L’irruzione dell’aviazione militare nella Grande Guerra

Uno degli sviluppi tecnologici più significativi della Grande Guerra fu l’irruzione degli aerei nei teatri di combattimento. La cosa è tanto più straordinaria se si pensa che il primo volo aereo dei fratelli Wright era avvenuto appena nel 1903, ovvero 11 anni prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Fino a quel momento l’utilizzo dei cieli a fini bellici era stato riservato sostanzialmente alle mongolfiere, che però avevano grossi limiti, dovendo essere alzate dietro la rispettiva linea di fronte e servendo esclusivamente per avvistamenti e ricognizioni di carattere informativo.
Il volo a motore costituì quindi un progresso incredibile.
I progressi erano stati tumultuosi,   il pilota collaudatore tedesco Ernst Canter che nel 1910 volava ad un’altezza di circa 20 metri, due anni dopo raggiungeva i 1.200 metri di altezza.
Nel 1908 un pilota su cinque moriva per incidente, quattro anni dopo il tasso di mortalità era sceso ad un pilota su 51, un decesso ogni 160.000 chilometri di volo.
L’esercito tedesco inizialmente puntò più sui dirigibili che sugli aerei e nel 1907 respinse una proposta dei fratelli Wright per lo sviluppo dell’aviazione militare, ma già nel 1909 l’orientamento cambiò radicalmente, scelta incentivata dai rapporti dell’intelligence che segnalavano come la Francia addestrasse 41 piloti militari contro i 10 del Reich.
Gli inglesi furono i più lenti a reagire nello sviluppo di questa nuova tecnologia bellica, addirittura nel 1909 sospesero temporaneamente gli esperimenti perchè ritenevano il budget di 2500 sterline troppo oneroso (mentre Francia e Germania spendevano circa 400.000 sterline l’anno in questo settore!).
Nel 1912 tuttavia fu istituito il Royal Flying Corps e gli ambienti più tradizionalisti dell’esercito britannico iniziarono a ricredersi sull’importanza della nuova arma. Inizialmente gli aerei furono impiegati nei servizi di ricognizione indispensabili a completare il servizio di intelligence e mettere a disposizione un quadro informativo più completo a disposizione degli Stati Maggiore.
Anche la ricognizione però presentava alcuni limiti, prima di tutto le condizioni meteo, pioggia e vento costringevano gli aerei a terra. Inoltre i piloti non erano sufficientemente addestrati per interpretare correttamente quello che scoprivano e come se non bastasse, il limite principale era dovuto alla scarsità di aerei presenti sul fronte di guerra nei primi mesi del conflitto.
I tedeschi iniziarono la guerra con 254 piloti addestrati e 246 aerei, per metà Taube e per l’altra metà Albatros ed Aviatik e solo la metà, all’incirca, di questa flotta poteva essere messa in volo contemporaneamente.
Più o meno lo stesso contingente era a disposizione dell’aviazione francese, 200 apparecchi e 500 piloti addestrati. Gli aerei erano Morane-Saulnier e Caudron prevalentemente organizzati in squadriglie di 6 aerei biposto o 4 monoposto.
Gli inglesi andarono in guerra con 197 piloti e 113 aerei operativi sopratutto biplani Farman e Bf2.
Gli austriaci possedevano soltanto 48 aerei ed i belgi 12.
I russi invece contavano su 200 apparecchi ben progettati ma divisi in 16 modelli diversi, questa importante forza aerea (per l’epoca) era però limitata dall’inefficienza organizzativa e logistica dell’aviazione russa tanto che la quota di velivoli operativi era tragicamente bassa.
Gli unici ad avere una qualche esperienza dell’uso bellico degli aerei era la Francia che aveva testato la nuova arma nella campagna coloniale in Marocco nel 1913.
I biplani francesi raggiungevano una velocità tra gli 80 ed i 110 km orari ed impiegavano, a seconda delle condizioni meteo, tra i 30 ed i 60 minuti a raggiungere la quota di 2000 metri di altitudine.
I primi avvistamenti degli aerei in ricognizione furono accolti con stupore e curiosità sia dai soldati nemici che dai civili, ben presto però ci si accorse che la segnalazione attraverso fumogeni indirizzava con micidiale precisione il fuoco dell’artiglieria nemica. Per questo iniziò il rabbioso tentativo di abbattere a fucilate gli aerei che ronzavano sopra di loro e qualche volta questa rudimentale forma di contraerea andava a segno, come il 17 settembre 1914 quando un reparto di un battaglione belga abbatté a fucilate un aereo tedesco riuscendo pure a catturare il pilota.
Gli aviatori avevano 1 probabilità su 4 di sopravvivere ad uno schianto e nessuno di loro, all’epoca, indossava il paracadute.
Il bombardamento aereo rimase invece un fatto marginale per gran parte della guerra anche se furono eseguite azioni dimostrative più impattanti sul piano psicologico che su quello militare. Nonostante questo l’importanza dell’arma aerea si impose progressivamente e gli Alti Comandi militari incoraggiarono la produzione di apparecchi e l’addestramento di piloti con un ritmo sempre più crescente.

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