Essere bambino nel Medio Evo

L’infanzia nel Medio Evo, per la stragrande maggioranza della popolazione, era una condizione di vita estremamente breve, pericolosa e dura.
Le donne solitamente partorivano in casa, circondate da altre donne, una o più delle quali, per esperienza diretta svolgevano le funzioni di levatrici.
Inizialmente si battezzavano i nascituri per Pasqua o in occasione della Pentecoste ma ben presto si affermò l’usanza di conferire questo sacramento pochi giorni dopo la nascita per evitare che in caso di morte il neonato fosse ancora in condizione di peccato originale e quindi in odore di dannazione eterna.
Questa nuova usanza religiosa era d’altronde corroborata da statistiche impressionanti sulla mortalità infantile. L’aspettativa di vita per un bambino, nel Medioevo era abbastanza bassa. Le malattie erano tante e contagiose, le condizioni igieniche precarie e l’alimentazione il più delle volte troppo scarsa o inadeguata. Secondo una buona stima, si calcola che il 25% morisse entro l’anno di età, il 12,5% tra uno e quattro, e il 6% tra i cinque e i nove anni.
Le donne allattavano al seno i bambini fino a circa due anni e solo le classi più agiate potevano permettersi di assoldare una balia per la bisogna.
L’infanzia vera e propria per i figli dei contadini e degli artigiani del resto durava pochissimo, essi lavoravano con i padri fin dalla tenerissima età anche se per le mansioni più faticose si doveva aspettare il necessario sviluppo del fisico. I maschi lavoravano nei campi e nelle botteghe artigiane, le bambine venivano addestrate alla vita che da li a poco l’avrebbe attesa, occupandosi dei fratellini, dei lavori domestici e della tessitura.
In altri termini venivano addestrate ad essere le mogli e le madri del futuro. Ad eccezione dei nobili e delle poche famiglie agiate, nessuna istruzione era prevista per questi bambini che di fatto erano quasi  tutti analfabeti.
Non era infrequente nelle classi più umili che spesso le famiglie fossero costrette ad abbandonare un bambino od addirittura a sopprimerlo. La povertà magari associata a stagioni in cui i raccolti erano scarsi per ragioni climatiche o per conflitti rendevano una bocca in più da sfamare un problema terribile. Ovviamente non esisteva alcuna cultura della contraccezione ed una donna poteva arrivare a partorire anche dieci o dodici figli durante la sua breve vita (se paragonata all’aspettativa di vita di oggi).
Neanche a dirlo le bambine erano le più abbandonate, la vigoria fisica di un maschio era per la famiglia e la comunità più preziosa per la possibilità di svolgere lavori anche molto pesanti. Nobili e borghesi risolvevano il problema anche con la monacazione forzata, mentre i contadini ricorrevano all’abbandono oppure – ancora peggio – alla morte in culla.
D’altra parte la Chiesa cattolica chiudeva un occhio verso questi assassinii per “cause di necessità” dato che in caso di scoperta di questo crimine, il responsabile veniva punito soltanto con un digiuno a pane ed acqua per tre anni.
La stessa fine terribile facevano i bambini che nascevano con qualche disabilità, per loro la soppressione in culla era quasi la regola, malattie e deformità erano infatti ritenute opera del demonio.
All’inizio del X secolo una serie di interventi legislativi affrontò con maggiore durezza l’infanticidio o l’incuria da parte dei genitori, riprendendo alcuni apporti del Corpus iuris civilis di Giustiniano.

Già verso la fine dell’Ottavo secolo nascono i primi orfanotrofi, così recita un passo dell’arciprete Dateo di Milano, datato 22 febbraio 787:

Le donne che hanno concepito in seguito a un adulterio, perché la faccenda non si sappia in giro, uccidono i propri figli appena nati e così li mandano all’inferno senza il lavacro battesimale. Questo avviene perché non trovano un luogo dove possano conservarli in vita, tenendo nascosta nel contempo l’impura colpa del loro adulterio; allora li gettano nelle cloache, nei letamai e nei fiumi. Pertanto io, Dateo, confermo attraverso queste disposizioni che sia istituito un brefotrofio per i bambini nella mia casa e voglio che questo brefotrofio sia posto giuridicamente sotto la potestà di Sant’Ambrogio, cioè del vescovo pro tempore .

In conclusione non pare eccessivo affermare che in questo lungo periodo di storia dell’umanità, nell’Occidente europeo, l’infanzia fosse di fatto un diritto negato ed una stagione breve e pericolosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.