Tempo e linguaggio

Il legame tra il senso del tempo ed il linguaggio è strettissimo. Il linguaggio dell’essere umano (gli animali comunicano ma non parlano) è un vero e proprio organo mentale ed il senso del tempo è la sua struttura portante.
Entro il diciottesimo mese di vita il bambino acquista il senso del presente, tra i 18 ed i 42 mesi il senso del prima-adesso-dopo, verso i 30 mesi si acquista il senso del futuro. La parola domani compare prima di ieri perchè il bambino acquista la coscienza della memoria tra i 30 ed i 32 mesi.
La riflessione astratta sul tempo non avviene prima dei dieci anni di vita.
Nel linguaggio parlato creiamo le sillabe ogni 200/400 millesecondi. Il contenuto dei nostri discorsi è condizionato dalla prosodia (ovvero l’intonazione, il ritmo, la durata (isocronia) e l’accento del linguaggio parlato) che è fortemente influenzata dal senso del tempo.
Per il linguaggio l’elaborazione temporale in decimi o centesimi di secondo è essenziale. La comprensione di quello che sentiamo non dipende dalla velocità con la quale il discorso si realizza. La comprensione delle informazioni sintattiche è legata principalmente all’area frontotemporale dell’emisfero sinistro, ai gangli della base e del cervelletto. Per quanto riguarda invece la prosodia la sua localizzazione è molto più incerta.
Il linguaggio si forma e si comprende grazie agli intrecci con le strutture del tempo. Il parlare non è una funzione autonoma ma è strettamente correlata ad altri processi cognitivi.
Ad un disturbo temporale del linguaggio ascoltato e scritto sono riferibili molti casi di dislessia. Differentemente dagli afasici i dislessici non hanno problemi a parlare e comprendere perfettamente il linguaggio parlato, ma hanno difficoltà serie nel leggere, sillabare e scrivere ciò che leggono.
La dislessia è un’insufficiente coordinamento tra il tempo della lettura ed il tempo più lungo, non compresso, dell’attivazione delle aree motorie dei muscoli per parlare e scrivere.

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