L’angelo di Monaco di Fabiano Massimi

Il 18 settembre 1931 in un appartamento di Prinzregentenplatz a Monaco di Baviera, in una stanza chiusa a chiave dall’interno, viene rinvenuto il cadavere di una giovane e bella ragazza di appena ventitré anni: Angelika Raubal, detta Geli. Era la nipote prediletta di Adolf Hitler e viveva con lo zio in quel prestigioso appartamento.

E’ da questo fatto che prende le mosse il romanzo opera prima di Fabiano Massimi, “L’angelo di Monaco”, edizioni Longanesi.

Il romanzo si muove con sapiente disinvoltura tra il genere “giallo” ed il romanzo storico. Il commissario Sauer della Polizia Criminale ed il suo amico e collega, Mutti sono inviati dal Capo della Polizia di Monica con il pressante invito a chiudere l’indagine di questo “evidente caso di suicidio” in non più di otto ore. Sauer si rende però presto conto che qualcosa non quadra nella vicenda così come viene presentata dai domestici e dai funzionari del Partito Nazionalsocialista presenti sul luogo del delitto.

Non aggiungeremo altri particolari sulla trama per non intaccare il piacere di leggere un romanzo che pur rispettando rigorosamente la ricostruzione storica di un fatto e di un periodo, non toglie niente alla scansione classica di un “giallo”.

Anche nella realtà la morte della giovane Geli con la quale Hitler aveva un rapporto di affetto morboso, tanto da controllarne ogni aspetto della vita e che secondo alcuni sfociava in un vero e proprio rapporto “incestuoso” presentava alcuni aspetti poco chiari, tanto da lasciar supporre che sia stato lo stesso capo nazista ad uccidere la nipote in seguito ad un pesante diverbio avvenuto il giorno prima.

Il romanzo segue le indagini di Sauer e del suo collega Mutti, due poliziotti onesti e sostanzialmente anti nazisti, che cercano di scoprire la verità nonostante le pesanti intromissioni e le cortine fumogene di Hitler e del suo apparato che di li a poco meno di due anni instaurerà in Germania una spietata e crudele dittatura.

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