L’ultima difesa di Rommel

29 ottobre 1942, cosi scrive alla moglie il generale Rommel.
“La situazione è sempre molto seria. Quando riceverai questa lettera il nostro destino sarà già segnato.Ci restano solo poche speranze. Trascorro le notti insonne perché il peso della responsabilità mi impedisce di dormire. Sono mortalmente stanco”.
La situazione per le forze dell’Asse in nord Africa è in effetti ormai disperata. Il 2 novembre il generale Montgomery, comandante delle forze inglesi del teatro lancia l’operazione Supercharge, 800 carri armati e 360 pezzi d’artiglieria sarebbero dovuti essere il colpo di maglio che avrebbe frantumato le linee italo-tedesche.
Secondo gli ordini manoscritti di Monty, all’alba l’attacco inglese avrebbe dovuto occupare un’area di deserto, intorno alla collina di Tel el Aqqaqir, dietro il fronte tedesco, tagliando le linee di rifornimento dell’Asse.
Si trattava sostanzialmente dello stesso piano di battaglia di El Alamein. Ancora nel cuore della notte i carri armati Sherman, Grant e quelli più leggeri Crusader e Valentine si mossero verso le linee nemiche.
Nonostante la stanchezza delle truppe italo-tedesche e la netta inferiorità di uomini e mezzi l’Ottava Armata inglese si trovò di fronte un’accanita resistenza e per tutto il 2 novembre non riusci a raggiungere nessuno degli obiettivi previsti. Una brigata inglese perse 87 carri, quasi tutta la sua forza. Finalmente il 3 novembre gli inglesi riuscirono a sfondare nel deserto, un obiettivo che secondo Montgomery avrebbe dovuto essere raggiunto ben nove giorni prima.
Mentre 700 carri armati inglesi si raggruppavano intorno alla collina di Tel el Aqqaqir, Rommel con soli 90 carri armati si preparava all’ultima battaglia. La “Volpe del Deserto” sapeva che non aveva alcuna speranza di vincere, il suo obiettivo era quello di resistere più a lungo possibile per permettere alla fanteria di ritirarsi ordinatamente.
Nonostante l’enorme superiorità di mezzi, Montgomery fu messo ripetutamente in difficoltà dalla superiore capacità tattica e di movimento delle forze di Rommel, che attaccando disperatamente riusci’ a sfondare in più occasioni i salienti inglesi.
Per tutto il giorno Rommel si battè furiosamente per dare tempo alla fanteria di ripiegare stupito dalle esitazioni e dalla mancanza di iniziativa delle forze inglesi.
Quando Rommel si preparava ad arretrare a sua volta, intervenne l’ordine perentorio di Hitler, la Panzerarmee doveva resistere e morire ad El Alamein. Tutti gli ordini di ritirata furono abrogati.
Rommell piazzò 22 carri armati di fronte alla 90° Leggera di Monty aspettando la fine. Invece ancora una volta la determinazione e la superiore efficienza delle truppe tedesche consenti’ all’Asse di resistere fino al 4 novembre.
Finalmente anche Hitler si rese conto che non era possibile resistere ulteriormente ed autorizzò la ritirata. Il Quartier Generale inglese non riusci’ neppure a rendersi conto che la seconda battaglia di El Alamein si era conclusa.
Invece di approfittare della ritirata tedesca, che costituisce sempre un momento di massima debolezza nelle truppe combattenti, la disorganizzazione delle armate inglesi sfociò in una grande confusione, tanto che fra l’altro una divisione corazzata entrò in un campo minato e rimase ferma per un giorno salvo poi scoprire che si trattava di un trucco e che il campo non conteneva neppure una mina.
Un altro gruppo di carri, seguendo la costa, attraverso delle scorciatoie tentò invano di chiudere la ritirata a Rommel. Il giorno dopo, quando la Volpe del Deserto era definitivamente fuggito, si scatenarono le piogge trasformando il deserto in una palude.
Sia l’inseguitore che l’inseguito dovettero fermarsi.
Si concludevano cosi’ le battaglie di El Alamein iniziate il 1 luglio 1942 quando i cannoni di Auchinleck avevano aperto il fuoco e conclusasi sotto il comando di Montgomery il 5 novembre dello stesso anno.
Dal punto di vista delle perdite, la battaglia di El Alamein su cui si fonda in gran parte la fama di condottiero di Monty, non registrò sostanziali differenze tra gli Alleati e le forze italo-tedesche.
Secondo i dati dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, l’Armata corazzata italo-tedesca subì la perdita in battaglia di 4 000-5 000 morti e dispersi, 7 000-8 000 feriti e 17 000 prigionieri, che durante la ritirata salirono a 9 000 tra morti e dispersi, 15 000 feriti e 35 000 prigionieri.
Gli Alleati persero 13 560 uomini tra morti, feriti e dispersi, corrispondenti a circa il 10% delle forze schierate, oltre ad avere 500 carri armati messi fuori combattimento (circa 350 recuperati in seguito grazie all’ottimo lavoro delle officine mobili) e cento cannoni catturati o distrutti.
La difesa e la ritirata di El Alamein fu uno dei capolavori tattici di Rommel che all’epoca aveva 51 anni contro i 55 di Montgomery. Promosso feldmaresciallo, Rommel si distinse nell’occupazione dell’Italia settentrionale durante l’operazione Achse dopo la capitolazione italiana.

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