Alla ricerca di Agamennone

Heinrich Schliemann, lo «scopritore» di Troia, dopo aver scavato presso Hissarlik in Turchia dal 1870 al 1873 e annunciato al mondo di aver ritrovato la città di Troia, decise di andare alla ricerca degli avversari, ovvero Agamennone, Menelao, Odisseo e gli altri micenei che si raccontava avessero combattuto per dieci lunghi anni contro i troiani.

Secondo Omero e successivamente Sofocle, Agamennone, il Re dei Re degli Achei, una volta tornato a casa dalla lunghissima guerra contro Troia era stato assassinato dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto durante un banchetto o secondo fonti successive mentre faceva il bagno. Un’altra fonte un certo Pausania, vissuto intorno al II secolo a.e.v. raccontò di alcuni sui viaggi in tutta la Grecia e scrisse che Agamennone e i suoi seguaci, dopo l’assassinio, furono sepolti entro i confini cittadini di Micene.

Schliemann nel 1874, senza alcun permesso delle autorità greche (come era suo costume per altro) iniziò a scavare svolgendo alcune attività esplorative presso la moderna Micene. Effettuò 34 perforazioni in punti diversi del sito per sondare il terreno e trovare il punto esatto dove scavare in profondità. Particolarmente interessanti si rivelarono due luoghi non molto distanti dalla Porta dei Leoni e così quando nell’agosto del 1876 fece ritorno in Grecia con una squadra di 63 operai iniziò a scavare intorno a quell’ubicazione.

Nel giro di due settimane, una volta raddoppiato il numero di operai fino a centoventicinque, scoprì un cerchio di tombe, con cinque profondi pozzi segnati in cima da lapidi frammentarie, su cui erano rappresentati guerrieri e scene di caccia.

Questo pozzo condusse Schliemann a scoprire un numero altissimo di manufatti molti dei quali in oro ed argento, convinto di aver trovato la tomba di Agamennone egli scrisse a Re Giorgio I di Grecia invitandolo a visitare gli scavi. Al sovrano greco fu mostrata una maschera d’oro con inciso un volto regale con tanto di baffi e barba che ancora oggi si può ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

I corredi funerari scoperti da Schliemann in quelle tombe annoveravano pezzi meravigliosi: daghe di bronzo con scene di caccia e animali selvaggi intarsiati in oro e argento sulle lame, oggetti in quarzo trasparente e pietre semi preziose, e infine oro, oro, e ancora oro, per un totale di ben ottocento chilogrammi. Oggi sappiamo che anche ammesso che Agamennone e gli altri eroi greci celebrati da Omero siano realmente esistiti (e non un mero prodotto della mitologia) devono aver vissuto tra il 1250 ed il 1175 a.e.v. mentre gli oggetti che Schliemann recuperò a fine Ottocento in quel di Micene risalgono ad un periodo antecedente di almeno 3 o 4 secoli.

Lo stesso archeologo-avventuriero in un suo scritto successivo di qualche anno dopo i ritrovamenti, scrive espressamente che le lapidi frammentarie potevano risalire circa alla metà del secondo millennio a.e.v., e nell’indice del quarto capitolo menziona perfino la data del 1500 a.e.v. Si era quindi avvicinato molto alla datazione corretta delle tombe e del loro contenuto, pur essendo completamente fuori strada quanto all’identità delle persone sepolte.

Il mistero di Agamennone rimane quindi, almeno dal punto di vista archeologico insoluto.

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