Magellano e la Via delle Spezie

Come abbiamo visto nel precedente post “Piccola storia del pepe” per secoli questa spezia ha avuto un ruolo preminente negli scambi commerciali tra l’Estremo Oriente e l’Occidente. Il pepe però non era l’unica spezia appetita, noce moscata e chiodi di garofano erano molto più rare e conseguentemente molto più costose.

Sia la prima che la seconda erano originarie delle Isole delle Spezie o Molucche, oggi provincia indonesiana. La noce moscata è prodotta da un albero la Myristica fragrans che nel XVII secolo cresceva nell’arcipelago delle Isole Banda a circa 2600 km ad est di Giacarta. Si trattava di un gruppo di isolette molto piccole, la più grande lunga poco più di dieci km. A nord delle Molucche un altro piccolo arcipelago quello delle isole Ternate e Tidore ospitava un albero sempreverde alto 10–15 m della famiglia delle Myrtaceae, l‘Eugenia Aromatica, l’albero dei chiodi di garofano.

Per secoli gli abitanti di queste sperdute isolette avevano raccolto i frutti aromatici di queste piante e le avevano commerciate con mercanti malesi, arabi e cinesi. Sia la noce moscata che i chiodi di garofano arrivavano attraverso le vie carovaniere, dopo un lunghissimo viaggio e diversi passaggi di “mano” che facevano lievitare enormemente il costo, in Europa. Già nel 1800 a.e.v. ci sono tracce archeologiche di chiodi di garofano in Siria.

Il costo di queste spezie era talmente esorbitante che spinse il governatore delle Indie Portoghesi Alfonso de Albuquerque ad occupare militarmente Malacca, nella penisola malese, allora capitale mondiale del commercio delle spezie. Nel 1512 il governatore portoghese raggiunse i luoghi di produzione della noce moscata e dei chiodi di garofano e si accordò con i nativi soppiantando definitivamente i mercanti veneziani.

La Spagna non stava a guardare e nel 1518 accolse la proposta di un esploratore portoghese Ferdinando Magellano di cercare una via occidentale alle Isole delle Spezie senza passare per l’Africa. Il progetto era stato respinto dal governo portoghese e si basava su una carta geografica molto approssimativa di cui Magellano era entrato in possesso e dove si ipotizzava un passaggio verso l’Oceano Pacifico poco più a sud del Río de la Plata. Si convinse di poter in questo modo trovare una via per l’Asia più breve di quella intorno all’Africa. Questo avrebbe permesso di scoprire un passaggio a sud-ovest di collegamento dell’Atlantico con il Pacifico.

Magellano partì dalla Spagna nel settembre del 2019 con cinque navi e 265 uomini di equipaggio. Dopo una lunga attraversata dell’Atlantico iniziò a costeggiare il continente americano in direzione sud fintanto che credette di aver trovato il mitico passaggio a sud-ovest. In realtà si trattava dell’enorme estuario del Rio della Plata e quando Magellano si rese conto di cosa fosse esattamente navigandolo internamente per un buon tratto, la sua delusione e quella dei suoi uomini fu enorme.

Ostinatamente Magellano decise di proseguire verso sud ma, mano a mano, che procedeva le tempeste si facevano più frequenti e spaventose, le coste pericolose ed infide e le giornate si accorciavano. Alla latitudine di 50 gradi a sud, non avendo ancora trovato alcuna traccia di questo passaggio, e dopo aver faticosamente represso un tentativo di ammutinamento il navigatore portoghese decise di fermarsi e di svernare in quel punto della costa.

Nell’ottobre del 1520 con quattro delle sue cinque navi, finalmente riuscì a trovare il tanto agognato passaggio, che verrà in suo onore chiamato “stretto di Magellano”. Le provviste scarseggiavano ed il malumore dell’equipaggio non faceva presagire niente di buono. Fu comunque la cupidigia di mettere mano sul tesoro rappresentato dalle spezie che spinse tre dei vascelli della piccola flotta a proseguire il viaggio verso ovest.

Il viaggio che li attendeva fu quanto più possibile vicino ai limiti della resistenza umana. Ventimila chilometri di un oceano sterminato che per l’assenza di tempeste che caratterizzavano l’Atlantico fu battezzato dal grande esploratore “Pacifico”, senza carte geografiche, con strumenti di navigazione rudimentali, scarsità di cibo e di acqua potabile. Fu un vero e proprio miracolo che Magellano ed i suoi uomini riuscirono il 6 marzo del 1521 ad approdare a Guam, salvandosi da una morte certa per fame o per lo scorbuto.

Poco più di une mese dopo Magellano sbarcò nelle Filippine, nell’isola di Mactan dove il 27 aprile 1521, fu ucciso insieme ad alcuni suoi uomini, nel corso di uno scontro con i nativi guidati dal capo Lapu-Lapu. Il corpo del navigatore portoghese non fu mai ritrovato. Dopo la morte di Magellano quello che rimaneva della flotta spagnola fece rotta verso la madrepatria dove giunse  il 6 settembre 1522, quando la Victoria, sola nave superstite, al comando di Juan Sebastián Elcano, rientrò al porto di partenza dopo aver completato la prima circumnavigazione del globo in 2 anni, 11 mesi e 17 giorni. A bordo della piccola nave che stazzava solo 85 tonnellate, che imbarcava acqua e aveva una velatura di fortuna, dei 265 membri dell’equipaggio partiti vi erano soltanto 18 uomini malmessi, ammalati e denutriti, tra marinai e soldati. Tra essi due italiani, Antonio Lombardo, detto il Pigafetta, colui che scriverà la storia della spedizione, e Martino de Judicibus.

Nella stiva però si trovavano ben ventisei tonnellate delle preziosissime spezie che erano state la ragione principale di una così formidabile avventura.

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