Newton, la peste di Londra e la natura della luce

Tra il 1665 e il 1666 un’epidemia di peste si diffuse nell’Inghilterra ed imperversò particolarmente a Londra dove fece tra le 75.000 e le 100.000 vittime. Si pensa che questa epidemia sia arrivata in Inghilterra tramite navi da commercio olandesi che trasportavano cotone da Amsterdam.

Un giovanissimo Isaac Newton (era nato nel 1642 l’anno della morte di Galileo) si rifugiò per sfuggire al terribile morbo nella sua casa di campagna a Woolsthorpe, perché fuori, a Cambridge come a Londra, infuriava la peste. Quando non passeggiava nel suo giardino, passando vicino al famoso melo il cui frutto, secondo la leggenda, lo avrebbe successivamente illuminato cadendo, Newton passava il tempo in una stanza oscurata dove eseguiva degli esperimenti sulla luce. Facendo penetrare un raggio di sole attraverso una fessura analizzò gli effetti che esso produceva su dei prismi di cristallo. Vide formarsi l’arcobaleno artificiale sul muro e lo chiamò spectrum, per la sua forma quasi spettrale.

Con una successiva intuizione piazzò un secondo prisma, opportunamente ruotato rispetto al primo, constatando come dall’altra parte del secondo prisma la luce tornava bianca, tornava quella del sole, non era più spettrale. La luce del sole era quindi chiaramente composta di colori combinati insieme.

Qualche anno dopo, quando l’epidemia di peste era ormai terminata, nel 1672, a Londra, Newton presentò la sua rivoluzionaria scoperta sulla natura della luce alla Royal Society dove ammise che gli erano occorsi 44 tentativi consecutivi prima di essere sicuro di quanto aveva carpito alla Natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.