La guerra del Vaticano: La fabbrica dei santi – Ep. 2

La struttura che segue il complesso iter che porta alla beatificazione o alla canonizzazione di una persona particolarmente meritevole è la Congregazione delle cause dei santi. Ogni caso è curato e proposto da un postulatore, che avvia la pratica, prepara l’istruttoria, la documenta e, negli anni, implementa il rapporto di tutti quegli atti e pareri che potrebbero portare ad ottenere la beatificazione o la santificazione del prescelto.

Mediamente nei primi anni del Ventunesimo secolo sono pendenti intorno ai 2500 casi patrocinati da circa 450 postulatori. La Cosea, acronimo della  Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa  istituita il 18 luglio 2013, al fine di raccogliere informazioni per papa Francesco, in cooperazione con il Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, con lo scopo di preparare le riforme delle istituzioni curiali, finalizzate “ad una semplificazione e razionalizzazione degli Organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane” nella sua prima comunicazione ai vari dipartimenti vaticani vuole subito bilanci, movimenti, documenti bancari «delle entità economiche relative ai postulatori delle cause di beatificazione e canonizzazione».

Al cardinale Angelo Amato, uomo fidato dell’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal 2002 a capo della Congregazione per la causa dei santi, vengono dati otto giorni, ed esattamente fino al 31 luglio, per produrre i documenti richiesti. La risposta è stupefacente: la Congregazione si dichiara estranea all’amministrazione dei postulatori e quindi non può soddisfare le richieste della Commissione. Eppure il giro di denaro che ruota intorno alla “fabbrica dei santi” è enorme. Soltanto per aprire il percorso di beatificazione o canonizzazione ci vogliono 50.000 euro a cui ben presto se ne devono aggiungere altri 15.000.

La somma comprende i diritti della Santa sede e i cospicui compensi che vanno agli esperti che si occupano del caso: i teologi, i medici, i vescovi che valutano le cause. Una somma destinata a lievitare ulteriormente nel corso del lungo processo necessario per “produrre” un nuovo santo.

In media il costo arriva intorno a mezzo milione di euro. A questi soldi vanno poi aggiunti tutti quei «ringraziamenti» che i prelati che sono stati chiamati a pronunciarsi sulle gesta e i miracoli del futuro santo o beato ricevono quando vengono invitati a feste e celebrazioni, in concomitanza con i momenti cruciali della pratica. Ci sono anche casi record che hanno raggiunto i 750mila euro, come ad esempio il processo che ha portato alla beatificazione, nel 2007, di Antonio Rosmini. Con Giovanni Paolo II la «fabbrica dei santi» ha sfornato 1338 beati in 147 riti di beatificazione e 482 santi in 51 celebrazioni. Numeri astronomici, superiori a quelli raggiunti in tutta la storia della Chiesa.

Lo stesso Woytila dispone già dal 1983 che i fondi per le cause fossero amministrati e contabilizzati dagli stessi postulatori. Peccato che in Vaticano nessuno controlli l’operato e la correttezza di questi personaggi. La reazione della Commissione, avallata dal Papa è dura e quasi immediata, i conti bancari intestati ai postulatori presso Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) e Ior vengono bloccati.

Uno dei motivi che spingono a questo provvedimento senza precedenti è la disposizione che per ogni causa che viene portata alla Sacra congregazione, i postulatori, debbano versare un contributo al Fondo per le cause povere (un fondo appositamente creato per le cause di beatificazione che arrivano da diocesi più povere ) e che dopo la beatificazione di un servo di Dio, saldate le spese strettamente necessarie per la causa, il 20 per cento di quanto rimane delle offerte dei fedeli raccolte per la medesima deve essere devoluto sempre al Fondo per le cause povere, ebbene questa disposizione è sostanzialmente rimasta disattesa.

L’attività ispettiva della Commissione si protrarrà fino al febbraio del 2014 e nel mirino cadranno soprattutto due postulatori laici, Andrea Ambrosi e Silvia Correale, che da soli gestiscono ben 180 cause di beatificazione o canonizzazione, 90 a testa, contro una media degli altri postulatori di 5 o 6 casi. L’elenco di irregolarità, opacità e costi esorbitanti per intentare cause di beatificazione sono impressionanti. Il blocco dei conti ferma la disponibilità di un milione di euro soltanto per Ambrosi.

Quest’ultimo svolge il mestiere di postulatore da quasi 40 anni ed ha affidato la stampa di tutto il materiale cartaceo necessario per l’intero processo di beatificazione o canonizzazione ad un’unica tipografia che guarda caso è riconducibile ad una sua proprietà. Insomma interessi oscuri e arricchimento personale sono dietro una parte non marginale del processo che porta alla celebrazione di un nuovo santo o di un nuovo beato della Chiesa cattolica.

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