I falsi miti del fascismo: Mussolini ha dato le pensioni agli italiani

Quante volte abbiamo sentito frasi del genere “Mussolini ha fatto anche cose buone” oppure “a parte la guerra e le leggi razziali il fascismo non è stato così male” e tante altre amenità del genere. Molte fake news si alimentano su fatti storici ben precisi con l’intento di rendere accettabile un terribile passato e magari rendere più appetibile una deriva autoritaria nel nostro paese. Molti di questi “luoghi comuni” sulle cose buone fatte dal regime nel famigerato Ventennio sono balle diffuse artatamente dallo stesso Stato fascista oppure messe in circolo a partire dal dopoguerra come presunto antidoto di un presente negativo e difficile verso un passato, che guerra a parte, assume i connotati del “bel tempo che fu”. Con una serie di post vediamo di ricondurre alla verità storica molte di questi falsi miti del fascismo italiano.

Iniziamo con l’affermazione che Mussolini ci avrebbe dato le pensioni e l’assistenza gratuita per tutti. Il sistema previdenziale per vecchiaia e malattia è un’invenzione tedesca, dovuta ad una legge promossa dal leggendario cancelliere Otto von Bismarck nel 1888. Il governo italiano adottò un primo pacchetto di prestazioni pensionistiche nel 1895 grazie al governo Crispi, quasi trenta anni prima dell’avvento del fascismo.

Il regio decreto n. 70 del 1895 prevedeva che gli impiegati del settore pubblico ed i militari avessero diritto ad una copertura pensionistica in caso di raggiunti limiti di età o sopraggiunta invalidità permanente. Tre anni dopo il governo Pelloux con la legge 350 del 1898 estese queste coperture previdenziali ad una serie di categorie lavorative. Il sistema era dapprima su base volontaria con una serie di incentivi che lo Stato erogava alle aziende che vi aderivano mentre contestualmente veniva fondata la “Cassa Nazionale di Previdenza per la vecchiaia e la previdenza degli operai”.

Dopo la prima guerra mondiale le tensioni sociali e le lotte dei lavoratori spinsero il governo nel 1919 a riformare radicalmente il sistema pensionistico rendendolo fra l’altro obbligatorio per tutte le aziende italiane. Il processo iniziato con il governo Crispi si concludeva così con il governo moderato di Orlando almeno tre anni prima della presa del potere da parte di Mussolini.

Il regime si limitò a riformare la Cassa per le Assicurazioni Sociali così come era stata battezzata dalla riforma del 1919 costituendo l’Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale (INFPS) mettendolo sotto il controllo stretto dei fedelissimi del partito e convogliandovi tutta una serie di prestazioni sociali ed assistenziali già vigenti, con il risultato di peggiorare la gestione, l’efficienza e la tenuta economica del nuovo Istituto Previdenziale.

Come si evince da queste poche righe Mussolini con le pensioni degli italiani non c’entra un fico secco.

Nella foto Francesco Crispi.

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