Vaticano: il paradiso fiscale sotto casa

Il più piccolo Stato del mondo che si annida entro le mura medievali e rinascimentali di Roma è un vero e proprio paradiso fiscale, altrettanto opaco e torbido delle più tristemente celebri isole Cayman. Innanzi tutto Città del Vaticano è una zona tax free, ovvero senza imposizioni fiscali.

Tanto per cominciare la benzina, priva di accise costa oltre il 20% in meno che in Italia ed i distributori vaticani sono frequentati non soltanto da dipendenti e residenti del piccolo Stato.

Come se non bastasse si scopre che i negozi del Vaticano, che offrono merci a prezzi ridotti, sono affollati di clienti che acquistano non sempre possedendo i requisiti necessari. Per poter comprare in questi esercizi commerciali bisogna avere a disposizione una «tessera d’acquisto» riservata di norma ai dipendenti e agli abitanti del piccolo Stato. I primi sono cinquemila, i cittadini sono appena 836. In tutto dovrebbero essere attive calcolando per eccesso non più di seimila tessere. Le tessere distribuite risultano essere invece oltre 41.000.

C’è di più i residenti ed i dipendenti del Vaticano se in possesso di uno specifico documento (esenzione personale IVA) possono fare acquisti fuori dalle mura senza pagare l’imposta sul valore aggiunto presente in oltre 60 paesi del mondo. Per poter effettuare questi acquisti senza carichi fiscali è necessario che gli stessi siano usufruiti «all’interno dello Stato Vaticano o da parte di residenti vaticani». Tanto per capirci il dipendente vaticano può acquistare in Italia un computer senza pagare IVA purché lo utilizzi all’interno della Città del Vaticano.

Questa “agevolazione” apre il fianco a molte truffe nei confronti dell’erario italiano. Si acquistano i beni all’ingrosso per il Vaticano (esenti da Iva) per poi rivenderli al dettaglio fuori dal Vaticano, incassando così anche quella somma normalmente destinata al fisco italiano.

Il sistema fiscale o meglio l’assenza di un sistema fiscale in Vaticano e la contemporanea esistenza di agevolazioni e concessioni a carico dell’erario italiano fanno si che negozi e spacci del minuscolo Stato facciano ricavi d’oro con vendite altamente sproporzionate rispetto ai circa 6.000 tra dipendenti e residenti.

A titolo di esempio nel solo 2012 soltanto nei distributori di carburante sono registrate 27.000 persone che fanno acquisti, 550 dei quali superano il limite di 1800 litri annui che equivalgono a qualcosa come 2.500 km di percorrenza mensile in media. Abbigliamento ed Elettronica: più di 16.000 clienti; più di 22.700 prodotti. Tabacchi: più di 11.000 clienti, con 278 che superano il limite di 80 scatole l’anno. Insomma il Vaticano è un vero e proprio paese di Bengodi non soltanto per il piccolo numero di dipendenti e residenti ma per alcune decine di migliaia di “furbetti” che con la complicità e la connivenza dei primi frodano il fisco italiano.

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