La Gestapo

La massima espressione del terrore nazista si esprime nell’ascesa e nella famigerata nomea della Gestapo. Inizialmente chiamata Dipartimento 1A della polizia di Stato prussiana, il suo ruolo e le sue funzioni furono stabiliti da Hermann Goring nel gennaio del 1933.

In breve tempo la Gestapo raggiunse la fama di organizzazione onnipresente ed onniveggente per tutto quello che atteneva alla sicurezza dello Stato Nazista. La gente iniziò a sospettare che la Gestapo avesse agenti in ogni bar o luogo di divertimento, in ogni fabbrica o posto di lavoro e persino nelle strade.

In realtà, almeno nei primi anni, la Gestapo era un’organizzazione molto piccola con un modestissimo numero di agenti e di informatori retribuiti regolarmente. Nel 1934 a Stettino, sede di importanti cantieri navali, l’organizzazione del terrore nazista poteva contare soltanto su 41 agenti, tanti quanto ne aveva la sede di Francoforte.

Nel 1935 Brema ne contava 44 ed Hannover 42 mentre la zona del Basso Reno che aveva una popolazione di oltre 4 milioni di persone aveva un organico di appena 281 agenti. I suoi componenti lungi da essere dei nazisti fanatici come vuole una certa leggenda erano prima di tutto poliziotti entrati nei ruoli investigativi già al tempo della Repubblica di Weimar ed in alcuni casi anche prima. Si trattava quindi di professionisti nella stragrande maggioranza dei casi.

Nel complesso, nel 1939 dei circa 20.000 membri che costituivano l’organico della Gestapo, soltanto 3.000 erano membri anche delle SS nonostante che dal 1934, Göring, sotto la pressione di Heinrich Himmler, aveva acconsentito a garantire il controllo della Gestapo alle SS e nel 1936, Reinhard Heydrich ne fu nominato capo e Heinrich Müller responsabile delle operazioni.

Lo stesso Heinrich Muller era tutt’altro che un fervente nazista, più volte aveva manifestato un certo disprezzo per il partito nazionalsocialista e per lo stesso Hitler definito “un austriaco imboscato”. Il suo fanatico anticomunismo e le indubbie capacità organizzative e di intelligence lo avevano però “protetto” dalle ritorsioni del regime, che in fin dei conti servì fedelmente e con sinistra capacità.

Più che agenti operativi i funzionari della Gestapo erano impegnati ad aggiornare archivi e schedari, elaborare l’incessante profluvio di direttive e regolamenti, cercare di dipanare i numerosi contenziosi con le altre agenzie di sicurezza dello Stato nazista. I “nemici dello Stato” formavano un sempre più nutrito archivio che veniva suddiviso per comodità attraverso l’uso di colori: rosso-scuro per i comunisti, rosso-chiaro per i socialdemocratici, viola per i “mormoratori” e così via.

La burocratizzazione della Gestapo portò come principale conseguenza l’espansione del budget dell’organizzazione che solo per la sede centrale di Berlino passò da 1 milione di marchi nel 1933 a non meno di 40 milioni di marchi nel 1937.

Meno del 10% dei casi trattati dalla Gestapo era originata da indagini aperte dall’organizzazione nazista, una piccola parte provenivano da segnalazioni di informatori e spie a libro paga e l’assoluta maggioranza da segnalazioni occasionali di privati cittadini.

La maggior parte delle informazioni sull’attività di resistenza delle reti clandestini proveniva dalle confessioni estorte attraverso torture indicibili di comunisti o socialdemocratici catturati. In questi casi gli agenti della Gestapo non si sporcavano direttamente le mani ma affidavano questi disgraziati agli “interrogatori” di speciali squadre di picchiatori delle SS appositamente addestrate.

Il dilatarsi della pratica di delazione da parte di cittadini rispetto a comportamenti anti regime fu tale da causare l’irritazione dello stesso Heydrich. Il gerarca nazista era ormai consapevole che questo meccanismo serviva più a regolare dissapori e contrasti tra cittadini che a segnalare effettivi comportamenti cospiratori o di critica al regime.

Alcuni gerarchi erano perplessi rispetto al fatto che nel 1937 gran parte dei condannati a pene detentive di alcuni mesi o anni e persino esecuzioni capitali dai vari tribunali speciali erano “chiacchieroni” che magari sotto l’effetto di una birra di troppo avevano pronunciato una barzelletta o una battuta critica o semplicemente ironica sul regime.

Si poteva morire per una barzelletta anti regime, questo fu il caso di un prete cattolico, Josef Muller per una storiella che aveva raccontato ai suoi parrocchiani. Un soldato tedesco ferito a morte chiede al cappellano di esaudire il suo ultimo desiderio. “Metti una foto di Hitler al mio fianco ed una di Goring sull’altro. Così potrò morire come Gesù tra i due ladroni”.

Denunciato alla Gestapo dalla delazione di uno dei suoi parrocchiani Muller fu condannato a morte. Per una barzelletta.

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