pari a 63 watt/ ora. Il 20% di 63 watt è 12,6 watt, quindi il consumo cerebrale è ben al di sotto di una vecchia lampadina a incandescenza.

Cosa ci dice questo dato? Semplicemente che il cervello umano è una “macchina energetica” estremamente efficiente. E’ stato calcolato che il super computer Watson che nel 2003 ha battuto i campioni umani di Jeopardy! (un quiz televisivo statunitense che consiste in una gara di cultura generale tra i vari concorrenti, in onda sull’emittente NBC dal 1964) consumasse ben 80.000 watt/ora.

Il cervello per produrre l’energia che gli serve ha bisogno pressocché esclusivamente di glucosio che viene sintetizzato dai carboidrati ingeriti e trasportato dalla circolazione sanguigna al di là della barriera emato-encefalica, in modo da nutrire continuativamente i neuroni. Grazie all’ossigeno il glucosio si trasforma in adenosina trifosfato, la molecola che trasporta alle cellule l’energia chimica necessaria al metabolismo.

Il fabbisogno medio energetico del nostro cervello è di circa 120 grammi di glucosio al giorno e non riscontra picchi particolari durante la giornata anche se alcuni studi hanno riscontrato un consumo leggermente maggiore nelle zone attive della corteccia cerebrale rispetto a quelle inattive.

Attenzione però ai lunghi digiuni, in questo caso viene attivata una fonte energetica alternativa che possa rimpiazzare il glucosio assente. Si tratta dei cosiddetti corpi chetonici, molecole idrosolubili che vengono sintetizzate dal fegato su richiesta. Se però il digiuno si prolungasse eccessivamente potremmo incorrere nell’ipoglicemia (l’assenza di glucosio) con conseguenze anche molto spiacevoli.

L’apporto di glucosio come abbiamo scritto è fornito dai carboidrati, ma quest’ultimi non sono tutti uguali. I carboidrati complessi, che si trovano negli alimenti naturali vegetali (e nel latte), hanno lunghe catene di zuccheri, che durante la digestione si dividono gradualmente per produrre il glucosio che entra nel sistema circolatorio un po’ alla volta. Quelli semplici, che si trovano nei grani raffinati e nei cibi industriali, sono composti da catene più brevi, che si separano rapidamente ed entrano in circolo immediatamente.

Anche l’eccesso di glucosio è però dannoso per il nostro organismo. Quando si registra una super produzione di questo zucchero il pancreas produce subito insulina, che incoraggia tutte le cellule del corpo a immagazzinare glucosio per future necessità. Tutte fuorché i neuroni che, uniche cellule non dotate di un magazzino si trovano a fare i conti con un eccesso di fornitura.

Una delle conseguenze è una minore brillantezza del nostro cervello. Molti studi hanno confermato che la “qualità” ed anche il modo di pensare è influenzato da cosa mangiamo. In conclusione una dieta equilibrata, varia e priva di inutili eccessi non è soltanto un modo per smaltire la pancetta o delle natiche eccessivamente generose ma anche una condizione essenziale per mantenere il nostro cervello in “forma”.

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