La battaglia delle Termopili del 191 a.C.

Le Termopili sono un luogo chiave degli scontri militari avvenuti in Grecia e dalla più celebre battaglia contro i Persiani del 480 a.C. si succederanno almeno altre cinque battaglie nel corso dei secoli, l’ultima delle quali si svolgerà nella Seconda Guerra Mondiale.

Una delle più importanti è quella che vede i Romani scontrarsi nel 191 a.C. contro Antioco III il Grande, sovrano dell’impero seleucide, regno che comprendeva i territori di Mesopotamia, Siria, Persia e Asia Minore.

L’antefatto

La conclusione della Seconda guerra macedonica aveva inasprito i rapporti tra i Romani e gli Etoli loro alleati. L’Etolia è una regione montana della Grecia situata sulla costa settentrionale del Golfo di Corinto, nel III secolo avanti Cristo le città stato di questa regione si erano confederate dando vita alla Lega Etolica che costituirà all’epoca dei fatti che narriamo la scintilla dello scontro militare tra i Romani e l’impero selgiuchide.
Furono infatti gli Etoli che invitarono un titubante Antioco III a varcare il Bosforo per liberare la Grecia dall’influenza romana che si esercitava in quegli anni attraverso il gioco diplomatico con la Lega Achea e con Filippo, il Re Macedone sconfitto qualche anno prima.
E furono sempre gli Etoli a dare il via alla guerra nella convinzione di poter forzare la mano al sovrano selgiuchide che non affrontava a cuor leggero la potenza militare romana. Alla fine Antioco ruppe gli indugi ed entrò in Acarnania, ponendo sotto assedio molte città. Venuto però a sapere che le truppe romane avevano passato l’Adriatico e che il sovrano macedone, Filippo V, che aveva declinato l’offerta di alleanza con Antioco e gli Etoli, accompagnato dal pretore romano Marco Bebio Tamfilo si stava dirigendo in Tessaglia, decise di far ritorno a Calcide.
Per diverse settimane Antioco giocò a rimpiattino con le forze del console Acilio Glabrione (formato da due legioni romane e due di alleati italici, per un totale di 20.000 fanti, 2.000 cavalieri e  6 elefanti ), sbarcato ad inizio della primavera del 191 ad Apollonia in Illiria.
Alla fine decise di affrontare i Romani alle Termopili, era la fine d’aprile del 191 avanti Cristo.

La battaglia

Contrariamente a quello che aveva fatto Leonida tre secoli prima Antioco posizionò le sue truppe un po’ più indietro rispetto alla strettoia formata dal passo, in un punto in cui tra mare e montagna c’erano poco più di 50 metri dove il terreno era più frastagliato e si prestava ad una difesa migliore vista anche l’inferiorità numerica del sovrano selgiuchide. Lo scopo dichiarato era quello di ridurre le capacità di manovra delle legioni romane e di ridurre il numero di attaccanti nelle prime file dello schieramento.
Sia Antioco, che i suoi alleati gli Etoli, che i Romani conoscevano bene lo svolgimento della precedente e più celebre battaglia delle Termopili e quindi Antioco si preoccupò di far presidiare i sentieri di montagna per evitare di essere aggirato e preso alle spalle dai romani.
Ordinò quindi agli Etoli che in numero di 4.000 si erano concentrati ad Eraclea di difendere gli accessi montuosi da una possibile manovra di aggiramento.
Gli Etoli però si divisero tra chi voleva obbedire all’ordine del sovrano seleucide e chi invece riteneva più prudente stare ad aspettare l’esito della battaglia. Alla fine si decise di inviare metà delle truppe, circa 2.000 uomini, a presidiare i sentieri montuosi che sovrastavano le Termopili.
Il console romano vide l’occasione per infliggere una sconfitta decisiva ad Antioco e quindi dopo aver galvanizzato le sue truppe con un discorso memorabile inviò due contingenti di 2.000 uomini ciascuno sotto la guida di due legati consolari Marco Porcio Catone e Lucio Licinio Flacco per conquistare le tre postazioni montane fortificate degli Etoli.
All’alba del giorno dopo partì l’attacco generale, inizialmente come previsto da Antioco, costretti a combattere su un fronte ristretto i Romani ebbero molte difficoltà. Sul fianco sinistro di Antioco arcieri e frombolieri da posizione sopraelevata bersagliavano le legioni romane.
Livio,  l’unica fonte che abbiamo di questo scontro,  non ci dice molto delle difficoltà iniziali se non che dopo un certo periodo di stallo tra falange e legione che si confrontavano in pochi metri, qualcosa accadde che produsse un pericoloso sbandamento nell’esercito selgiuchide.
Il contingente di Catone aveva forzato uno degli sbarramenti protetti dagli Etoli e stava calando alle spalle del grosso delle forze di Antioco. Probabilmente il timore di essere accerchiati e massacrati indusse le truppe di Antioco ad una fuga scomposta non riuscendo a riparare nell’accampamento fortificato che venne saccheggiato dalle truppe romane. Probabilmente fu proprio l’attardarsi nel saccheggio che impedì ai romani di avere una schiacciante vittoria sul campo, in ogni caso l’esercito selgiuchide si disgregò completamente e Antioco riparò in Asia,ad Efeso,con soli 500 uomini.
I romani ne avevano persi meno di 200.

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