I servizi segreti russi alla vigilia dell’Operazione Barbarossa

L’operazione Barbarossa, ovvero l’invasione  nazista dell’Unione Sovietica, è stato senza ombra di dubbio l’evento che più ha cambiato le  sorti della seconda guerra  mondiale. L’attacco tedesco nonostante fosse stato reiteratamente annunciato e previsto da moltissime fonti nei mesi che precedettero il giugno del 1941, prese completamente alla sprovvista l’Unione Sovietica.

La rete spionistica sovietica era la più estesa e probabilmente la più efficiente di tutte le agenzie di intelligence che si confrontavano da anni a livello globale. Già nel  1940 agenti del NKVD, il Commissariato del Popolo per gli affari interni, operanti nella  Polonia occupata dai nazisti informarono Mosca di un intensificato programma di costruzione di caserme e significativi movimenti di truppe.

La questione  fondamentale  era che Stalin credeva fermamente che nel breve periodo i tedeschi fossero più interessati al controllo dei Balcani e che le voci che giravano sul presunto attacco alla rodina   fossero messe in circolo dai britannici. E non era salubre contraddire  i desideri del Signore del Cremlino. Per questo i vertici dei servizi segreti non si peritavano  di addomesticare  le informazioni humint  accordandole alle aspettative del dittatore georgiano.

Una relazione del GRU  il servizio di informazione delle forze armate russe, ancora il  20 marzo 1941 indirizzata a Stalin confermava  che  la maggior parte delle  informazioni che preannunciavano un imminente attacco all’Unione  Sovietica provenivano da fonti anglo-americane interessate a destabilizzare i rapporti tra la Germania nazista e l’URSS.

In realtà le cose non stavano affatto  cosi e gli allarmi su un imminente invasione nazista dell’Unione Sovietica arrivavano da fonti interne alle reti spionistiche costruite  da  tempo da GRU e NKVD all’estero.

Una delle  più importanti operava in Svizzera e fu conosciuta come la rete Lucy  nome in codice di Rudolf Roessler. 

Roessler era un tedesco basso, smunto e occhialuto,  nato nel 1897, e quindi all’epoca poco più che quarantenne. Figura  enigmatica ed impenetrabile,  giornalista socialista fuggito dalla  Germania nel 1935, aveva  aperto una piccola attività editoriale a Lucerna.

Iniziò a scrivere  con lo pseudonimo di RH Hermes denunciando le persecuzioni degli ebrei e le volontà annessionistiche di Hitler sulla  Renania. Individuato dai servizi tedeschi gli fu tolta la cittadinanza tedesca.

Nonostante questo Roessler riuscì a mantenere ottimi contatti nelle forze  armate tedesche e quando iniziò a trovarsi a corto di  soldi iniziò a vendere informazioni ad un’agenzia di spionaggio  privata di Lucerna, la Buro  Ha, diretta da un fervente anti nazista, il capitano  Hans Hausamann.

La Buro Ha aveva agganci con i servizi segreti svizzeri che per l’anno seguente offrirono una certa protezione a Roessler. Quest’ultimo fece ottimi affari vendendo quote di informazioni riservate ai servizi segreti svizzeri, britannici, cecoslovacchi e sovietici,  tutto dietro rigorosi pagamenti in contanti.

Nel 1942 era indubitabilmente la fonte svizzera  più importante per il GRU e se non è semplicissimo valutare in pieno l’ampiezza delle informazioni trasmesse a Mosca è certo che nella primavera del 1941 un importante flusso informativo proveniente da Lucy preannunciò ai vertici sovietici l’imminente attacco tedesco.

Purtroppo il GRU in quel periodo ebbe la conferma che Roessler era anche al servizio del MI6 e questo rafforzò la convinzione che anche questa risorsa humint fosse al  soldo degli inglesi per deteriorare le relazioni tra Hitler e Stalin.

Quelle di Roessler non furono gli unici avvisi sull’Operazione Barbarossa altrettanto e forse ancora più importante fu il contributo, anche questo clamorosamente ignorato,  del più celebrato agente sovietico di tutta  la guerra Richard Sorge di cui abbiamo diffusamente parlato nei post:

Richard Sorge la spia che beffò Hitler – parte 1

Richard Sorge la spia che beffò Hitler – parte 2

http://nataleseremia.com/2018/08/20/richard-sorge-la-spia-che-beffo-hitler-terza-ed-ultima-parte/Richard Sorge la spia che beffò Hitler – parte 3

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