La guerra del Vaticano: Il j’accuse di Papa Francesco – Ep. 1

E’ il 3 luglio 2013 . Papa Bergoglio è atteso alla riunione convocata per discutere il bilancio della Santa sede. È una riunione riservata, alla quale, come di consueto, partecipano i cardinali più potenti della Curia, quelli che gestiscono il denaro ed i beni del Vaticano. E’ anche la riunione nella quale Papa Francesco intende avviare la sua radicale riforma della Curia romana. E’ la data dell’inizio della “guerra” del Vaticano condotta senza esclusione di colpi, ipocritamente e con bassezze inaudite.

Sono presenti a questa riunione riservatissima oltre al gesuita argentino diventato Papa da pochi mesi, nel marzo del 2013, oltre ai cardinali del Consiglio i vertici delle strutture che controllano le finanze della Santa sede: l’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), la banca centrale del Vaticano, l’ente che tra l’altro gestisce l’immenso patrimonio immobiliare di Sacra Romana Chiesa; il Governatorato, cioè l’organismo da cui dipendono i musei, i servizi commerciali, gli appalti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici e impianti, le poste, i servizi telefonici; la Prefettura degli affari economici della Santa sede, che ha il compito di sorveglianza su tutti gli enti del Vaticano; lo Ior, la banca che si occupa di amministrare i beni destinati a opere di religione e carità. Insomma il gotha dell’impero finanziario, commerciale ed immobiliare della Chiesa cattolica.

La bomba esplode sotto forma di due paginette che ogni partecipante della riunione ritrova sulla sua cartella personale. E’ una lettera indirizzata in modo irrituale direttamente al Pontefice da cinque dei revisori internazionali della Prefettura che denunciano la gravità del dissesto delle finanze vaticane indicando puntigliosamente l’opacità della gestione, la spesa fuori controllo, la duplicazione di assetti e funzioni che portano ad un’inutile spreco di risorse ed una scarsa efficienza gestionale, e l’assenza di un quadro logico ed unitario negli investimenti.

I presenti impallidiscono e ricordano al Papa che questo documento è coperto dal segreto pontificio rendendosi conto dell’esplosività del contenuto. Prende la parola il Papa e per 16 lunghissimi minuti fa un vero e proprio atto d’accusa che qualcuno registra, cosa che ci permette di riportare integralmente le sue parole:

“Bisogna chiarire meglio le finanze della Santa sede e renderle più trasparenti. Quello che io dirò adesso è per aiutare, vorrei individuare alcuni elementi che sicuramente vi aiuteranno nella vostra riflessione. Primo. È stato universalmente accertato nelle congregazioni generali (durante il conclave) che (in Vaticano) si è allargato troppo il numero dei dipendenti. Questo fatto crea un forte dispendio di soldi che può essere evitato. Il cardinal Calcagno mi ha detto che negli ultimi cinque anni c’è stato il 30 per cento di aumento nelle spese per i dipendenti. Lì qualcosa non va! Dobbiamo prendere in mano questo problema.

Secondo. Il problema della mancanza di trasparenza è ancora vigente. Ci sono spese che non provengono da una chiarezza delle procedure. Questo si vede – dicono quelli che mi hanno parlato (cioè i revisori artefici della denuncia e alcuni cardinali ) – nei bilanci. Collegato a questo, credo si debba andare più avanti nel lavoro di chiarire bene l’origine delle spese e le forme di pagamento. Pertanto si deve fare un protocollo sia per il preventivo come per l’ultima tappa, cioè per il pagamento. Bisogna seguire sempre questo protocollo con rigore. Uno dei responsabili mi

