La battaglia delle Fiandre

La battaglia  delle  Fiandre o Prima battaglia di Ypres, che si svilupperà tra  metà di ottobre fino  al  18 novembre  del 1914   conclude la cosiddetta Corsa  al  mare   e fa terminare di fatto la guerra  di movimento tra le forze tedesche e quelle francesi supportate  dal piccolo corpo di spedizione britannico (BEF).

Il fulcro delle ostilità si concentrerà intorno  a Ypres, un  piccolo snodo commerciale senza particolare  importanza in Belgio che però rappresentava  per le parti in conflitto l’accesso  alla vittoria. Sfondare a Ypres per i tedeschi voleva dire potersi impossessare dei porti sulla Manica,  mentre se l’offensiva  avesse arriso alle forze anglo-francesi quest’ultime avrebbero potuto interrompere  le  linee di rifornimento germaniche con conseguenze  devastanti per  le armate tedesche.

Il quarto corpo d’armata del BEF comandato da Rawlinson ed il  primo sotto il comando di Haig presero posizione intorno a Ypres tra il 14 e il 19 ottobre ma  prima che potessero proseguire l’avanzata,  il capo dello Stato Maggiore tedesco Erich von Falkenhayn  ordinò alla Quarta  Armata composta per lo più da riservisti poco addestrati di attaccare tra Armentières e il  mare, convinto di sfondare l’esile linea difensiva trincerata costituita da  truppe francesi, belghe ed inglesi. 

 Le forze della Quarta Armata germanica erano più simili ad  una milizia che a truppe regolari, ben addestrate ed equipaggiate, nonostante questo il 17 ottobre, appoggiata anche da un furioso cannoneggiamento delle corazzate, sul fianco destro della Quarta Armata i tedeschi, a prezzo di perdite pesanti, riuscirono inizialmente a far arretrare  verso  l’Yser le forze nemiche. Si trattò però soltanto di  un successo parziale e momentaneo, 

  i belgi aprirono le chiuse per inondare sistematicamente i polder che proteggevano la città, creando così un immenso lago davanti al quale i tedeschi non poterono che battere in ritirata. La strada, da quella parte, era sbarrata. Sembrava che qualunque decisione dovesse essere presa nell’entroterra, sulle basse alture che andavano da Ypres verso il villaggio di Passchendaele.

 I tedeschi rinnovarono  l’attacco il 20 ottobre investendo il corpo  d’armata britannico comandato Smith-Dorrien parecchio più a sud di Ypres. Gli scontri furno violentissimi e durarono fino  alla fine del mese, il contingente inglese si ridusse soltanto a 14.000  uomini per le pesantissime perdite subite, furono salvati dall’arrivo dell’Indian  Corps  che pur subendo a loro volta perdite terribili consentirono al I e IV corpo del BEF di trincerarsi nelle  alture prospicenti Ypres.

Paradossalmente le  truppe britanniche che erano arrivate sul suolo francese in agosto del tutto prive di qualunque esperienza di combattimento contro un esercito moderno,  iniziarono ad accumulare  esperienza, affinare  le azioni di coordinamento tra i reparti e l’utilizzo tattico dell’artiglieria di campagna.

Al contrario  le truppe tedesche impegnate nell’offensiva, e composte prevalentemente da riservisti e volontari, erano la pallida imitazione delle truppe ben addestrate che avevano combattuto nei primissimi mesi di guerra. E questo fu pagato  da un pesantissimo tributo di sangue.

Entrambi gli schieramenti facevano affidamento sull’artiglieria per fiaccare il nemico prima di un assalto. Nonostante la pressione costante i tedeschi si erano impantanati, tanto che  un disperato Comando Supremo 

tedesco si risolse a mobilitare alcune unità di maggior esperienza da sud per formare un estemporaneo gruppo di armate al comando del generale Max von Fabeck, da inserire fra la Sesta e la Quarta armata tedesche. Il generale Haig fu costretto pertanto ad usare  le poche unità di riserva disponibili. 

La crisi arrivò intorno al saliente di Gheluvelt, dove una battaglia altalenante imperversò per due giorni a partire dal 29 ottobre. Quando, il 31 ottobre, Gheluvelt fu conquistata sembrò che i tedeschi fossero  riusciti a sfondare. Il  sangue freddo di Haig salvò la situazione, così racconta il  colonnello John Charteris del quartier generale del primo  corpo del BEF:

Haig mobilitò la brigata di cavalleria, la sua ultima riserva, a supporto della 1a divisione. Sulla mappa tracciò una linea lunga poco più di un miglio dalle mura di Ypres, verso le quali i corpi si sarebbero dovuti ritirare se spinti indietro. «E qui», disse, «dobbiamo combattere fino alla fine!». Poi, insieme al suo staff e alla scorta, percorse lentamente a cavallo la strada di Menin, in mezzo ai soldati sbandati, e poi tornò nella zona bombardata, il volto immobile e imperscrutabile. Non aveva pronunciato una parola, ma la sua sola presenza e la sua calma avevano ridato speranza agli scoraggiati e forza alle truppe esauste.

 Un efficace  e limitato contrattacco permise  la stabilizzazione della  situazione intorno ad Ypres. Il  BEF però era  ormai prossimo al collasso, l’entità delle perdite, la stanchezza dei superstiti, l’esaurimento delle  riserve portarono il corpo  di spedizione  britannico vicino  alla dissoluzione. 
Gli inglesi furono salvati dai francesi, il generale Foch schierò le riserve, sostituendo intorno al  saliente di Ypres le sfiancate forze britanniche.  

Alla fine della prima battaglia di Ypres le trincee si estendevano dalla Svizzera al mare del Nord, ed erano state messe più volte alla prova, anche se nessuno dei contendenti era riuscito a sfondare. Era chiaro che la guerra di trincea non sarebbe stato  un fenomeno passeggero.    

 Il  18 novembre del 1914 entrambi gli schieramenti capirono che la situazione si era cristallizzata ed attacchi e contro attacchi cessarono. La prima battaglia di Ypres si era conclusa.

 

 

 


 

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