La morte del generale Stumme

Sono quasi le 20 del 23 ottobre 1942 quando gli ufficiali dello Stato Maggiore dell‘Afrika Korps si irrigidiscono sull’attenti quando il generale Georg Stumme entra e prende posto a capotavola. Poi si siedono tutti. La cena che si presenta loro per una volta è decisamente migliore delle soliti razioni. Qualcuno ha ucciso non si sa come una gazzella e le carni fresche e succulente dell’animale sono la portata principale di un pasto che merita il vino ghiacciato che lo accompagna.

Georg Stumme ha da poco sostituito al comando dell’Afrika Korps Rommel rientrato in patria per sottoporsi a cure mediche. E’ certamente meno carismatico del suo predecessore ma il cinquantaseienne vecchio carrista è generalmente rispettato anche per le imprese che lo hanno caratterizzato sul fronte russo. Stumme è un vero e proprio sopravvissuto non tanto dal nemico quanto dallo stesso Furher.

Nell’estate 1942 avrebbe dovuto, sempre alla guida del XXXX Panzerkorps, prendere parte alla grande Operazione Blu (la seconda offensiva tedesca in territorio sovietico), ma accadde un increscioso imprevisto: l’ufficiale addetto alle operazioni della 23. Panzer-Division, che stava viaggiando in aereo con i piani dettagliati dell’attacco, venne abbattuto il 19 giugno e i preziosi documenti caddero in mano ai sovietici. Stumme venne riconosciuto responsabile e deferito alla corte marziale da un infuriato Adolf Hitler.

La corte gli comminò cinque anni di detenzione in una fortezza militare ma in virtù dei suoi ottimi trascorsi di servizio, e dell’intercessione del generale Fedor von Bock, Stumme fu comunque graziato.

L’Alto Comando tedesco lo spedisce così nel mese di settembre sul fronte nord africano dove subentra al comando dopo il ritiro di Rommel per motivi di salute. Quella sera gli ufficiali dello Stato Maggiore e lo stesso Stumme indugiano più del solito a tavola, mentre la notte africana scende sul deserto ed il clima stempera la calura del giorno senza ancora arrivare ai rigori della notte inoltrata.

Improvvisamente verso le 21.40 il cielo parve incendiarsi nel settore nord orientale del fronte. Assordanti esplosioni sorpresero ufficiali e soldati mentre lo spostamento d’aria fece traballare l’improvvisata tavola formata da assi e cavalletti di legno tanto da mandare in frantumi tutti i bicchieri. La battaglia di El Alamein era iniziata.

Lo Stato Maggiore dell’Afrika Korps cercò di tracciare un quadro della situazione ma dopo due ore nessuno era in grado di chiarire cosa stesse davvero accadendo. A complicare ulteriormente le cose giunse un’altra segnalazione, alle spalle dello schieramento italo-tedesco, nella zona della 90ma Divisione leggera sul litorale del Mediterraneo tra El Daba e Sidi Abd el Rahman sembrava essere in corso uno sbarco nemico.

Tutto era iniziato con un violento cannoneggiamento delle navi inglesi che si era concluso con un intenso bombardamento fumogeno. Coperti da questa fitta nebbia artificiale si sentivano rombanti motori marini, ordini urlati seccamente, spari, grida, raffiche di mitragliatrici. Le forze tedesche presenti in zona non erano riuscite ad avvicinarsi al litorale perché subito dopo il cannoneggiamento navale avevano preso il via decine di incursioni di caccia e bombardieri inglesi.

Insomma quello che si manifestava sembrava un vero e proprio sbarco con l’obiettivo di chiudere le forze italo-tedesche tra due fuochi. Immediatamente Stumme ordinò al reggimento della riserva della 90 Divisione Leggera di avanzare e contrastare lo sbarco nemico. Soltanto alcune ore dopo quando la brezza notturna riuscì a disperdere la cortina fumogena i tedeschi si accorsero di essere stati raggirati da un vero e proprio bluff basato sull’udito e l’odorato.

Nessuno sbarco inglese era in corso. Quello che era effettivamente successo era il prodotto di una serie di registrazioni audio trasmesse sotto costa da alcune motosiluranti britanniche protette dalla cortina fumogena, oltre a dei bidoni di benzina dati alle fiamme ed al lancio di alcune decine di razzi. Lo scopo di questa mistificazione era stato pienamente raggiunto: disorientare i tedeschi ed immobilizzare lontano dal vero fronte un’intera divisione.

Nel frattempo con il passare delle ore il Quartier generale tedesco non riusciva a capire le reali intenzioni del nemico. Il furibondo fuoco d’artiglieria britannico aveva scompaginato lo schieramento italo-tedesco e rese più difficili le comunicazioni.

Per farsi un’idea chiara Stumme decise di compiere personalmente una ricognizione in prima linea. Il giorno dopo, 24 ottobre, Stumme stava viaggiando con un semi cingolato insieme ad alcuni ufficiali verso il fronte per visionare di persona la situazione, quando la macchina finì sotto il fuoco di alcuni soldati britannici: uno degli ufficiali fu ucciso e l’autista, dopo aver svoltato bruscamente, aumentò al massimo la velocità per fuggire; il generale fu preso alla sprovvista dalla manovra e cadde dalla vettura nonostante avesse cercato di aggrapparsi. Stumme venne ritrovato poco dopo ma era già morto, presumibilmente per un attacco cardiaco.

Il suo posto venne provvisoriamente preso dal General der Panzertruppe Wilhelm Ritter von Thoma. A proposito di Stumme, Rommel scrisse: “Pur di comandare bene l’armata [del Nordafrica] non si risparmiò nessuna fatica, e rimaneva al fronte giorno e notte”.

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