diceva: «Ma vengono con la fattura e allora dobbiamo pagare…». No, non si paga. Se una cosa è stata fatta senza un preventivo, senza autorizzazione, non si paga. «Ma chi lo paga?» (Papa Francesco qui simula il dialogo con un incaricato ai pagamenti ) Non si paga. Bisogna cominciare con un protocollo, essere fermi: (anche se a, ) questo povero incaricato gli fai fare una brutta figura, non si paga! Il Signore ci perdoni, ma non si paga! C-h-i-a-r-e-z-z-a. Questo si fa nella ditta più umile e dobbiamo farlo anche noi. Il protocollo per iniziare un lavoro è il protocollo di pagamento. Prima di ogni acquisto o di lavori strutturali si devono chiedere almeno tre preventivi che siano diversi per poter scegliere il più conveniente. Farò un esempio, quello della biblioteca. Il preventivo diceva 100 e poi sono stati pagati 200. Cosa è successo? Un po’ di più? Va bene, ma era nel preventivo o no? Ma dobbiamo pagarlo… (si dice, ). Invece non si paga! Ma che lo paghino loro… Non si paga! Questo per me è importante. Per favore disciplina!

Senza esagerare possiamo dire che buona parte dei costi sono fuori controllo. È un fatto. Dobbiamo sempre sorvegliare con la massima attenzione la natura giuridica e la chiarezza dei contratti. I contratti hanno tante trappole, no? Il contratto è chiaro ma nelle note a piè di pagina c’è la piccola lettera – si chiama così no? – che è una trappola. Studiare bene! I nostri fornitori devono essere sempre aziende che garantiscono onestà e che propongono il giusto prezzo di mercato, sia per i prodotti sia per i servizi. E alcuni non garantiscono questo.

Quando sono stato prelato provinciale,(qui Bergoglio si riferisce alla sua terra di provenienza l’Argentina) l’economo generale ci ha parlato dell’atteggiamento che dobbiamo avere sugli investimenti. E ci ha raccontato che la provincia gesuitica del paese aveva un buon numero di seminari e faceva gli investimenti in una banca seria e onesta. Poi, col cambiamento dell’economo, quello nuovo è andato alla banca per fare un controllo. Aveva chiesto come erano stati scelti gli investimenti: venne a sapere che più del 60 per cento erano andati per la fabbricazione di armi! Sorveglianza sugli investimenti, sulla moralità e anche sul rischio perché a volte si è allettati da proposte interessanti e si dice : siccome questo dà un interesse forte, allora… Non fidarsi, dobbiamo avere assessori tecnici per questo. Si devono dare orientamenti chiari sul modo e su chi fa l’investimento, e vanno sempre fatti con oculata prudenza e la massima attenzione sui rischi. Qualcuno di voi mi ha ricordato un problema per cui abbiamo perso più di 10 milioni con la Svizzera, per un investimento mal fatto, e questi se ne sono andati. È anche voce corrente che ci sono amministrazioni satellitari con investimenti non riportati in bilancio . Alcuni dicasteri hanno soldi per conto proprio e li amministrano privatamente. La cassa non è in ordine, bisogna mettere un po’ di ordine nella cassa. Non voglio aggiungere più esempi che ci portano tanta preoccupazione, ma siamo qui per risolvere tutto questo, fratelli, per il bene della Chiesa. Mi fa pensare a quello che diceva un parroco anziano di Buenos Aires, saggio, che aveva molta cura nell’economia: «Se non sappiamo custodire i soldi, che si vedono, come custodiamo le anime dei fedeli, che non si vedono?».

Sono sicuro che tutti noi vogliamo andare avanti insieme in questo lavoro che voi già fate da tempo. E per aiutarvi ho deciso di creare una commissione speciale per consolidare l’andamento del vostro lavoro e trovare soluzione a questi problemi. Questa commissione avrà lo stesso profilo di quella che è stata costituita per lo Ior. […] Uno di voi sarà il coordinatore o segretario o presidente di questa commissione per aiutare in questo processo che io sono contento vada avanti. Ma dobbiamo fare uno sforzo per portarlo alla fine e dire tutto chiaramente. Tutti siamo buoni, ma anche il Signore ci chiede un’amministrazione responsabile per il bene della Chiesa e del nostro lavoro apostolico. […] Suggerisco che almeno una volta, in occasione di queste riunioni dei cardinali , per mezza giornata magari venga invitato il consiglio dei revisori, perché con questo si possono scambiare bene informazioni, preoccupazioni e lavoro […]. Se avete un suggerimento, sia il benvenuto. Questo posso offrirvi e vi ringrazio davvero. Qualche domanda, commento?

La dichiarazione di guerra era stata lanciata.

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