I falsi miti del fascismo: Quando c’era Lui i treni arrivavano in orario

Questa è una delle più ricorrenti bufale, che periodicamente impazzano sul web, dei presunti meriti del Regime. Una bufala non supportata da alcun fatto o riscontro concreto che possa anche minimamente renderla credibile. Non esistono documenti o registri sul traffico ferroviario dell’epoca che possono avvalorare questa categorica affermazione. Ed in realtà nessuno sotto il fascismo sentiva parlare di ritardi di treni, non perché essi non ci fossero bensì perché la mancata puntualità del servizio ferroviario, alla pari di episodi di cattiva gestione degli affari pubblici, scandali, crimini insoluti rientravano in quelle notizie che il Testo Unico per la Pubblica Sicurezza del 1931 rubricava nel concetto di “offesa al prestigio dello Stato o dell’autorità o offensivi del sentimento della nazione”.

Il disposto del Testo Unico per la Pubblica Sicurezza rinforzava la legge del 1925 che metteva il bavaglio ai giornali per quanto riguarda tutte le notizie della vita pubblica che direttamente o indirettamente potessero gettare discredito sul Regime. In questo ambito rientravano perfettamente i disservizi pubblici, episodi di malasanità e naturalmente i ritardi dei treni.

Non esiste quindi alcuna documentazione storicamente attendibile che possa confermare anche soltanto parzialmente questa pervicace asserzione sulla puntualità del sistema ferroviario italiano durante il Ventennio, ciò nonostante questa bufala è così dura a morire, che il compianto Massimo Troisi coniò una celebre battuta sulle capacità taumaturgiche del Duce di far rispettare perfettamente gli orari dei treni: “E c’era bisogno di farlo Capo del Governo? Bastava farlo capostazione.”

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