Il caso Amazon

Jeff Bezos nel 1994 ha 30 anni, lavora con un’ottima retribuzione per una società finanziaria di hedge funds di New York, la DE Shaw & Co di quel David Shaw che sarà uno dei precursori del trading informatico di cui abbiamo scritto in un recente post. Non sappiamo cosa ma tra i due qualcosa non funziona più e Bezos si licenzia. Lui e sua moglie caricano le loro cose in macchina e partono per un lungo viaggio attraverso l’America, direzione Seattle. Durante il viaggio, lui elabora un business plan, mentre sua moglie guida.

L’idea di Jeff Bezos, siamo appunto nel 1994 in una fase iniziale dello sviluppo della rete è quella di creare una libreria online. Fonda pertanto nel garage di casa sua, a Seattle, Cadabra che ribattezzerà un anno dopo in Amazon.com. L’intraprendente ingegnere elettronico ed informatico mette in conto che la neo start up non farà utili per i primi 4 o 5 anni di vita.
L’idea che permette al progetto di decollare è l’accordo che Bezos riesce a stipulare con il più grande grossista librario del momento, Ingram Book Group.
Ingram acquistava i libri e li spediva in piccole quantità alle librerie indipendenti di tutto il paese; il grossista era una risorsa anche per le grandi catene quand’erano a corto di scorte locali e necessitavano quindi di una consegna veloce. Il vantaggio, dal punto di vista di Amazon, era che Ingram spediva ordini anche di singoli libri.
La seconda ed ancora più importante intuizione di Jeff Bezos è che per la società che ha in mente e l’ambiente sul quale opererà (il web) quello che conta non è la logistica o le scorte di magazzino che potevano essere appaltati a terzi, ma i dati. Spinge cosi i clienti che si rivolgono ad Amazon a sentirsi parte di una comunità, recensendo i libri che acquistavano. Si impegna insomma per creare una vera e propria comunità che in qualche modo valorizzi ulteriormente il tempo necessario nella scelta e nella lettura di un libro.
Di fatto poi la gestione delle vendite della neonata Amazon ricalca le metodologie del trading finanziario che Bezos conosceva molto bene per averci lavorato. Quando Amazon elaborava un ordine d’acquisto trasmettendolo alla Ingram per la spedizione, stava avviando lo stesso tipo di arbitraggio dei super computer di Dave Shaw e della sua società di hedge funds: due transazioni simultanee che garantivano un profitto fin tanto che venissero concluse entrambe. La prima transazione era con voi, l’accordo a vendervi un libro ad un certo prezzo, la seconda con il grossista per l’acquisto ad un prezzo inferiore dello stesso. Il potere stava nei dati, nella loro conoscenza e nel loro accumulo, Amazon sapeva allora quando era sostanzialmente solo una libreria online dove acquistare i libri al prezzo migliore e sa oggi, quando vende praticamente tutto ed il contrario di tutto, dove trovare i prodotti o i venditori più competitivi.
Amazon prometteva in quegli anni pionieristici (e promette anche oggi) che acquistando da loro si otterrà il miglior prezzo, o almeno uno molto buono.
E per mantenere questa convinzione Amazon si serve di algoritmi che scandagliano il mercato degli altri competitor ma anche di se stessa, poiché Amazon, oltre a vendere direttamente, è un marketplace dove altri possono vendere gli stessi prodotti, aggiustando continuamente i propri prezzi anche per entità irrilevanti.
Uno studio sui prezzi dell’Università del Michigan, svolto nell’estate del 2000, concluse che il prezzo di un DVD su Amazon poteva variare anche del 20% a seconda del browser utilizzato dal cliente e dal tipo di account.
A questa diversificazione dinamica dei prezzi Amazon ha associato fin da subito la riduzione dei tempi (e dei costi) di spedizione posizionando grandi centri di smistamento in prossimità delle aree urbane più importanti e popolate.
Amazon resse alla deflagrazione della cosiddetta bolla dot.com e raggiunse per la prima volta un profitto nel primo trimestre del 2002, quasi sette anni dopo la fondazione!
Con l’introduzione di Amazon Prime, una sorta di carta fedeltà che conferisce una serie di benefit oltre ad una presunta gratuità nella spedizione degli articoli acquistati Amazon rende di fatto impossibile sapere esattamente il costo dell’oggetto che compriamo nel più grande supermercato elettronico del mondo, scoraggiando al contempo il ricorso ad altri competitor.
Il successo delle politiche monopoliste di Amazon è in gran parte dovuto anche ai sistemi degli intelletti artificiali che controllano ed aggiustano in frazioni di secondo i prezzi di milioni di prodotti.
Che l’obiettivo sia rafforzare la percezione di avere i prezzi più bassi o massimizzare i profitti, sono richieste velocità straordinaria e capacità di valutazione, applicate migliaia di volte al secondo su innumerevoli transazioni simultanee.

Oggi Amazon viene valutata oltre 600 volte il valore effettivo di questa grande corporation e Jeff Bezos è diventato nel 2017 secondo la rivista Forbes l’uomo più ricco del mondo, scavalcando Bill Gates, il suo patrimonio personale ammonta al 3 giugno 2018 a qualcosa come 136 miliardi di dollari!

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