L’etere luminifero

La rivoluzione di Einstein sulla natura del tempo e dello spazio è stata possibile grazie anche alle scoperte ed agli studi di altri eminenti scienziati che lo hanno preceduto. Primo fra tutti James Clerk Maxwell (1831-1879).
A metà dell’Ottocento il matematico e fisico scozzese elaborò quattro equazioni che scandirono in modo inoppugnabile la stretta correlazione tra magnetismo ed elettricità.
Maxwell a sua volta era arrivato a questo risultato analizzando il lavoro del fisico inglese Michael Faraday (1791-1867) che per primo era arrivato al concetto di campo, successivamente migliorato ed integrato da Maxwell ed altri.
Oggi diamo per scontato la presenza di campi elettromagnetici che ci circondano e ci attraversano e sono alla base del funzionamento dei collegamenti wireless, dei metal detector, della risonanza magnetica e del…funzionamento della bussola.
I campi elettromagnetici riempiono lo spazio in maniera pervasiva. E fu proprio Faraday insieme al fisico danese Oersted, studiando la fenomenologia dei fulmini durante i temporali ad individuare la stretta correlazione tra campi magnetici e campi elettrici. Maxwell successivamente nè elaborò il
fondamento matematico valorizzando l’influenza dei campi elettromagnetici che chiamò forza elettromagnetica e completando così questa poderosa intuizione.
Quando Maxwell esaminò con più attenzione le perturbazioni dei campi elettromagnetici si accorse che essi viaggiavano nello spazio come onde sempre alla stessa velocità, circa 300.000 km al secondo, ovvero la velocità della luce. Così Maxwell dedusse che la luce non fosse altro che un’onda elettromagnetica dotata di proprietà tali che entrando in contatto con la nostra retina fossimo in grado di …vederla.
L’equiparazione della luce ad un’onda elettromagnetica aprì un problema al fisico scozzese, come le onde sonore hanno bisogno dell’aria per propagarsi e quelle marine dell’acqua, quale era il mezzo che permetteva alle onde elettromagnetiche di viaggiare?
Maxwell diede un nome altisonante a questo mezzo invisibile ma reale che doveva essere il mezzo che permetteva lo spostamento delle onde elettromagnetiche, lo chiamò etere luminifero, spesso poi semplicemente abbreviato in etere.
Secondo questa interpretazione del grande fisico scozzese i 300.000 km al secondo erano la velocità della luce rispetto all’etere.
Come qualcuno di voi che ha letto il post Il secchio di Newton avrà certamente notato esisteva una forte correlazione di scopo tra lo spazio assoluto newtoniano e l’etere di Maxwell, ma anche quest’ultimo si rivelerà in seguito altrettanto inesistente.

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