Centomila anni fa

Come sappiamo la tanto bistrattata Africa è la culla dell’umanità, parafrasando un saggio del genetista Guido Barbujani, siamo tutti africani. Le migrazioni dal continente africano al resto del pianeta non sono mai state un processo organizzato, ma nel corso di millenni, si è trattato del nomadismo di piccolissimi gruppi di raccoglitori-cacciatori, in genere a carattere familiare, che si spostavano in cerca di territori migliori senza alcuna cognizione di dove andassero.
L’inizio delle migrazioni definitive, quelle che per intenderci porteranno l’Homo Sapiens ad imporsi come unica specie umana iniziano tra i 120.000 ed i 100.000 anni prima dell’era di Cristo.
Quale era la situazione all’alba di questa nuova e decisiva ondata di migrazioni? In Asia oltre all’Homo erectus c’erano almeno altre due forme umane, l’Homo floresiensis in Indonesia e l’uomo di Denisova, scoperto nel 2010 in una grotta siberiana.
Di quest’ultimo è stata rinvenuta un’unica piccola falangetta, estremamente ben conservata. L’ottimo stato di conservazione ha permesso di estrarne il DNA e verificare che non appartiene né all’Homo Sapiens né all’Uomo di Neandertal che all’epoca popolava l’Europa. L’uomo di Denisova è l’unica specie animale descritta esclusivamente grazie alla genetica.
Non siamo in grado di sapere quanto vasto fosse il territorio di questa sottospecie umana, mentre siamo in grado di avere un’idea molto più precisa della distribuzione territoriale dell’Homo floresiensis i cui abbondanti reperti fossili sono stati scoperti nel 2003 nell’omonima isola indonesiana.
Inizialmente hanno stupito le caratteristiche morfologiche di questa popolazione tutti di bassa statura, circa un metro e con un volume cranico paragonabile a quello di uno scimpanzé anche in relazione alla sua datazione collocata intorno ai 50.000 anni avanti Cristo.
Se raffrontiamo i dati morfologici con quelli di Lucy, il celebre australopiteco, scoperto nel 1974, e datato tra i 3 e i 2,5 milioni di anni a.C. sembra di verificare un arretramento nel processo evolutivo. In realtà questo dipende proprio dal contesto territoriale insulare su cui si era stabilito l’Homo floresiensis, la selezione naturale ha operato ancora una volta saggiamente, privilegiando, in un ambiente con risorse limitate, individui piccoli che quindi arrivassero a maturità sessuale velocemente e con una necessità di assunzione calorica limitata.
Questa a grandi linee era la situazione delle specie umane all’alba della definitiva affermazione dell’Homo Sapiens.

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