Storia della scienza e della filosofia

Vita di Einstein: Disoccupato! Ep. 12

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Dopo quasi 4 anni, nel febbraio del 1901, Einstein ottenne finalmente la cittadinanza svizzera. Si trattava di un requisito indispensabile per poter ottenere un impiego in qualsiasi settore del pubblico impiego. Per una volta rinunciò alla sua avversione verso qualunque forma di militarismo, forse per manifestare gratitudine verso il paese che lo aveva accolto e si presentò come richiesto per svolgere il servizio militare obbligatorio.

Qui però venne riformato per piedi piatti ed eccessiva sudorazione delle stesse estremità e vene varicose. Subito dopo Pasqua del 1900, ancora disoccupato, Albert cedette alle insistenze dei genitori e li raggiunse a Milano, lasciando sola Mileva che sospettava non senza ragione che questa fosse una manovra degli Einstein per allontanare il figlio da una fidanzata giudicata inadeguata.

Nel frattempo sia a Zurigo e successivamente a MIlano il giovane Einstein scrisse un vero e proprio profluvio di lettere sempre più supplichevoli ai professori di tutta Europa, con richieste per un posto. Allegava il suo articolo sull’effetto capillare, che non sembrava però fare un’impressione particolare e di rado ricevette anche solo la cortesia di una risposta.

Nell’aprile del 1901 Einstein comprò una pila di cartoline pre affrancate che includeva nelle lettere di richiesta di lavoro nella speranza che in questo modo potesse ricevere almeno un feedback. Ma questa trovata non ottenne il risultato sperato.

Tra i grandi scienziati cui Einstein scrisse c’era Wilhelm Ostwald, professore di chimica a Lipsia, i cui contributi alla teoria delle soluzioni gli sarebbero valsi il premio Nobel a cui inviò una lettera che alternava sfacciata adulazione a lacrimevole supplica. Ostwald naturalmente non rispose. A questo punto il padre di Einstein a sua insaputa scrisse al celebre scienziato perorando almeno una risposta per il figlio ma anche questo intervento dettato dall’amore paterno non ottenne il risultato auspicato.

Per ironia della sorte nove anni più tardi Ostwald sarebbe stato il primo a proporre Einstein per il premio Nobel. Gli insuccessi nella ricerca di un posto come insegnante convinsero Albert che dietro ci fossero le manovre del professor Weber con cui aveva avuto a che dire durante gli anni del Politecnico di Zurigo.

Ne era talmente sicuro e scoraggiato che scrisse alla Maric: «In queste condizioni non ha più senso continuare a scrivere ai professori, dato che, se mai le cose dovessero procedere quanto basta, di sicuro si rivolgerebbero tutti a Weber, e lui darebbe di nuovo un parere negativo.» Con il suo amico Grossmann si lamentò: «Avrei potuto trovare un lavoro molto tempo fa se non fosse stato per le mene di Weber».

Nel tentativo di trovare un lavoro in Italia Einstein cercò l’aiuto di uno dei suoi migliori amici Michele Angelo Besso, un ebreo di sei anni più anziano di lui che da alcuni anni si era stabilito a Milano. La loro fu una straordinaria amicizia che durerà per tutta la vita entrambi morirono nel 1955 a poche settimane di distanza l’uno dall’altro.

Come scrisse Einstein in una delle 229 lettere intercorse tra loro che sono giunte fino a noi, «nessun altro mi è così vicino, nessuno mi conosce così bene, nessuno è così ben disposto nei miei confronti come te».

Ad Aarau Einstein aveva fatto conoscere Besso alla sorella di Marie Winteler, Anna, che poi lo aveva sposato. Fu però un altro amico intimo di Einstein conosciuto a Zurigo il suo compagno di corso specializzato nel prendere appunti di matematica, Marcel Grossmann, ad aiutarlo a ottenere finalmente un posto di lavoro, anche se non del tipo che ci si sarebbe aspettato.

Marcel, attraverso il padre, fece sapere ad Einstein che si stava liberando un posto di analista all’Ufficio Brevetti di Berna e che grazie ai buoni uffici del genitore con il Direttore il posto poteva essere suo. Anche se questa opportunità di lavoro era molto distante dalla fisica e dalla ricerca scientifica Einstein accolse con entusiasmo questa possibilità.

Alla Marić scrisse esultante: «Pensa che posto meraviglioso sarebbe questo per me! Sarò pazzo di gioia se dovesse venirne fuori qualcosa». Ci sarebbero voluti ancora dei mesi prima che la cosa si concretizzasse ma il giovane Einstein finalmente vedeva la luce nel buio tunnel della disoccupazione.

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