La Grande illusione

La Grande Illusione è probabilmente il capolavoro di Jean Renoir, un film pacifista, un vero e proprio inno contro l’assurdità della guerra. La storia raccontata si svolge in un campo di prigionia tedesco durante la Grande Guerra, tra il 1915 ed il 1918. I protagonisti sono l’aristocratico Boeldieu interpretato da un grande Pierre Fresnay, il tenente Marechal con il volto della stella del cinema francese Jean Gabin ed il comandante tedesco del campo di prigionia, il Capitano von Rauffenstein che si avvale di una magistrale interpretazione del grandissimo Erich Von Stroheim.
Il comandante tedesco reduce da una grave ferita ed obbligato ad indossare un bustino di cuio sviluppa una certa amicizia con Boldieu, per le comuni origini aristocratiche. Entrambi sono consci che il mondo sta cambiando e che presto diverranno degli anacronismi viventi.
I prigionieri francesi segretamente scavano dei tunnel per prepararsi alla fuga e quando questa viene tentata, nonostante la simpatia tra i due, von Rauffenstein non esiterà ad ordinare ai suoi soldati di sparare uccidendo cosi Boeldieu. Maréchal e il soldato Rosenthal (interpretato da Marcel Dalio) riescono a fuggire verso il confine svizzero. Dopo alcuni chilometri Rosenthal, ferito a una caviglia, zoppica e avanza a fatica. Provvidenzialmente trovano rifugio in una fattoria tedesca, abitata da una vedova di guerra e dalla figlia. La donna ospita i fuggiaschi e non li denuncia. Un tenero legame si stabilisce fra lei e Maréchal, ma i due francesi devono ripartire.
I due riusciranno a superare il confine svizzero e mettersi in salvo, nonostante la presenza di una pattuglia tedesca.
La donna in questione ha il volto dell’attrice Dita Parlo, nata a Stettino nel 1906, ex ballerina che esordisce nel cinema nel 1928 per uno degli ultimi film muti di Wilhelm Thiele. Magra, pallida, biondissima era il prototipo romantico che piaceva al pubblico tedesco.
I pochi minuti della parte in cui interpreta il ruolo della contadina tedesca che offre rifugio ai due fuggiaschi francesi le danno la possibilità di tratteggiare una delicata e spirituale interpretazione degna di un’attrice consumata.

La genesi de La Grande Illusione inizia nel 1934 e per Renoir non sarà affatto facile trovare i finanziamenti per il film. Decisivo fu il ruolo svolto da Jean Gabin che partecipò a quasi tutti gli incontri di fund raising, come diremmo oggi, garantendo con la sua fama ed il suo prestigio il progetto di Renoir. Gli interni furono girati durante l’inverno 1935-1936 negli studi di Billancourt e Éclair a Épinay-sur-Seine; gli esterni nei dintorni di Neuf-Brisach (Alto Reno), nel castello di Haut Koenigsbourg (Basso Reno), nella caserma di Colmar, in una fattoria di Ribeauvillé e a Chamonix per l’ultima scena. Gli operatori alla ripresa furono il nipote del regista Claude Renoir – che lavorava con lui dal 1933 – e, quando questi dovette abbandonare il set per motivi di salute, Jean-Serge Bourgoin.

La prima si ebbe il 4 giugno 1937 al cinema Marivaux di Parigi ed ebbe un’accoglienza strepitosa anche oltre oceano, tanto che il grande John Ford dichiarò: “È una delle cose migliori che ho visto” e il presidente Franklin D. Roosevelt ne raccomandò la visione ai suoi concittadini.
Fu invece osteggiato per il suo spirito antimilitarista dai nazisti che lo misero al bando sia in Germania che nei paesi che di volta in volta occuparono durante il corso della Seconda Guerra Mondiale.

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