La finanza degli algoritmi

I mercati finanziari globali ed interconnessi sono in grado di condizionare non soltanto le sorti delle grandi corporation ma quelle di interi Stati e popoli. Forse quello che non tutti sanno che i famigerati “mercati” sono sempre più gestiti da software e sempre meno da uomini in carne ed ossa. Intendiamoci le transazioni finanziarie sono sempre state gestite, dall’avvento dei computer, attraverso ordini telematici, ma qualcosa a metà degli anni Ottanta è cambiato.

La Morgan Stanley, una delle più importanti banche d’affari del mondo aveva un progetto riservato e molto ambizioso: utilizzare i computer per comprare e vendere azioni. I computer erano già diffusi a Wall Street per processare transazioni finanziarie, ma non per scegliere quali azioni comprare e vendere. Questo potevano farlo solo le persone perché, come tutti sapevano, i computer facevano solo quello che li si programmava a fare.

Ingaggiarono pertanto un giovane e brillante informatico David Shaw con l’incarico di sviluppare algoritmi in grado di decidere in tempi rapidissimi (ed inimmaginabili per un essere umano) quali e quante azioni vendere o comprare.

Morgan Stanley capì presto che spostare il processo decisionale dal mondo delle persone fisiche a quello elettronico forniva vantaggi decisivi nel fare gli scambi giusti al momento giusto, massimizzando i profitti e riducendo le perdite.

Da allora tutti i principali investitori e speculatori dei mercati finanziari si affidano ad algoritmi in grado di effettuare HFT (High Frequency Trading, trading ad alta frequenza). Per avere un’idea di quanto sia alta questa frequenza basti sapere che i sistemi HTF odierni possono portare a termine all’incirca centomila transazioni più o meno in un decimo di secondo.

Questi algoritmi sono in grado di decidere autonomamente ed a una velocità impareggiabile dove spostare ingenti masse finanziarie giocando pericolosamente, ad esempio, con i debiti sovrani delle nazioni. Questi software sono in grado di percepire all’istante i valori effettivi dei prezzi che variano costantemente, a seconda di chi vende cosa a quanto su quale mercato in un certo istante. Nel momento in cui i prezzi divergono, un programma HFT può simultaneamente acquistare al prezzo più basso e rivendere al prezzo più alto, intascando il differenziale senza nessun rischio. I trader umani non sono in grado di percepire queste oscillazioni minime nei valori, per altro estremamente volatili, non sono abbastanza veloci da sfruttare queste fluttuazioni transitorie. Ma i computer sì.

Ovviamente queste tecnologie sempre più raffinate non sono esenti da rischi. Uno degli esempi più eclatanti è il cosiddetto Flash Crash di Wall Street accaduto alle 14.42 del 6 maggio 2010 che portò ad un crollo del 9% dei principali indici azionari statunitensi.

Cosa era successo lo si scoprì successivamente, dopo l’inchiesta della Securities and Exchange Commission (SEC): due algoritmi rivali che operavano in regime di HTF si erano scontrati dando vita ad uno dei crolli più importanti della storia del mercato azionario americano.

La SEC fu costretta ad emanare nuove regole e direttive per evitare che un caso analogo si potesse ripetere. Nondimeno sono gli algoritmi che dominano la finanza globale e il paradosso è che questi software creati dagli uomini finiscono per agire in totale autonomia determinando le condizioni di politica finanziaria ed economica degli Stati ed espropriando sempre di più la politica di ogni effettivo potere decisionale, limitandone pesantemente la sovranità.

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