Storia

La nascita di Venezia

Il tentativo di Diocleziano di riaffermare la potestà dell’Impero Romano d’Oriente sulla penisola italiana durerà circa due secoli e sarà caratterizzato da una serie di conflitti con una popolazione barbara molto diversa da altre che avevano messo a ferro e fuoco la penisola precedentemente: i Longobardi.
I Longobardi furono una popolazione germanica che nel II Secolo dopo Cristo iniziò un ampio e lungo movimento migratorio approdando prima al medio corso del Danubio (V secolo d.C.), poi in Pannonia, dove consolidarono le proprie strutture politiche e sociali, si convertirono parzialmente al cristianesimo ariano e inglobarono elementi etnici di varia origine, germanici per la massima parte. Infine l’invasione dell’Italia sotto il comando di Re Alboino (568 d.C.) che non aveva i caratteri razziatori delle incursioni che avevano martoriato la penisola negli ultimi anni dell’impero d’Occidente e successivamente alla sua caduta: i Longobardi penetravano l’Italia con l’intento di occuparla e farne una nuova patria.
Di qui lo scontro con l’Esarcato bizantino ed una serie di conflitti che insanguineranno il centro-nord italico per quasi due secoli.
Intorno al 639, Rotari, re dei Longobardi, investe e distrugge Oderzo; ventisei anni dopo, re Grimoaldo compirà definitivamente la rovina della sede della detestata autorità romano-bizantina.
E’ durante questo secolo che assistiamo alla formazione di ciò che costituirà il nucleo della futura Repubblica veneziana.
Di fronte all’avanzata sempre più bellicosa dei Longobardi assistiamo infatti ad una migrazione sempre più importante dalla terraferma alle lagune, estremo baluardo difensivo contro le armate longobarde. Adesso si rifugiano sotto la protezione dei lidi gruppi organizzati che passano dalla terraferma alle lagune: autorità civili e militari, autorità ecclesiastiche e, anche, cittadini abbienti, proprietari, non più soltanto pescatori, piloti, piccoli armatori e salinai come ai tempi di Cassiodoro. La società multiforme delle città venete si ricompone al riparo delle paludi, dei canali, dei laghi salati; nascono insediamenti perfino nelle isole che ospiteranno la Venezia vera e propria.

In questi isolotti protetti dalla furia delle acque la vita riprende e si riorganizza sotto l’autorità morale e religiosa dell’arcivescovo di Aquileia che nel 579 era fuggito dalla città con le reliquie dei santi protettori poco prima che cadesse in mano longobarda. Il metropolita di Aquileia si proclamerà Patriarca emulando i vescovi di Gerusalemme, di Antiochia, di Alessandria d’Egitto, di Costantinopoli, come il vescovo di Roma.

Questa regione diviene l’ultima frontiera dell’impero bizantino che la militarizza allo stesso tempo che le strutture amministrative e civili si riorganizzano. I rapporti con la terraferma di molti facoltosi proprietari terrieri, che hanno cercato rifugio nelle lagune, però non si interrompono completamente. La guerra longobarda-bizantina si caratterizza come una serie di conflitti a bassa intensità e nei lunghi momenti di tregua, i rapporti tra i possidenti lagunari e le loro proprietà si riallacciano e si mantengono commercialmente proficui.
La riorganizzazione civile e militare va di pari passo con la battaglia per strappare ad una natura non benevola le terre necessarie per il crescente peso demografico, costruendo allo stesso tempo una rete di canali navigabili.

La coscienza lagunare dei Veneziani matura in questi anni, e nel 640, si compie il secondo atto della nascita di Venezia: la fondazione di una nuova città in mezzo alle lagune, destinata, ora che Oderzo è caduta in mano ai Longobardi, ad essere la capitale della provincia. È Cittanova, chiamata anche, in omaggio a Eraclio, imperatore regnante a Bisanzio, Eracliana o Eraclea. Di quella capitale non ci rimane più nulla.

Secondo una fonte che sa più di leggenda che di storia, 57 anni dopo la sua fondazione, ad Eraclea avverrebbe l’elezione del primo doge, al quale la leggenda dà un nome e un cognome, Paoluccio Anafesto.  

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